Libri


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In questo spazio presento i miei libri. 


Enrico Mattioli


Avvisiamo la gentile clientela

Karl Marx diventa il brand del cioccolato e Che Guevara ha ucciso l’Uomo Ragno. Cronache dal supermercato e altre facezie. 


Il bamboccione

Una sorella detestabile e dei genitori che lo sopportano sempre meno. La precarietà è una condizione in cui le speranze abortiscono prima di essere concepite.


Gabbie

L'insofferenza verso il proprio ambiente nasce dentro la cassetta postale. Il lavoro in albergo, gli U2, un’accusa: chi ha bucato le gomme alla macchina del capo? 


La città senza uscita

Le vicende del dipendente col più alto numero di provvedimenti disciplinari. Una casuale notorietà ne fa un caso da prima pagina: riuscirà, Leopoldo Canapone, a fuggire dalla città senza uscita? 


Stelle di polvere

Un'incursione nel sottobosco dell’arte e dello spettacolo. Riccardo Nola e il talento singolare di sbagliare soci e compagni di lavoro. 


Storie di qualunquisti anonimi

 La musica rock e il calcio, il tramonto delle ideologie. Una generazione afflitta dal morbo di Pete Best.


La rivoluzione che non c’è

Miti e aneddoti si intrecciano con le vicende surreali di Nick La Puzza. Una storia visionaria a cavallo tra anarchia e nichilismo.  



© ENRICO MATTIOLI 2017


    



LA RIVOLUZIONE CHE NON C'È




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La rivoluzione che non c'è su Amazon - versione cartacea


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IL PASSATO PRESTATO A UN PRESENTE LIQUIDO IN UN FILO NARRATIVO INTRISO DI TROVATE SORPRENDENTI - 

di David Giacanelli 

Come Enrico Mattioli ci ha spesso abituato, grazie ai suoi libri riusciamo a vivere di speranze, di valori per noi insormontabili. In un Paese dove tutto è diventato "post", perché qualcuno l’ha deciso per imprimere un'accelerazione, dove si può solo tentare di non annegare nella politica liquida e nei contenuti che vaporizzano, l'autore resuscita personaggi che sono miti del passato attualizzandoli. Si serve del mito, dell'icona che ha cambiato parte della storia e che ha riempito di fascino e determinazione intere generazioni, le nostre, per catapultarlo nell'oggi. Un presente che fa di tutto per annichilire miti e passato. Lo fa al modo suo, sempre ironico e intelligente e proprio di chi, dopo avere rispolverato e approfondito teoria e storia politica, sente la necessità di amalgamare il proprio sentire con l’attuale. Tutto è possibile, dunque, resuscitando la storia per esorcizzare e, anzi, risolvere le paure del presente, come la totale perdita del controllo di una società che ci sfugge. Un presente che se evidenzia di continuo come tutto sia morto e, appunto, “post”, superato, non è ancora in grado di sostituire i "vecchi" con dei nuovi contenuti. C’è bisogno del Che, che si serve delle letture del Biancardi, per risolvere ogni problema. E’ lui, sì, senza alcun parossismo, “l’uomo nuovo”. L'intreccio narrativo di Mattioli, poi, oltre ad essere dinamico e originale, tiene il lettore sospeso nella spasmodica ricerca del finale. 


TRAMA

Nick La Puzza attraverso una trama di miti universali e aneddoti personali, narra una storia in cui Ernesto Guevara, dopo aver letto un libro di Luciano Bianciardi, risorge nel nuovo millennio per correggere degli errori tattici che lo scrittore gli ha imputato. Nell’anno 2012, Guevara giunge nel quartiere dove vive Nick La Puzza, sobborgo che, causa il decentramento, è demolito per lasciare il posto a una nuova zona finanziaria. Gli abitanti, allo scopo di bloccare il progetto, hanno occupato gli alloggi dei bancari e sotto la guida del Che e dei barbuti, intendono oscurare il segnale televisivo e impadronirsi delle banche.


