Bobby Jean – Il sole fuori

Bobby Jean

Bobby Jean

 

Bobby Jean mi chiedeva sempre che cosa avrei fatto, dopo.

 

– Non saprei, Bobby – gli rispondevo – non ci ho mai pensato e manca ancora tanto.

– Non ci hai pensato? Non ti credo, tu non vuoi dirlo: non ti fidi di me?

– Beh, tu sei un ladro di polli, io no – gli dicevo per farlo arrabbiare.

– Ti odio, Linda, odio tutti i rancorosi come te: hai perso la tua rivoluzione e ti rode, eh?

– Anche tu hai perso se ti trovi qui, Bobby.

– No, io no, ho un piano per volare, quando esco.

 

Ho un piano per volare, ripeteva, mentre teneva la scala e io spolveravo gli scaffali.

– Hey, mi fai salire per guardarmi le gambe?

– Non mi interessano le tue gambe, bimba. Lo faccio per farti guardare dalla finestra. Ora basta, sono molto stanco. Voglio leggere delle poesie.

 

Era spesso molto stanco, pure se non ci mancava certo il riposo. Gli piacevano le poesie. Dentro l’aula, per tre ore, dopo le pulizie, tra una scheda d’affitto e un’altra, potevamo usufruire della lettura. Il tempo era un’altra cosa che non ci mancava.

 

– Vorrei ordinare una raccolta che qui non c’è.

– Lo sai, Bobby: bisogna compilare la scheda per il permesso.

– Eh, lo so, per ogni cosa occorre un permesso, qui.

– Non è molto diverso dalla vita, fuori – ripetevo.

– Per fortuna che devo sopportarti solo tre ore il giorno. E poi, ricorda: fuori c’è sempre il sole.

– Sì, e tu ricorda: chi disprezza compra, Bobby. Pagheresti per dividere la cella con me.

– Eh, bambina, non si può: per fortuna che ci sono le regole! – e poi scoppiava in una fragorosa risata.

 

Bobby era già lì e io ero stata trasferita dalla massima sicurezza per buona condotta. Entrambi, eravamo diventati buoni per convenienza, come molti altri. Mi trovavo bene in compagnia di Bobby. Tre ore il giorno e poi tornavamo ai rispettivi reparti.

Al femminile le irriducibili erano malviste. La sicurezza pensava che avessimo troppi segreti (il che non era falso), le altre ragazze sospettavano che tramassimo sempre un’altra sommossa (il che non era vero) e non volessimo farle partecipi.

 

Dopo due anni, quando Bobby uscì, lasciò detto che mi avrebbe scritto e che avrebbe fatto un viaggio con Sara, la sorella.

Non ebbi più notizie per circa sei mesi. Un giorno arrivò una lettera di Sara. Lei mi spiegava che il loro viaggio era saltato perché Bobby s’era dovuto ricoverare a causa di un’operazione cardiaca. Lui non m’aveva mai confidato di essere malato. In quel breve tempo, le sue condizioni erano peggiorate e il suo cuore debole, alla fine, aveva ceduto. Però, mi scriveva Sara, era stato davvero bene di morale, era sereno.

Ieri ricorreva il giorno della sua uscita da questo posto. Non so perché, ma ho preso il vecchio libro di poesie che lui riuscì a ordinare e sono rimasta nel cortile a leggere. Dopo qualche verso, ho alzato gli occhi. Aveva ragione Bobby: fuori c’è sempre il sole.

 


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