Chicca – Formalismi

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- Mi scusi, signorina, posso lasciare il mio carrello qui al box?

- Ma certo, signora, buongiorno grazie e scusi.

- Lo metto qui al lato così non le darà fastidio…

- Ma certo, signora, buongiorno grazie e scusi.


- Salve. È possibile fare la carta club?

- Ma certo, signora, buongiorno grazie e scusi.

- Grazie, signorina, buongiorno.

- Ma certo, buongiorno grazie mille e scusi.


- Chicca, puoi cambiarmi i soldi? Oggi con gli spicci è un dramma…

- Ciao amore bello, ma certo: puoi aspettare un attimo? Finisco con la signora e sono subito da te. Buongiorno grazie e scusi, amore caro.


- Signorina: ha stampato gli orari per la settimana entrante?

- Scusi direttore. Non ho stampato nulla, grazie. Oggi non è forse mercoledì, buongiorno?

- No, signorina, siamo già a venerdì…

- Buongiorno grazie e scusi veramente, direttore: mi credevo che oggi era mercoledì…

- E invece no…

- Come passa il tempo! Buongiorno grazie e scusi, direttore. Stampo subito gli orari.


- Chicca, ti sei ricordata di ricordare al direttore di lasciarmi libero, sabato?

- Ma certo, Vacca. Hai il giorno di riposo. Buongiorno grazie e scusi.

- No, perché avevo un impegno…

- Ma certo, tesoro...

- No, perché tu hai detto giorno di riposo, invece io ho proprio un impegno…

- Ho capito, Vacca, ma è la stessa cosa, no? Buongiorno grazie e scusi…

- No, è solo per precisare… grazie e scusa, Chicca…

- Buongiorno grazie e scusi una ceppa, tesoro, eh!

- Allora io vado…

- Ma certo, tesoro, vattene in cassa va… buongiorno grazie e scusi, Vacca.


- Pronto? È la segreteria del Gabibbo? Buongiorno ancora grazie mille e scusi molto. Sono la capo cassiera dei supermercati BellaGente. Volevo richiedere un intervento personale del buffo pupazzo rosso… no, il motivo è riservato… non glielo posso dire proprio… allora non potete aprire una procedura? E questo non è giusto, buongiorno eh! Mi scusi mille, io vedo tutte le sere la trasmissione e non posso tenere una questione segreta da dire solo con lui? Che significa che lui non esiste? Ma che siete impazziti, cioè? No, io non posso credere che c’è una persona dentro al pupazzo… cioè, io mi credevo che il pupazzo era vivo… come sarebbe che nessun pupazzo è umano? E allora Babbo Natale? No, Babbo Natale esiste perché io lavoro in un supermercato e nel periodo natalizio lo vedo tutti i giorni, veda, io ci ho le prove, ci ho… ma mi scusi molto e grazie ancora, la verità è che in questo mondo io voglio credere alle favole, voglio, buongiorno… cioè… grazie molto e scusi mille!


- Pronto? Ciao Mamma, sono in ufficio. Ci vediamo a cena. Sì, non ti preoccupare. Buongiorno grazie e scusi, mamma.

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


IL BAMBOCCIONE SU iTUNES


Quante volte oltre a essere danneggiati abbiamo subito anche lo sberleffo? La pubblica berlina, espressione di origine barbarica, consisteva nell’esporre un colpevole alla derisione generale. Era usata soprattutto nel medioevo ma, ahimè, non solo: Renato Calloni, protagonista di questa storia, è Il bamboccione. Ha l’unica responsabilità di aver perso il lavoro per colpe non sue e si ritrova a sopportare l’ulteriore peso di questo termine canzonatorio con implicite accuse di opportunismo.
Dura la vita di Renato: una sorella detestabile, dei lavori provvisori, due genitori che lo sopportano sempre di meno. Le giornate del precario Calloni, sono segnate dall’effetto devastante della svastica, com’era chiamata senza precisi motivi la polvere bianca nel suo ambiente. Lui mantiene dignità e rettitudine, ma facilmente raggirato, è coinvolto in un traffico che gli fa perdere l’occupazione, patendo i morsi di una società senza scrupoli.
Ricomincia con lavoretti di breve durata e orari che sconvolgono le sue giornate. La precarietà è una condizione in cui le speranze abortiscono prima ancora di essere concepite. Per usare le parole di Renato, ti guardi, ti annusi, decidi che non è nemmeno il caso di provare.
Nonostante la situazione lo costringa ai margini, lui riesce ad allargare i parametri della sua esistenza, dove aggiungere ancora degli spazi.