UN ROMANZO D'AVVENTURA

La rivoluzione che non c'è, lo considero un romanzo d'avventura. I riferimenti storici, la critica, sono serviti soltanto da spunto. È una storia visionaria, probabilmente. Siamo una comunità di grandi rivoluzionari teorici, ognuno dipendente dalle proprie comodità, nauseati dalle bassezze altrui ma tolleranti verso le proprie. Non solo la rivoluzione non c'è, manca un'autocritica che contempli sfere personali e collettive. 

Tutto nasce da quel grande pensatore che è stato (che è) Luciano Bianciardi e le sue teorie sull'occupazione delle banche e il blocco del segnale televisivo. E l'opinione su Guevara, ritenuto un rivoluzionario immaturo che compì degli errori tattici proprio perché (probabile Luciano si riferisse al periodo boliviano), il Che ha occupato le campagne anziché gli istituti di credito e non ha boicottato la televisione.

Una leggenda peruviana riporta che negli abissi del lago Titicaca nacque l'ottavo Inca, Virauchoca, il quale regalò alla terra, il sole, la luna e le stelle, costatando che questa era nell'oscurità. Spostandosi verso la capitale, alcuni abitanti, non sapendo chi lui fosse, tentarono di ucciderlo. Virachoca e i suoi guerrieri si trasformarono in pietre aspettando il momento giusto per riprendere la lotta.

Per i contadini di La Higuera in Bolivia - il luogo in cui fu catturato e ucciso Ernesto Guevara - anche il Che s'è trasformato in pietra e attende l'ora di una nuova battaglia. 

Poteva, questo modesto scribacchino, lasciarsi sfuggire l'occasione? Dalla critica di Bianciardi e dalla leggenda riportata, nasce la mia storia. Ho inteso dare al Che la possibilità di correggere gli errori attribuitegli dallo scrittore grossetano.


Enrico Mattioli


NICK LA PUZZA

Nick La Puzza è un esempleare unico. Rotti i legami con la famiglia d'origine, s'è cambiato nome, s'è tuffato nella vita, s'è arrangiato, s'è specchiato nello squallore del suo quotidiano. Combatte una battaglia inutile con l'esistenza, ma non sa nemmeno da quale parte si trovi collocato, talmente è affaticato dall'esistere. 

È il personaggio che mi ha dato una discreta visibilità. Direi che è stata una fortunata ispirazione. Ho sempre provato affetto per Nick Carter, il cartone di SuperGulp, i fumetti in tv. Da bambino, credo fosse il giovedì sera, restavo davanti lo schermo in attesa del programma. Perciò, direi che il nome è un omaggio a Nick Carter. Anche se, per dirla tutta, c'è pure il "Nick Belane" di Bukowski in Pulp. L'influenza di Bukowski su di me è stata fondamentale e ancora non sono guarito.

Riguardo al cognome, sono affascinato da quelli italo americani. Il punto di partenza, era Jack La Motta, il pugile. A me ne serviva uno più buffo, un cognome spazzatura che suscitasse un ghigno istantaneo.  Nick La Puzza era perfetto, almeno secondo il mio punto di vista. 

La Puzza è il povero cristo e il povero diavolo, colui che tenta di sopravvivere allo squallore di una società cinica e spietata. Sviluppata questa resistenza personale, Nick la oppone contro quel che gli ruota intorno e che, inevitabilmente, gira nel senso contrario al suo.

Nick La Puzza è un solitario nella metropoli sconfinata e dispersiva, un casco non omologato in una strada piena di buche. Nelle sue vicissitudini trionfa l'incomunicabilità con il prossimo, dove il prossimo è rappresentato da un'istituzione come dal vicino di casa, dalla donna del momento all'amica che riesce a provare solo un'avvilente compassione nei suoi confronti. A tal proposito, qualcuno mi disse che Nick appare caustico nei confronti dell'universo femminile, ma lui è uno che non riesce a trovare risposte concrete alle proprie frustrazioni, le sue risoluzioni sono sempre momentanee e vengono smontate a ogni confronto. La Puzza in realtà subisce le donne e le donne lo subiscono a loro volta, come nell'ambiente costruito intorno a lui, dove ogni individuo raggira perennemente l'interlocutore per dopo esserne soggiogato a sua volta.


