Come esportare la Terra Promessa

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

AMERICA LATINA E AFRICA

Anni fa leggevo il libro di Gianni Minà, Continente desaparecidos. Nel testo si affrontava il tema della miseria e delle guerre nel mondo: se due format economici tali a comunismo e socialismo hanno fallito, possiamo affermare che il capitalismo abbia trionfato?

La carestia è ancora una costante in troppi luoghi. I conflitti, in molte parti del pianeta, sono perenni. È evidente, quantomeno, che ricchezza e benessere non siano equamente divise.

 

RILEVANZA DELLA PARTICELLA

Dicono che il nostro sia un paese per vecchi, ma lo ribadiscono come se essere avanti con l’età sia un vantaggio e non che si tratti di una tra le categorie più penalizzate. Non è neanche un paese “per” poveri (potrebbe essere “di” poveri, a conferma che una particella può cambiare il senso di un discorso). Al più, è il paese degli infingardi: poveri indaffarati a sembrare ricchi e ricchi impegnati a sembrare poveri. Diversi il fine, il principio e i risultati, questa specialità è un classico più che una tendenza.

Non è nemmeno un paese per ricchi: se alta è ancora l’evasione fiscale, questo luogo non è nemmeno per loro. Il fatto è che i ricchi possono scegliere.

 

GLOBAL

Accrescono gli affari, i grandi gruppi e le multinazionali, cioè, i marchi, le sigle. Capitali ingenti con cui corrompere governi, sistemi tributari abilmente aggirati, è l’era del Big Brothers (1984 – George Orwell), più o meno, il nostro sistema di vita attuale.

Il mondo in cui viviamo sembra una pineta dove l’essere umano è un campeggiatore abusivo ben cosciente che ci sia qualcosa di sbagliato e iniquo intorno a sé.

Purtroppo, nonostante i principi per la gestione della collettività incidano su ogni aspetto dell’esistenza, serpeggia quel sentimento populista secondo cui, qualunque scelta si compia a livello elettorale, questa sarà vana, perché la volontà sociale è comunque indotta da gruppi ristretti – finanziari ed economici – che controllano le masse tramite la comunicazione. Le democrazie, quindi, diventano un sistema di governo (o un ostacolo) superato (o superabile).

 

INSODDISFAZIONE FRUSTRAZIONE DESOLAZIONE

Ogni condizione non dura in eterno. L’idea di un mondo senza politici e senza banche (ormai considerati il male assoluto), è una visione confusa. Il politico, che sia esso in buona fede o in malafede, è percepito come figura non più in grado di prevedere, progettare, cogliere, rappresentare, e più in generale ottemperare al compito per il quale è scelto dall’elettore, perché ormai (questa è l’accusa) risponde esclusivamente agli interessi degli istituti di credito e delle forze finanziarie.

L’ultima utopia si chiama Blue Frontiers. Una nazione galleggiante fuori dagli ordinamenti giuridici che sarà varata nel 2022 al largo di Thaiti in Polinesia Francese. Il suo sorgere in acque internazionali consentirà l’indipendenza da ogni altro stato. Peter Thiel, il miliardario fondatore di PayPal, finanzia il progetto da 50 milioni di dollari. La Cripto Caluta Varyon (Token Varyon) sarà la moneta.

La struttura è ecocompatibile con la vita in mare: 300 case, alberghi, ristoranti e uffici, tutti i tetti sono ricoperti di vegetazione e pannelli solari. Per la costruzione saranno utilizzati bambù della Polinesia, fibra di cocco, legno, plastica e metallo riciclati.

 

CONCLUSIONI

La linea utopistica che prevede l’eliminazione di strutture e ordinamenti attualmente fondamentali, non è nuova, in realtà è molto simile ai principi degli anarco capitalisti. Chi come me ha superato i cinquant’anni, ha già assistito alla caduta degli ideali storici, ma non può conoscere la velocità dei cambiamenti e cosa vedrà nel tempo che gli rimane.

Personalmente, guardo con divertimento ma anche con disincanto, allo sviluppo di utopie che tendono a immaginare nuove forme di società o a come esportare la Terra Promessa, ben cosciente di assistere a una sfilata d’ipotesi delle quali difficilmente vedrò il compimento.

 

 


LA CITTÅ SENZA USCITA SU AMAZON


È un testo incentrato sul mondo del lavoro. Perché una persona che finisce il suo turno, stanca e col bisogno di staccare la spina, dovrebbe leggere un libro sull’attività che ha appena lasciato e che riprenderà, magari di malavoglia, il giorno successivo?


Per ragioni di sopravvivenza, le circostanze lo hanno scaraventato in un ambiente distante dalla sua reale natura e lui ha continuato a navigare la corrente. I ritmi della sua esistenza sono scanditi da quel sistema occupazionale. Vive la sensazione che la sua stessa vita non gli appartenga. Trascorre più tempo con i colleghi che con amici o familiari, imprigionato in una competizione costante e alimentando pubbliche relazioni e meschinità varie, alle dipendenze di un’azienda per la quale la sua identità dovrebbe essere uniforme a un modello programmato e che risponde a precise caratteristiche di asservimento.


Siamo portati a pensare che ciò che svolgiamo ogni giorno, non sia degno d’essere raccontato. Ogni aspetto della nostra vita, invece, merita una parola letteraria. E solidarietà, moti che offrano una dimensione diversa da quella che pensiamo e, in qualche modo, la impreziosiscano. Perché esistere, resistere, in una situazione del genere, è un atto eroico e va suggellato.