La città senza uscita

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Un romanzo di Enrico Mattioli 

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L’economia è la forza ideologica dominante della società e bisognerebbe ripensarla attraverso l’espressione artistica.

Hilly Kristal, tratto dal film CBGB

www.enricomattioli.com

Scrivo, ma mi definisco una voce e non uno scrittoreQuello che faccio è lanciare messaggi attraverso testi e immagini. Dal conflitto tra i personaggi e l'ambiente intorno, attingo le mie trame. Raccontare le stonature è quanto mi propongo di fare con i miei libri.

Rimango fedele a due principi ispirati da Emil Cioran e Raymond Carver, che riporto nelle righe successive.

Cos'è un libro?

Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve allargarle. Un libro deve essere un pericolo. A cosa serviranno mai i libri? A imparare? No di certo, per imparare basta andare a scuola. No; io credo che un libro debba essere davvero una ferita, che debba cambiare in qualche modo la vita del lettore. 

Emil Cioran 

 

Effetti collaterali.   

Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore o la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.

Raymond Carver


 

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