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© ENRICO MATTIOLI 2017



GABBIE



Gabbie


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Omar Mumba, cittadino italiano, racconta una vicenda di profonda introversione. Nella cassetta postale giungono lettere di strutture presenti in quelle terre, dove ogni bisogno è assoluto e lui non può che assistere desolato alle contraddizioni della società in cui è nato, cresciuto e vive. L’attività costante nei confronti del prossimo in difficoltà, lo rende intransigente verso le leggerezze altrui e il suo guardar lontano fa sì che Omar perda il contatto con gli aspetti a lui vicini, isolandolo ulteriormente. Le giornate passano tra la musica degli U2 e i piatti da lavare, il lavoro in albergo e un'accusa infamante: chi ha bucato le gomme alla macchina del capo?


NOTE

È una storia lieve, a trazione posteriore, cioè, controbilanciata da un progetto pesante alle spalle. 

Il protagonista è un mezzo, mi occorreva un personaggio sul quale riversare i rancori nascosti, le paure e anche le curiosità del prossimo. 

Omar non narra una storia d’integrazione perché lui è già cittadino italiano. Nato a Roma da madre italiana e padre keniota, la sua è una vicenda di profonda introversione.

Omar ha imparato dai genitori, entrambi medici, a non concepire il lavoro come un sostentamento personale e divide lo stipendio di addetto d’albergo supportando con piccole donazioni le associazioni onlus che operano in paesi poveri. Nella sua cassetta postale giungono lettere di strutture presenti nelle terre dove ogni bisogno è assoluto e lui non può che assistere desolato alle contraddizioni della società in cui è nato, cresciuto e vive. 

L’attività costante nei confronti del prossimo in difficoltà, lo rende intransigente verso le leggerezze e le debolezze altrui e questo fa sì che Omar perda il contatto con gli aspetti a lui vicini, isolandolo ulteriormente. 

Le gabbie sono mentali e riguardano i limiti di ognuno di noi. Ci condizionano come zavorre, non ci permettono di vivere pienamente la nostra esistenza. 

Quello che è il pregio di Omar, la solidarietà assoluta verso gli altri, è anche il suo difetto, la mancanza di leggerezza.

Mumba affronta anche il concetto della fede. È un aspetto che lui non riesce ad afferrare, sospeso tra una sua confusione materialistica e una vaga misericordia che lo guida. È il dilemma sul senso dell'esistenza, quel contrasto sulla promessa di una vita migliore in un altro regno e le risposte immediate che occorrono sulla terra.  


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 © ENRICO MATTIOLI 2017



IL BAMBOCCIONE




Il bamboccione



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Una sorella detestabile, un lavoro provvisorio, dei genitori che lo sopportano sempre di meno. La vita di Renato Calloni è segnata dagli effetti devastanti della svastica, com’era chiamata senza precisi motivi la polvere bianca nel suo ambiente. Renato mantiene dignità e rettitudine ma perde l’occupazione, patendo i morsi di una società senza scrupoli. Ricomincia da capo, ricomincia da un fondo senza fondo. Lavoretti di breve durata e una sveglia che risuona come un ordigno, scandiscono ormai le sue giornate. La precarietà è una condizione dove le speranze abortiscono prima di essere concepite. Ti guardi, ti annusi, decidi che non è il caso nemmeno di provare. La solitudine, in una metropoli frenetica, è mitigata dai rapporti con altri emarginati perché i simili si assomigliano, ma non assottigliano.


NOTE

È il diario di un precario. Renato Calloni lavora in un grande magazzino ma i colleghi lo coinvolgono in un traffico di cocaina in cui sono implicati dirigenti e quadri aziendali. È un circolo vizioso e benché Renato sia estraneo alla vicenda, non riesce a dimostrare la sua innocenza. 

