Gabbie - terzo capitolo



Gabbie


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Accendo un’altra cicca. È stimato che la marca di sigarette più venduta al mondo uccida settantacinquemila americani in un anno.  Continuo a spippettare imperterrito, non sono certo americano, io!

Lavo i piatti. Preferisco togliermeli subito. È una delle cose più schifose prendere i piatti in cui hai mangiato e guardare tutti i rimasugli delle pietanze finite nel tuo stomaco. Davvero, pensateci: fa proprio ribrezzo.

Io anche ho fatto il soldato. Credo di essere stato uno dei primi neri nell’esercito italiano. Cioè, lo Stato mi ha preso e ho passato un anno della mia vita nella mensa degli ufficiali a lavare padelle, che è una cosa diversa dal lavare i piatti. È meno nauseante perché qualcuno ha usato quei servizi per cucinare.

Lavare i piatti è un po’ come pulire il culo della gente. Voglio dire: è già ripugnante lavarsi il proprio. Certo che è meglio di andare alla guerra.

Lascio risciacquare i piatti dal sapone liquido. Mi ricordo di una lettera che conservo nel bustone giallo, insieme a tutte le altre. Riguarda il problema della privatizzazione dell’acqua. Acqua come bene supremo per tutti. Acqua come bene vitale e non come bene economico. Non amo gli slogan, ma spesso dicono più di tante disquisizioni.

Vado in camera e accendo il video del pc. Il file della discografia degli U2 è ancora fermo. L’applicazione ha scaricato un solo hash mancante in tutta la giornata. Avevo proprio bisogno della voce di bonovox stasera. Mi devo accontentare delle sue parole.

 

Negli anni ottanta ero uno fiero di far parte di quella viziata generazione che ha prodotto Live Aid, Band Aid, We are the world. Fu meraviglioso quel momento in cui Bob Geldof riunì un gruppo di pop star che ha raccolto duecento milioni di dollari per alleviare le conseguenze della carestia in Africa. Tutto questo ha solleticato il mio orgoglio. Sentivamo di aver aperto una strada. I musicisti potevano riuscire laddove i politici fallivano... duecento milioni di dollari! Poi ho saputo che l'Africa spende duecento milioni di dollari a settimana per colmare il debito pubblico nei confronti dell'Occidente.

 

Bono Vox

 

Stamattina ho fatto il consueto giro delle farmacie per acciacchi vari. Scendendo le scale mi sono fermato davanti alla cassetta. Deve esserci un errore nella lettera che leggo perché sono affittuario e non proprietario.

 

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Sono uscito dal portone. I cassonetti erano stracolmi e la spazzatura arrivava fino al marciapiede: che i netturbini sono in sciopero? – ho chiesto alla portiera. – No – ha risposto lei – sono in ritardo.

 

Ho attraversato la strada di corsa perché sembra che per arrivare dall’altra parte del marciapiede, il verde duri ogni giorno di meno. Ho girato l’angolo. Gli addetti della nettezza stavano vuotando i cassonetti: - Al portone di fronte stanno straripando! – ho ricordato loro.

- C’è traffico – ha risposto uno.

Sono arrivato al centro ortopedico. Dovevo sostenere l’esame dinamico e quello statico del piede. Tutto il giorno su e giù per le scale dell’albergo, le mie piante hanno chiesto dei plantari.

 

- Quanto pesa? - Mi ha chiesto il tecnico.

- Settantacin…

- Diciamo ottanta – ha sentenziato lui. – Fa sport?

- Sì, e…

- Diciamo raramente. Salga sulla pedana e si muova solo ai miei comandi.

 

Ho finito la visita e ho prenotato i plantari. Sono uscito e sono arrivato in farmacia. Una fastidiosa infezione alla lingua (afta), mi tormentava da qualche giorno. Ho spiegato alla dottoressa il problema e mi ha dato delle pasticche. Nel libretto di istruzioni, la casa farmaceutica spiegava che bisogna applicarle sotto la lingua senza mandarci la saliva. Ho tenuto l’afta e mi sono ripromesso di scaricare la musica di bonovox che qualcosa di buono l’ha fatta. Ecco perché non ho finito i panini del fast food: perché l’afta non mi fa mangiare da giorni. Infine, ecco spiegato il motivo per cui ho una fame da crepare e vado per il traffico col veleno in bocca!


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 © ENRICO MATTIOLI 2017




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