A mi padre

 

Padre

Padre

padre

E come sempre, ner momento de la festa, padre

un velo de tristezza s’accolla su la faccia.

È quer sentimento che conosce bene

chi ha già visto qualcuno andare via

e se ricorda de com’era in compagnia.

Adesso poi è ancora più diverso,

co questa anomalia,

giri ner deserto de le strade: padre

silenzio intorno

e poi ‘na fila de persone impressionate.

Te chiedi come sarebbe

se succedesse a me, come me movo?

In questi casi,

poi fa riferimento,

a quello che se chiama er tuo bagaglio a mano

così ch’ogni ricordo diventa meno amaro… padre

e mentre che finiva la partita,

co ‘n cenno de la mano c’hai chiamato.

Hai preso fiato, c’hai fissato: 

co ‘n fil de voce hai detto CIAO,

e poi te sei assonnato.

Che cosa posso dì, come spiegare,

se dice in questi casi che nun servono parole.

E mò, ce so voluti l’anni ma sto bene, 

respiro,

‘nciampo

e coro,

diciamo che nun me posso lamentare.

Ma quanno che ripenso a la cosa più ‘mportante

che ho ‘mparato ne la vita,

che me dà forza e me sostiene,

me vieni in mente tu,

che m’hai strappato er core,

pe dimostrare a me

come se more.

padre

 


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