I rapporti con la sorella Olga, un personaggio che ha imparato a stare al mondo e a giocare bene le sue carte, e con i genitori, diventano insostenibili. 

Perso il lavoro, segue un percorso costituito da occupazioni temporanee. La sua esistenza si svolge ai margini. Usa la laurea di infermiere presso l’Unione Sanitaria Locale e insieme agli addetti del camper si occupa di assistenza nei centri di accoglienza, in quelle zone della città dove la concentrazione di clandestini è alta. 

Una nota positiva è che Renato ha molto tempo libero ma, ahimè, non sa come sfruttarlo. Girovaga tra quartieri di periferia, stazioni, fermate della metropolitana. La passione per il calcio giovanile unita alle competenze del nuovo lavoro, lo portano a collaborare con l'Autoricambi, la squadra del suo quartiere, come massaggiatore. 

In quella terra chiamata desolazione, i suoi migliori amici sono un tale chiamato Farfuglia, cantante balbuziente che quando canta non balbetta, e Nerone, il cane del pronto soccorso di zona.

La simpatia per Vanessa, laureanda e commessa di fast food, è volutamente platonica perché, ammette Renato, nelle sue condizioni ti guardi, ti annusi, ti chiedi perché dovresti provare

La sua casa è in realtà il bar di Varechina, un egiziano trapiantato, che è un ritrovo di extracomunitari, emarginati e tipi stravaganti con i quali, per forza di cose, solidarizza, non nascondendo un arricchimento che lo tiene, nonostante tutto, attaccato alla vita. 



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 © ENRICO MATTIOLI 2017




STORIE DI QUALUNQUISTI ANONIMI



Storie di qualunquisti anonimi



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Roma, anni ’70, siamo nella periferia sud della città sullo sfondo di un clima segnato dalle tensioni sociali. Questa storia è una cronaca disordinata di eventi che conducono al passaggio tra la prima e la seconda repubblica. Emilio Santini e i suoi amici si apprestano a vivere la nuova stagione appoggiando l’ascesa di un politico rampante. La musica rock e il calcio sono le loro uniche ragioni di vita ma credono di aver trovato una scorciatoia alle difficoltà dell’umano vivere, nell’onorevole Andrea Franzoni, il loro caro vecchio amico. Raggirati dall’opportunismo del politico, i ragazzi giustificano col qualunquismo il proprio fallimento. Il destino regalerà un assist per la rivalsa e nonostante niente potrà rendere il tempo perso, ognuno di loro, alla fine, arginerà il cinismo maturato. Storia di una generazione afflitta dal morbo di Pete Best.


NOTE

Le generazioni successive agli anni '70 - quindi anche la mia - non hanno una caratterizzazione. Intendo che negli anni '60 si parlava del potere dei fiori e dell'amore universale, gli anni '70 furono segnati dalle contestazioni e dal terrorismo ma anche dalle conquiste sociali.

Era presente - nel bene e nel male - una forte socializzazione, una componente di appartenenza che si esprimeva nell'estremismo e nell'avversione all'opposto ma che faceva in modo che le persone si unissero sotto un colore o una bandiera. 

E dopo? Negli anni '80 e nei decenni successivi, una spirale effimera ha soffiato sul fuoco dell'individualizzazione e della realizzazione dell'io.

Poter essere eroi solo per un giorno e i quindici minuti di notorietà per ognuno, hanno tratteggiato - e tratteggiano - l'immaginario collettivo. 

