Ci mancherai da morire – il funerale in televisione

 

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Nel mare dei format

Carenza di creatività. Idee di pessimo gusto. Il buon senso che latita. In televisione va in onda ogni tipo di reality. Tra un po’ di tempo assisteremo anche alle esequie. Tutto sarà perfetto. Le testimonianze delle amicizie d’infanzia e di quelle dell’adolescenza. Il primo bacio. Gli aneddoti. I familiari. Il percorso scolastico e quello professionale. Le profezie, i pregi, i difetti del de cuius. L’agenzia finanziaria che ha concesso il primo prestito e che, già che si trova in tv, sponsorizza la puntata. E ancora, la banca presso di cui il caro estinto accreditava lo stipendio e che, già che si trova in tv, è il secondo sponsor della puntata. I vicini di casa. Il cantante preferito che ovviamente curerà la colonna sonora e che, già che si trova in tv, parlerà anche dei suoi nuovi progetti. Ad aggiungere del pepe spunterà un presunto amante. Per aumentare la suspense, emergerà un fatto misterioso che nessuno dei congiunti conosceva. Molto utili sarebbero dei filmati attraverso i quali il defunto si raccontava. Insomma, sarà un vero show!

Solo uno scherzo?

Tranquilli, sto scherzando: manca ancora il format sull’estremo saluto… cioè, manca poco. Non sono un consumatore dei reality. Non sono neanche contro. Resto indifferente. Qualche volta ne fruisco quando m’impazzisce lo zapping.

L’altra sera assistevo a un format sul matrimonio al buio. Non ricordo il titolo esatto: gli sposi non si conoscono, si vedono per la prima volta davanti all’altare e devono sposarsi. Colpisce la presentazione dell’una all’altro tra imbarazzo e curiosità.

Ci sono tutti gli ingredienti. Sarebbe anche divertente, se fosse una trasmissione fasulla. Ignoro le statistiche riguardanti le unioni di coppia, non so dire se siano in calo e in questo caso, potrebbe essere una trovata per incrementarle.

Matrimonio

I tempi sarebbero maturi per abolirlo, al matrimonio. Amarsi sempre, sposarsi mai, ripetono i divorziati. Qualunque sia la posizione di ognuno, credo che l’idea di sposarsi senza conoscere il proprio compagno o la propria compagna, in realtà, sia datata: c’era un tempo in cui a decidere un’unione non erano i diretti interessati, ma le famiglie. Le donne subivano la scelta, in qualche parte del mondo è ancora così e ci appare come una cosa aberrante.

Ora, a sugellare tutto questo, c’è la televisione. Capisco: è la legge dello spettacolo, a molti piace emozionarsi, piangere davanti allo schermo e quale migliore occasione se non un matrimonio? E poi, la ragione è di chi fa ascolti.

La televisione

Non intendo criminalizzare la tv. Sto rimarcando una mancanza d’idee (questa del matrimonio è un vintage pericoloso). Mi dispiace scadere nel moralismo, ma scrivere che sposarsi non è un gioco televisivo, è fare dietrologia? Se è così, me ne dolgo; così come prendo atto di quanto sia diventato sottile il margine tra la predica e il buon gusto. Ed è su questo che gioca il creativo della televisione.

Non sarei in grado di insegnare la vita a nessuno, ma certe trasmissioni sono figlie del fondamento per cui tutto fa spettacolo, come il selfie davanti a un incidente o sopra le macerie di un crollo. Basta navigare in rete per trovare testimonianze del genere.

 

Ecco perché, amaramente, annuncio l’arrivo del nuovo format. Magari sarà con un altro titolo e con parametri consoni, ma sono convinto che i tempi saranno presto maturi per Ci mancherai da morire. Il funerale in televisione. (Non) Mancate!