La rivoluzione che non c'è - capitolo sei



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Gennaio. È la vigilia della befana. Il molare torna in eruzione e sputa colate di pus tra le mie gengive. Un dissesto orale, la guancia sinistra si dilata e la mia identità subisce un contraccolpo. Salgo in macchina e corro per scappare dal dentologo. Sono quasi arrivato, ma una pattuglia di sgherri, all'incrocio, mi blocca. Eccoli qua gli effetti del decentramento, mai vista tanta livrea per queste strade. Potrei essere il primo fermo del nuovo anno, non avrei diritto a un premio?

 

- Patente e libretto, per favore.

- Ecco.

- Attenda che il mio collega controlla i suoi estremi via radio.

 

L'agente guarda la foto e mi fissa.

 

- Ha cambiato i connotati negli ultimi anni?

- No, mi è scoppiato un ascesso.

- Dovrebbe andare dal dentista.

- Lo so, stavo andando prima che voi mi fermaste.

- Polemizza?

- No, era così per dire.

 

L'agente gira intorno alla vettura. Si ferma, dà un colpetto alle gomme. Il suo collega ritorna e gli rende la mia patente e il mio libretto: - Pare che sia tutto a posto, può andare.

 

- Grazie.

- Un momento: vedo che non ha rinnovato il bollino blu.

- Non la prendo mai, mi sposto sempre con i mezzi.

- Fanno sessanta bigliettoni di multa!

- Ma no… è la vigilia della befana!

- Pensi che noi dobbiamo lavorare, oggi.

- Ma io ho un ascesso.

- Vista la situazione, le faccio lo sconto: sono trenta bigliettoni.

- La prego… guardi, c’è una tempesta magnetica in corso.

- Che? Non mi faccia pentire!

- Ma… questa rotazione della terra mi sta scombussolando.

- Mi prende per il culo? Io le faccio passare una brutta notte!

- Ecco i trenta.

- Arrivederci.

 

Sta già calando la sera. Gli addobbi e le stelle illuminate per le strade si confondono con le luci dei semafori e le vetrine dei negozi. C’è un ragazzino tenuto per mano dalla madre. Lui piange perché vuole un giocattolo. Entrano in un negozio. Escono. Fanno qualche passo e il ragazzino piange che ne vede un altro. Nell'aria si spande l'odore di caldarroste e io non posso addentarne. Arrivo sotto lo studio del dentologo e parcheggio in fretta. In furia salgo le scale, ma un cartello sulla porta mi paralizza.

 

Ricordiamo alla clientela che lo studio riaprirà il giorno 8 gennaio.

Buone feste!

 

Una rapida disamina e… non mi resta che recarmi dal mio medico. Un medico generico è sempre un dottore, saprà pur darmi un analgesico, un antidolorifico, della morfina!

Scendo le scale, il dolore è lancinante. Esco dal portone. C’è ancora quel ragazzino che piange, la madre tiene quattro buste di giocattoli. Il bambino continua a piangere. Io raggiungo la macchina. Sorpresa: trovo una multa sul parabrezza. Sosta vietata. Risalgo in macchina. Sto per arrivare allo studio del dottore e avverto un rimbalzo della vettura con l'inconfondibile squilibrio da gomma forata. Mi fermo. Scendo. Bucata la gomma, come il mio dente. Deciso, farò punta in farmacia.

 

- Desidera?

- Della morfina.

- Cosa? Se ne vada o chiamo gli agenti!

- Ho male a un dente.

- Se cerca della roba buona, faccia come fanno tutti. Vada al bar all'angolo e chieda del Pasticca.

 

Raggiungo il bar ed entro. Nel locale c’è solo la signora col ragazzino che adesso vuole il gelato. Un neon difettoso sembra stia per disintegrarsi. Il barista è vicino alla macchina del caffè nascosto dalle nuvole di fumo della cicca. Avvicino la cassiera che sta limandosi le unghie.

 

- Mi scusi…

- Dica prego? Un cappuccino e cornetto?

- No. Cercavo il Pasticca.

- Prima deve consumare.

- Guardi ho male a un dente e…

- Male a un dente? Prenda un brandy, la tira su.

- Dopo mi dice dove trovo il Pasticca?