Nel terzo capitolo di Storie di qualunquisti anonimi ho cercato di sintetizzare tutto questo con il discorso agli amici del futuro onorevole Adrea Franzoni:

Le ideologie sono tramontate. Prima ve ne convincerete e meglio sarà per tutti. Che cosa hanno prodotto le ideologie nella storia? Niente, anzi, solo disastri. Non sono io a dirlo: è la cronaca. Certo, qualcuno può dire che solo un’ideologia può farti sentire vivo, solidale, in piena comunione con la razza umana. Sapete come rispondo io? Con un’altra domanda: preferite una dolce menzogna o un’amara verità? E la verità, amici miei, è che se prima non aiutate voi stessi, non sarete mai in grado di aiutare nessun altro. 

Nel libro alcuni dei ragazzi tra cui Emilio Santini, il Bestemmia e il Taciturno, non faticano a condividere il concetto perché privi di una passione politica e sociale. In loro questa teoria trova terreno fertile. Il Cobra e Archimede, invece, inizialmente sono diffidenti proprio perché conservano ancora una coscienza ideologica, pure se sono schierati su barricate opposte. Alla fine anche loro cederanno e saranno affabulati dalle maniere del politico. 

L'opportunismo dell'onorevole Franzoni (l'Infame) costituisce la loro primaria educazione al mondo degli adulti dove i ragazzi troveranno un facile e comodo approdo nell'isola del qualunquismo e dell'indifferenza. 

Quel che accade successivamente è fiction. I ragazzi avranno una possibilità di rivalsa pure se il tempo perduto non tornerà certo indietro. 

Il morbo di Pete Best è la paura del fallimento. Nella vita di ognuno di noi non c'è posto per i passi falsi. 

Pete Best è stato il primo batterista dei Bestles. Quando tratto dei ragazzi di Liverpool ne parlo come di uno dei maggiori fenomeni di comunicazione di massa che siano mai esistiti e non per un'intenzione di imporli al prossimo. 

Credo che la storia di Pete Best insegni più di qualsiasi altro aneddoto. Batterista in carica fino al primo disco (Love me do, '62), viene sostituito perché non ritenuto all'altezza. Un minuto prima della fama mondiale, il ragazzo ha subito uno scippo storico dalla sorte che lo proverà della gloria e dell'immortalità. 

Cos'altro potrebbe succederti di peggio? - È la domanda.

Essere Pete Best - è la risposta.

È davvero un atto eroico restare vivi.

Un aspetto che ho voluto rimarcare è il forte impatto che il messaggio della musica rock ha avuto su questo secolo. Ripeto spesso che la vita di molte persone sarebbe stata diversa senza la musica rock and roll o magari solo senza questo o quel gruppo. È stata la colonna sonora di questi ultimi sessant'anni ed è l'aspetto principale (forse l'unico) che lega le generazioni di oggi con quelle dei '60 o dei '70. 



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 © ENRICO MATTIOLI 2017




LA CITTÅ SENZA USCITA



La città senza uscita


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La città senza uscita è un centro commerciale che ha soppiantato la metropoli. Leopoldo Canapone, addetto di supermercato, è il dipendente con il più alto numero di provvedimenti disciplinari. Terrorizza la clientela suggestionandola con la cattiva qualità dei prodotti, ergendosi a paladino di una lotta alla cultura massificata. Quando il caso gli regala una sterile notorietà, i superiori scoprono che le sue provocazioni fungono da veicolo promozionale. Canapone si trova inserito in un sistema da dove è impossibile fuggire perché il consenso non si può combattere. Il suo momento di celebrità, però, volgerà presto al termine e le vicende lavorative resteranno sospese. Come la vita.


TRAMA

Leopoldo Canapone tira a campare in tale contesto. È invecchiato, ha un passato discutibile che gli viene rinfacciato a ogni passo. Le vicende vissute insieme ai suoi due compagni e colleghi, Giuseppe Vacca e Manolo Lombardoni, continuano a turbare le sue giornate. 

Negli anni in cui la protesta sociale era forte, il gruppo di amici si pose agli estremi. Finito quel periodo, ognuno dei tre ha tentato di farsene una ragione: uno c'è riuscito bene, un altro ne è rimasto stordito, il terzo ha pensato che tutto o quasi gli era ancora concesso. Chi ha tramato contro Peppe Vacca favorendone il licenziamento che lo condurrà fino al suicidio?  

