Calcio: l’hanno chiamata Super Lega

 

Sorrido ad ascoltare notizie sull’ultima bomba che sta sconquassando il mondo del calcio. Perfino chi non se ne interessa, in questi giorni, non potrebbe restare disinformato: la nascita della Super Lega Europea, con le squadre fondatrici – Liverpool, Chelsea, Arsenal, Tottenham, Manchester United, Manchester City, per il Regno Unito, Real Madrid, Atletico di Madrid, Barcellona per la Spagna, Juventus Inter e Milan per l’Italia – cui spetterebbe di diritto la partecipazione alla competizione. E le altre, a guardare la tv.

Sarebbe veramente la fine del principio sportivo e dei meriti guadagnati sul campo?

Del principio sportivo, ai signori del pallone, interessa solo quando fa loro comodo. Che il calcio sia più un’attività economica che sportiva, è sotto gli occhi, anche se, per onestà, bisogna ricordare, pur se con tutte le critiche possibili da imputare a chi gestisce le cose di sport (?), fino a qualche anno fa era possibile che una squadra semi sconosciuta come il Leicester di Claudio Ranieri, diventasse campione di Inghilterra.

Il nodo principale della faccenda è che i grandi club sono stufi di mantenere con il proprio blasone e la supremazia economica, tutto il baccanale di piccoli club e del sistema calcio in generale, per poi dividere gli introiti in percentuali superiori per loro stessi, ma solo in minima parte.

Dall’altro lato, si dice che i signori della Super Lega abbiano aspettato proprio questi tempi di pandemia, per fare del calcio uno spettacolo senza pubblico, tanto ormai la gente si è abituata alla televisione. E poi, che di queste squadre fondatrici, probabile che solo qualche inglese, delle sei affiliate, abbia i bilanci in regola, tutte le altre, dalle tre italiane alle tre spagnole, sono inverosimilmente indebitate fino al collo, perciò più che d’influenza (economica), sarebbe corretto parlare di polmonite cronica. Eppure, a questi forti indebitamenti, almeno in Italia, nessuno aveva mai pensato di mettere un freno.

Negli ultimi anni, si erano moltiplicate le partite amichevoli negli Emirati Arabi, a Dubai City, in Cina e nei paesi asiatici in genere. Addirittura le finali di Super Coppa Italiana si disputavano in queste località. Non ci andavano certo per turismo. Sono quelli i mercati cui si punta adesso. Dove sono i soldi veri.

Ho appena scritto della televisione. Restando le cose come sono ora, per il prossimo anno Sky TV terrà le partite di Champions League per il triennio 2021-2024 e Dzan ( il canale streaming ) il campionato, perciò, chi vorrà seguire il pallone dovrà avere due abbonamenti. Da questo punto di vista, non sembra proprio che il mero interesse sia messo in secondo piano a favore dei consumatori.

La storia dei diritti tv è un altro nodo della questione. I club più blasonati, vorrebbero introiti maggiori dalla televisione, perché hanno più tifosi, che sono tirati in causa secondo i casi.

E loro, i tifosi appunto, più che della questione morale, si preoccupano di andare a verificare la posizione in classifica della propria squadra nel caso in cui, le tre italiane (Juventus, Milan e Inter), fossero realmente squalificate dal campionato con conseguente avanzamento – che si ripercuoterebbe anche nei piazzamenti per le competizioni europee – delle squadre che inseguono. Se, per esempio, l’Inter prima in classifica, fosse squalificata insieme al Milan (ora seconda) i tifosi dell’Atalanta (ora terza), non la prenderebbero così a male, giacché si troverebbero al primo posto. Questo è solo uno scenario ipotetico.

La storia del pesce grande o le teorie darwiniane sulla sopravvivenza, c’entrano, ma non interessano a nessuno. La gente accetta tutto. Le aperture selvagge dei supermercati in ogni angolo di quartiere sono responsabili della chiusura delle piccole botteghe artigianali. Le grandi catene librarie e musicali, hanno represso i negozietti fino, in qualche ambito, a influenzare le pubblicazioni di opere artistiche.

Ride smargiasso chi odia il calcio: tutti ex comunisti che un tempo mangiavano i bambini e adesso si accontentano di vederli piangere. Piangono i politici, sventolando la bandiera della passione popolare perché il calcio è l’oppio dei popoli. Stiano tranquilli, lor signori piangeranno ancora per poco tempo, dato il giro di soldi che seguirà. I soldi mettono tutti d’accordo, ce ne saranno a sufficienza per comprare altro oppio. Chi piange, lo fa perché è fuori dal gioco e non perché è ingiusto che ci sia il gioco.

Il problema è l’apparenza, come quei matrimoni in cui uno dei due tradisce, ma finché non si sa in giro, tutto può continuare com’è. Il calcio non è mai stato solo un gioco. Adesso è chiaro per tutti.

 

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