- Se prende un brandy.

- Vada per il brandy.

- Giorgio? Un brandy per il signore. Sono quattro soldi.

- Grazie. Dove trovo il Pasticca?

- È nel salottino.

- Bene.

 

Il salottino è un buco maleodorante dove sono riposte casse di birra e bibite. Un uomo dorme su una sedia. Deve essere lui, il Pasticca. Lo scuoto.

 

- Ehy, Pasticca…

- Chi è? - Sobbalza lui. - Le guardie!

- No. Non sono una guardia.

- Mamma mia… mi hai fatto paura…

- Mi occorre della morfina.

- No morfina. Finita. Ho coca, hascic, marocco…

- Mi serviva della morfina.

- No morfina, finita…

 

Si rivolta dall'altra parte e riprende a russare. S'è mai visto uno chiedere alla befana morfina o analgesico? Maledizione, chi non ha i denti, non ha nemmeno il pane. Sbircio nel portafogli per trovare un indirizzo utile o una qualche diavoleria che mi salvi la pelle. Forse ci sono: il cellulare di Romina, l'igienista, quella ragazza dai capelli bruni, gli occhi neri, la carnagione scura e il corpo ben fasciato col bianco del camice. Il suo aspetto è diligente, eppure lei ha di quei sorrisi contagiosi che smorzano il dolore di denti e accendono il sole nei tuoi occhi. Faccio il numero.

 

- Pronto?

- Sì, prontoooo!

- Scusi, Romina, sono La Puzza.

- Chi?

- Nick La Puzza, un cliente dello studio, non so se ricorda…

- Vagamente…

- Romina: è la vigilia della befana, mi è scoppiato un ascesso, lo studio dentistico è chiuso, il mio medico non mi fa entrare, il farmacista mi ha scambiato per un tossico, il Pasticca ha finito la morfina…

- Nient'altro?

- Inoltre, ho preso due multe e ho bucato una gomma.

- Non vorrà mica che le presto la macchina!

- Vorrei che mi desse qualcosa…

- Troviamoci allo studio tra mezz'ora.

 

Sono sotto il portone dello studio e per il dolore sto vaneggiando. Ho anche le borse sotto gli occhi. Fa freddo. Forse ho la febbre e il buffo è che non posso nemmeno battere i denti. Arriva Romina.

 

- Signor La Puzza: lei è conciato proprio male!

- Ho un dolore pazzesco!

- Saliamo allo studio.

 

Lo studio è al primo piano ma preferisco prendere l'ascensore. Lei apre tutte le serrature e accende le luci.

 

- Entri, s'accomodi su quella poltrona. Apra la bocca.

- Aaaaaaa…

- Sì. Lei ha una brutta carie.

- E adesso?

- Le farò una punturina che le servirà per calmare il dolore e le do una pulita. Poi, dopodomani tornerà il dottore. Intanto, prenda pure questa pillola e ingoi con mezzo bicchiere. Attenda una decina di minuti.

 

Dopo dieci minuti…

 

- Come si sente?

- Va meglio, va già meglio.

- Bene.

- Quanto le debbo?

- Vede, con le feste siamo tutti più buoni e lei stava già messo maluccio. Niente per questa volta.

 

È anche profumata. Devo farle un complimento, a questo servono le feste, per essere migliori.

 

- Romina - le dico mentre scendiamo le scale.

- Mi dica Nick.

- Volevo ringraziarla. In questi tre anni…

- In questi tre anni?

- La poltrona di un dentista non è un posto per fare amicizia…

- Ma ora siamo sulle scale, Nick…

- Sì, io… volevo dirle quello che...

- Coraggio Nick, mi dica…

- Sì, in questo giorno di festa, io che stavo soffrendo in modo feroce, lei è stata come una befana!

- Che?

- Romina, lei è stata la mia befana, questo le volevo dire.

 

Se ne va, mollandomi da solo. Uno scudo d'umorismo non ti scherma dagli impacci, le rime si conficcano nel petto come lame taglienti. La vita stona rispetto ai romanzi: avrebbe riso, Romina, ne sono certo, se solo ne avessi scritto uno.    



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© ENRICO MATTIOLI 2017




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