Canappa, come lo chiamano i colleghi, porta ancora il fardello di un pesante senso di colpa, ma è un passato di cui lui ha capito poco e nulla. Lo scorrere del tempo getterà una nuova luce sull'impegno speso, sull'idealismo, sulla natura umana.  

Nel suo stato vegetativo Canapone conserva ancora degli slanci di repulsione. Crede, forse per dare dignità agli anni che furono, di essere paladino di una lotta al consumo indotto e terrorizza la clientela - spesso anche in malafede - suggestionandola con la scarsa qualità dei prodotti. Per questo motivo è il dipendente col più alto numero di provvedimenti disciplinari. I mezzi di controllo sul personale si sono raffinati, la direzione lo tollera isolandolo, ponendolo come il cattivo esempio da non seguire. 

Quella di Canapone è un guerra personale contro il Nix, l'immagine pubblicitaria dell'azienda che non si dovrebbe discutere in alcun modo.

Una casualità fornirà a Leopoldo della fama da quattro soldi, figlia dei tempi che corrono. I rapporti con i colleghi e con i pochi amici che frequenta (su tutti Spider, il pusher del quartiere che per opportunismo comincia ad adularlo convinto che farsi vedere insieme a lui, alimenti il traffico e gli affari), cambiano di colpo. Perfino la clientela, dapprima nauseata dalle sue provocazioni, ora appare divertita. 

L'azienda scopre così che qualsiasi tipo di notorietà funge da veicolo promozionale e la vita di Canapone all'interno del punto vendita diventa morbida e dolce. Lui gode del piacere effimero ma riuscirà a bruciare questo momento favorevole e la sua esistenza tornerà a essere quella di prima. 

Ci sarà spazio per una nuova compassione e per una ritrovata dignità personale che è alla base di ogni individuo. Nella realtà di tutti i giorni, dato che la vita è breve, è complicato passare l'esistenza a lottare contro un sistema cinico, invisibile ma assolutamente vivo e presente. Tenerlo il più possibile fuori dalla propria porta, per quello che ci è dato, è una giusta opportunità.


ASSUNTO

Dopo Avvisiamo la gentile clientela, Leopoldo Canapone torna protagonista di una mia storia. Sono passati gli anni ma lui non è più delegato sindacale, il mercato occupazionale è cambiato, i diritti si sono ristretti così come gli orizzonti dei dipendenti. 

Questa narrazione è più visionaria e surreale, la città descritta non ha una collocazione geografica, potrebbe essere ovunque. È un racconto in cui la dilatazione e l'esasperazione sono i tratti fondamentali. La toponomastica cittadina è sostituita da quella del supermercato, le vie, le strade e  i quartieri lasciano il posto a corsie, corridoi, reparti. Ogni retaggio del passato è filtrato dal revisionismo. Si campa e ci si trascina per mantenere in vita un sistema che ormai è agli sgoccioli.  

Le donne che ricoprono ruoli gestionali sono demansionate da strategie che non lasciano loro spazio decisionale. La strada è già segnata e chi sbaglia passo viene perseguito e umiliato a prescindere dal ruolo. Il resto del personale vive l'esistenza scandita da programmazioni che cambiano di giorno in giorno, di ora in ora, votato a una missione che ha lo scopo di allargare sempre di più l'orario di vendita per coprire le esigenze di una clientela sotto congiuntura e che vede il suo potere di acquisto svanire, dissolversi nella crisi dell'Era del Centro Commerciale. È l'Autarchia, bisogna aiutare il sistema con i pochi mezzi a disposizione, nessuno può esimersi, il cliente è una gallina spennata a cui è rimasta solo la pelle: è a quella che si attacca l'apparato con ogni mezzo persuasivo.    

Al di sopra del carrozzone, c'è un'entità asessuata che si chiama Gruppo o Marchio o Immagine, e chi tenta di infrangere questo cardine non ha possibilità di sopravvivenza. È, appunto, La città senza uscita.


