Come orientarsi al supermercato

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Nonostante trent’anni nel settore della Grande Distribuzione, dodici dei quali come delegato sindacale, due testi pubblicati con ambientazione centro commerciale, non avevo mai scritto un post su come orientarsi al supermercato.

Diciamo subito e chiaramente che il supermercato perfetto non esiste. Non avvilitevi se la vostra scelta è insoddisfacente, i nostri quartieri sono pieni solo di banche e supermercati, ormai. In futuro i quartieri saranno edificati all’interno dei centri commerciali e le imprese di volantinaggio colmeranno le cassette della posta, come minimo quotidianamente, e comunque, con frequenza superiore all'attuale.

Lo scrivo considerandomi dalla parte del consumatore: un supermercato va compreso nella sua essenza primaria. Che cosa significa? Voglio dire che il supermercato è ideato perché in un unico posto si trovi di tutto e non ci sia bisogno di andare altrove. L’esperienza, invece, mi dice che un negozio è preferibile per il pescato, un altro è da scegliere per la carne, tanto per fare un esempio. A questo proposito, sarebbero da prediligere quei punti vendita con un banco servito, oltre che con il reparto confezionato.

Però, la cosa da evitare assolutamente è: andare al supermercato senza avere le idee chiare, ancor più grave, senza avere idee. Una banale lista della spesa, è utile per non cadere nella tentazione di comprare ottimamente tutto quello di cui non avevate bisogno. La leggendaria frase faccio un giro al supermercato, va bene se si tratta solo di un giro, spesso, però, si torna carichi. Comunque vada, è da considerare che nel nostro carrello, qualcosa in più di ciò che avevamo deciso, scivola sempre: o quasi.

Un aspetto di cui prendere atto, è che non si può competere col supermercato di una grande catena commerciale. Puoi vincere una volta (di solito è l’ultima, poiché te la fanno passare), ma tutte le altre, soccombi. Questo perché un punto vendita è pensato da persone che hanno studiato il marketing e l’ambiente, la planimetria di un posto e la psicologia dell’acquisto. E presto, anzi, in questo momento, stanno studiando anche voi e le vostre abitudini.

Trucchi, espedienti: parliamo della musica? In quell’incantesimo di luci e odori e colori, in cui serene atmosfere sembrano lenire i vostri dolori, se va in onda il vostro brano preferito, arrendetevi: avete già perso. Ci sono tutti i presupposti perché in pochi attimi, il volume di merce nel vostro carrello supererà l’argine che vi eravate imposti.

Per non soccombere al supermercato, bisogna studiare la psicologia del nemico come lui, finora, ha studiato la vostra. Nei prossimi articoli tratterò di quand’è che si risparmia veramente al supermercato e delle offerte.

 

Fai una spesa consapevole!

 


Enrico Mattioli Enrico Mattioli, Avvisiamo la gentile clientela

Perché un soprannome è più indicativo del nostro nome? Le generalità sono il frutto della scelta di altri, presto o tardi, quando entreremo nel mondo del lavoro, quelle lettere diventeranno numeri. Un nomignolo, invece, è legato a un fatto realmente accaduto o a una caratteristica personale e in qualche maniera rivela la nostra reale identità.
Nella società dei consumi, dove tutti gli echi sono adulterati - Karl Marx è quello della cioccolata con lo strato di caramello e Che Guevara ha ucciso l’Uomo Ragno - l’identità diventa un tema centrale. Mantenerla ed essere coinvolti il meno possibile dall’ossessione di dover comprare, è una faccenda primaria.
Leopoldo Canapone, protagonista di Avvisiamo la gentile clientela, assiste quotidianamente alla processione di clienti infatuati dagli spot e dalle offerte promozionali. È anche uno che di soprannomi se ne intende, soprattutto, aveva un’identità. Aspirante attore, era sicuro che alla fine, sarebbe entrato negli Studi di Cinecittà. Sbagliò di poche centinaia di metri: anni dopo, timbrava il cartellino nel supermercato adiacente agli stabilimenti cinematografici, ma in fondo, era arte anche quella perché come addetto vendite, doveva indossare una maschera e sorridere al pubblico.   


“Il cliente è un cliente fottuto e non un fottuto cliente” - Leopoldo Canapone.



Enrico Mattioli Enrico Mattioli, La città senza uscita

Che cos’è una città senza uscita e chi c’è dietro una sigla aziendale?
La città senza uscita è un centro commerciale che ha soppiantato la vecchia metropoli, in un tempo indefinito. Attraverso le vicende di Leopoldo Canapone, il dipendente col più alto numero di provvedimenti disciplinari, emerge il profilo dell’addetto vendite, una figura che, oltre la lealtà verso l’impresa per cui opera, è una persona come tutte, compreso il cliente con il quale entra in contrasto. Canapone, idealista stanco e presuntuoso, terrorizza la clientela suggestionandola con la cattiva qualità dei prodotti, inducendola a non tornare. Il suo atteggiamento va a minare il marchio, che è cosa sacra.
È soprattutto la storia di una persona che per ragioni di sopravvivenza coesiste con un lavoro che non ama. Questo conflitto si snoda lungo una narrazione amara e beffarda, dove tecniche di vendita e slogan stordiscono il dipendente, minando la sua identità personale in nome della fedeltà a un gruppo commerciale.
Quando il caso regala a Leopoldo una sterile notorietà, i superiori scoprono che le sue provocazioni fungono da veicolo promozionale. Canappa, come lo chiamano i colleghi, si trova inserito in un sistema da dove è impossibile fuggire perché il consenso non si può combattere. Il suo momento di celebrità, però, volgerà presto al termine e le vicende lavorative resteranno sospese. Come la vita.



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Il format umoristico sugli operatori di supermercato