LA RIVOLUZIONE CHE NON C'È




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IL PASSATO PRESTATO A UN PRESENTE LIQUIDO IN UN FILO NARRATIVO INTRISO DI TROVATE SORPRENDENTI - 

di David Giacanelli 

Come Enrico Mattioli ci ha spesso abituato, grazie ai suoi libri riusciamo a vivere di speranze, di valori per noi insormontabili. In un Paese dove tutto è diventato "post", perché qualcuno l’ha deciso per imprimere un'accelerazione, dove si può solo tentare di non annegare nella politica liquida e nei contenuti che vaporizzano, l'autore resuscita personaggi che sono miti del passato attualizzandoli. Si serve del mito, dell'icona che ha cambiato parte della storia e che ha riempito di fascino e determinazione intere generazioni, le nostre, per catapultarlo nell'oggi. Un presente che fa di tutto per annichilire miti e passato. Lo fa al modo suo, sempre ironico e intelligente e proprio di chi, dopo avere rispolverato e approfondito teoria e storia politica, sente la necessità di amalgamare il proprio sentire con l’attuale. Tutto è possibile, dunque, resuscitando la storia per esorcizzare e, anzi, risolvere le paure del presente, come la totale perdita del controllo di una società che ci sfugge. Un presente che se evidenzia di continuo come tutto sia morto e, appunto, “post”, superato, non è ancora in grado di sostituire i "vecchi" con dei nuovi contenuti. C’è bisogno del Che, che si serve delle letture del Biancardi, per risolvere ogni problema. E’ lui, sì, senza alcun parossismo, “l’uomo nuovo”. L'intreccio narrativo di Mattioli, poi, oltre ad essere dinamico e originale, tiene il lettore sospeso nella spasmodica ricerca del finale. 


TRAMA

Nick La Puzza attraverso una trama di miti universali e aneddoti personali, narra una storia in cui Ernesto Guevara, dopo aver letto un libro di Luciano Bianciardi, risorge nel nuovo millennio per correggere degli errori tattici che lo scrittore gli ha imputato. Nell’anno 2012, Guevara giunge nel quartiere dove vive Nick La Puzza, sobborgo che, causa il decentramento, è demolito per lasciare il posto a una nuova zona finanziaria. Gli abitanti, allo scopo di bloccare il progetto, hanno occupato gli alloggi dei bancari e sotto la guida del Che e dei barbuti, intendono oscurare il segnale televisivo e impadronirsi delle banche.


UN ROMANZO D'AVVENTURA

La rivoluzione che non c'è, lo considero un romanzo d'avventura. I riferimenti storici, la critica, sono serviti soltanto da spunto. È una storia visionaria, probabilmente. Siamo una comunità di grandi rivoluzionari teorici, ognuno dipendente dalle proprie comodità, nauseati dalle bassezze altrui ma tolleranti verso le proprie. Non solo la rivoluzione non c'è, manca un'autocritica che contempli sfere personali e collettive. 

Tutto nasce da quel grande pensatore che è stato (che è) Luciano Bianciardi e le sue teorie sull'occupazione delle banche e il blocco del segnale televisivo. E l'opinione su Guevara, ritenuto un rivoluzionario immaturo che compì degli errori tattici proprio perché (probabile Luciano si riferisse al periodo boliviano), il Che ha occupato le campagne anziché gli istituti di credito e non ha boicottato la televisione.

Una leggenda peruviana riporta che negli abissi del lago Titicaca nacque l'ottavo Inca, Virauchoca, il quale regalò alla terra, il sole, la luna e le stelle, costatando che questa era nell'oscurità. Spostandosi verso la capitale, alcuni abitanti, non sapendo chi lui fosse, tentarono di ucciderlo. Virachoca e i suoi guerrieri si trasformarono in pietre aspettando il momento giusto per riprendere la lotta.

Per i contadini di La Higuera in Bolivia - il luogo in cui fu catturato e ucciso Ernesto Guevara - anche il Che s'è trasformato in pietra e attende l'ora di una nuova battaglia. 

Poteva, questo modesto scribacchino, lasciarsi sfuggire l'occasione? Dalla critica di Bianciardi e dalla leggenda riportata, nasce la mia storia. Ho inteso dare al Che la possibilità di correggere gli errori attribuitegli dallo scrittore grossetano.


Enrico Mattioli


NICK LA PUZZA

Nick La Puzza è un esempleare unico. Rotti i legami con la famiglia d'origine, s'è cambiato nome, s'è tuffato nella vita, s'è arrangiato, s'è specchiato nello squallore del suo quotidiano. Combatte una battaglia inutile con l'esistenza, ma non sa nemmeno da quale parte si trovi collocato, talmente è affaticato dall'esistere. 

È il personaggio che mi ha dato una discreta visibilità. Direi che è stata una fortunata ispirazione. Ho sempre provato affetto per Nick Carter, il cartone di SuperGulp, i fumetti in tv. Da bambino, credo fosse il giovedì sera, restavo davanti lo schermo in attesa del programma. Perciò, direi che il nome è un omaggio a Nick Carter. Anche se, per dirla tutta, c'è pure il "Nick Belane" di Bukowski in Pulp. L'influenza di Bukowski su di me è stata fondamentale e ancora non sono guarito.

Riguardo al cognome, sono affascinato da quelli italo americani. Il punto di partenza, era Jack La Motta, il pugile. A me ne serviva uno più buffo, un cognome spazzatura che suscitasse un ghigno istantaneo.  Nick La Puzza era perfetto, almeno secondo il mio punto di vista. 

La Puzza è il povero cristo e il povero diavolo, colui che tenta di sopravvivere allo squallore di una società cinica e spietata. Sviluppata questa resistenza personale, Nick la oppone contro quel che gli ruota intorno e che, inevitabilmente, gira nel senso contrario al suo.

Nick La Puzza è un solitario nella metropoli sconfinata e dispersiva, un casco non omologato in una strada piena di buche. Nelle sue vicissitudini trionfa l'incomunicabilità con il prossimo, dove il prossimo è rappresentato da un'istituzione come dal vicino di casa, dalla donna del momento all'amica che riesce a provare solo un'avvilente compassione nei suoi confronti. A tal proposito, qualcuno mi disse che Nick appare caustico nei confronti dell'universo femminile, ma lui è uno che non riesce a trovare risposte concrete alle proprie frustrazioni, le sue risoluzioni sono sempre momentanee e vengono smontate a ogni confronto. La Puzza in realtà subisce le donne e le donne lo subiscono a loro volta, come nell'ambiente costruito intorno a lui, dove ogni individuo raggira perennemente l'interlocutore per dopo esserne soggiogato a sua volta.


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© ENRICO MATTIOLI 2017



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