IL CENTRO COMMERCIALE

Se c'è un comune denominatore tra le grandi metropoli, è che le periferie si allargano e si allungano fino a non distinguerne il vertice dall'orizzonte, mentre i centri storici diventano a misura di consumatore. È cambiato il concetto stesso di movimento, il turismo si lega allo shopping.

In queste città, quella che un tempo era la campagna, non prende il posto della periferia ma si trasforma in cemento.

Le metropoli cambiano i connotati per mano di un chirurgo che con l'estetica ha poco a che fare. Tutto è funzionale al consumo.  



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STELLE DI POLVERE




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Stelle di polvere è un rovesciamento del titolo Polvere di stelle, il film con Alberto Sordi e Monica Vitti. 

Riccardo Nola ha un talento naturale nello sbagliare soci e compagni di lavoro. Attore diplomato all'Accademia d'Arte Drammatica, il suo vero dramma è di lavorare solo con gli spot pubblicitari grazie ai pessimi uffici di un impresario dal nome nefasto: Al Sapone. Nonostante questo, gli amici lo adorano, lo invidiano, scambiando la sua precarietà per l'avventura. Lui si reca alle loro feste solo perché deve mangiare, ma tutti vogliono sapere della nuova iniziativa in cui s'è andato a infilare: una chat erotica insieme alla poetessa Eva Pop. È un'esperienza anche questa che dura poco. Riccardo è costretto a vivacchiare lavorando al mercato rionale. Stanco, si fa affabulare da un vago progetto del suo migliore amico e collega, Thomas Albergari di Polonghera, origini nobiliari e famiglia facoltosa. Il progetto consiste nel portare in scena (in realtà sulla strada, sui mezzi pubblici e alle fermate) monologhi tratti da un libro sul Risorgimento e ripercorrere così l'impresa di Garibaldi, ma mentre il Generale riuscì nell'intento di unificare il paese, le strade di Thomas e Riccardo si divideranno. Nel tentativo di non avere rimpianti, si può sacrificare tutta la propria vita e accorgersi che il tempo non è buon amico di nessuno.



APPUNTI

Il lavoro di documentazione incontra tante resistenze. Pochi accettano di buon grado che un intruso si insinui nell’ambiente in cui operano e tenti di riprodurlo. Molti troveranno in quel tentativo aspetti trattati marginalmente, ne metteranno in dubbio l’autenticità.

Stelle di polvere, è un testo di narrativa. Le vicende di Riccardo Nola, il protagonista, non lasciano spazio a illusioni o aspettative.

La pretesa coatta del massimo risultato con il minimo sforzo è un germe diffuso. Sarebbe opportuno ripetere, invece, che non sempre, insistendo e riprovando, si raggiungono risultati certi: è un’equazione errata. A volte, purtroppo, perfino in caso di impegno feroce, le cose non accadono a causa di motivi disparati o sconosciuti.

Questo libro è una riflessione sui tentativi, sui rimpianti, sulla necessità di farsi una ragione al solo fine di andare avanti.



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AVVISIAMO LA GENTILE CLIENTELA



Avvisiamo la gentile clientela 2


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Leopoldo Canapone aveva aspirazioni artistiche. Era sicuro che, presto o tardi, avrebbe varcato la soglia degli Studi di Cinecittà. Sbagliò di poche centinaia di metri. Anni dopo, timbrava il cartellino nel supermercato adiacente agli stabilimenti cinematografici, ma era arte anche quella: come addetto di mercato, doveva indossare una maschera e sorridere al pubblico. Nella società dei consumi, tutti gli echi sono adulterati: Karl Marx è quello della cioccolata con lo strato di caramello e Che Guevara ha ammazzato l’Uomo Ragno. Nomi e cognomi sono uniti a caso, diventano numeri e solo i vezzeggiativi rivelano la vera identità perché legati a un fatto realmente accaduto.


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