Canapone – Qualcosa in comune

 

 

 Avvisiamo la gentile clientela 

 

– Dov’è il cassiere? Sono già cinque minuti che aspetto…

– C A N A P O N E  IN CASSA!

– Io ho molta fretta!

– Eccomi!

– Eh, ma dove si era andato a cacciare?

– Ero al rifornimento scaffali, signora…

– Lei non dovrebbe muoversi perché la gente non può aspettare i suoi comodi…

– Stavo lavorando e poi, se cominciamo a discutere, lei perderà altro tempo…

– Ah, lei è un maleducato!

– Non ci crederà, mi tengono proprio per questo!

– Ed è anche molto antipatico…

– Se noi dipendenti stilassimo una classifica sulla simpatia dei clienti, pure lei sarebbe agli ultimi posti. Lo vede che in fondo abbiamo qualcosa in comune?

– Come si permette d’insultarmi davanti al mio nipotino? Marlon, vieni via, non sentire questo cialtrone…

– Come ha detto che si chiama questa specie di bambino?

– Marlon, perché?

– Scommetto che ha anche una nipotina che si chiama Brenda!

– Ho una nipotina, ma si chiama Sharon…

– Certo, Sharon: cosa vuoi di più?

– Che cosa vuole lei!

– Siete la rovina di questa società, la mediocrità che diventa comune, siete la moda scialba, la bassezza senza fondo, siete tendenza-dipendenti…

– Un momento…

– Cosa?

– Lei, per caso, conosce Walter?

– E chi sarebbe questo Walter?

– Il marito di mia figlia.

– E perché dovrei conoscerlo?

– Oh, ma lo sa che lei ha proprio ragione?

– Cioè?

– Lo dicevo sempre a Loredana di non sposare quell’idiota e che col tempo sarebbe appassita dietro a lui. Dentro di me, sentivo le cose che lei ha detto. Studia sociologia o qualcosa del genere?

– No. Soltanto… cassa. Cioè, sono solo un cassiere di supermercato.

– Oh, non un semplice cassiere, però: lei è proprio un super cassiere!

– Grazie.

– Prego. La saluto e le auguro buona giornata. È un piacere condividere qualcosa che giace nel proprio intimo. Arrivederci.

– Buongiorno.

 

Roba da matti! Devo fare più attenzione a toccare certe corde, la nonnina ha vanificato i miei sforzi di provocatore. Mai ricevuti tanti complimenti tutti insieme: giornata di merda!

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


AVVISIAMO LA GENTILE CLIENTELA SU BOOKREPUBLIC


Perché un soprannome è più indicativo del nostro nome? Le generalità sono il frutto della scelta di altri, presto o tardi, quando entreremo nel mondo del lavoro, quelle lettere diventeranno numeri. Un nomignolo, invece, è legato a un fatto realmente accaduto o a una caratteristica personale e in qualche maniera rivela la nostra reale identità.
Nella società dei consumi, dove tutti gli echi sono adulterati - Karl Marx è quello della cioccolata con lo strato di caramello e Che Guevara ha ucciso l’Uomo Ragno - l’identità diventa un tema centrale. Mantenerla ed essere coinvolti il meno possibile dall’ossessione di dover comprare, è una faccenda primaria.
Leopoldo Canapone, protagonista di Avvisiamo la gentile clientela, assiste quotidianamente alla processione di clienti infatuati dagli spot e dalle offerte promozionali. È anche uno che di soprannomi se ne intende, soprattutto, aveva un’identità. Aspirante attore, era sicuro che alla fine, sarebbe entrato negli Studi di Cinecittà. Sbagliò di poche centinaia di metri: anni dopo, timbrava il cartellino nel supermercato adiacente agli stabilimenti cinematografici, ma in fondo, era arte anche quella perché come addetto vendite, doveva indossare una maschera e sorridere al pubblico.   


“Il cliente è un cliente fottuto e non un fottuto cliente” 


 Leopoldo Canapone





 

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