Gabbie - quarto capitolo

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Gabbie


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Eravamo passati dalle timbrature su carta a quelle magnetiche. Dopo qualche mese alcuni di noi si erano accorti che sulla busta paga gli straordinari non corrispondevano a quelli realmente compiuti. Scrissi due lettere al capo del personale nelle quali stigmatizzavo l’accaduto. Poi m’informai in giro e scoprii che con la timbratura magnetica era possibile tagliare le ore in eccesso. Bastava accedere con una password nel sistema che gestiva i nostri orari e defalcare.

Dopo le mie due lettere, il sistema rimase fuori uso per una settimana e andava resettato, mentre Baresi andò in ferie.

All’epoca lui era il nostro vice direttore al piano e si faceva forte. Era sicuro che la vicenda legata a Sara Ferro ci avesse segnato. Prendemmo contatto con le federazioni sindacali che si precipitarono sul posto. Minacciammo di chiamare la Finanza. Così, ebbi l’onore di una telefonata del dirigente sindacale.

 

- La finanza? Caro Mumba, quelli sai da dove partono e non sai dove arrivano. Vuoi questa responsabilità? Ci sono altri sette hotel in questa catena: vuoi mettere a rischio altri posti di lavoro?

- Ma allora uno che deve fare?

- Ci vogliono prove, caro mio, non supposizioni…

- Gli straordinari sono spariti. Non è una prova?

- Questi sistemi computerizzati vanno testati meglio… oppure potrebbe esserci stato un errore umano…

- Errore umano? Ma se le timbrature magnetiche sono state introdotte proprio per eliminare gli errori di conteggio!

- Devi essere ragionevole, dovete tutti essere ragionevoli. Mancano le ore di straordinario? Fortunatamente ve ne siete accorti e tutto sarà rimesso a posto. Per cautela manderemo una segnalazione alla commissione affinché faccia delle verifiche su quanto è accaduto.

- Ma la commissione di cui parli è aziendale, cosa vuoi che verifichi?

- Ce ne occupiamo noi. Al più presto avrete assicurazioni anche dal capo del personale. Mumba, le cose funzionano così.

- Certo…

 

Per placare la situazione, il capo del personale ci assicurò che avrebbe aperto un’indagine interna. Noi, in cambio, avremmo dovuto darci una calmata, far rientrare tutto quel pandemonio. Ormai la vicenda era diventata di esclusiva pertinenza del sindacato e del gruppo alberghiero. Ci avrebbero pensato loro.

Marta l’interprete, dopo aver fomentato gli animi, fece retromarcia. Durante un’azione di protesta devi contarti, unirti agli altri e non è piacevole costatare di essere rimasti in pochi. Quei pochi, pieni di paure e indecisioni.

Passò un mese. Due. Tre. Un giorno venne il capo del personale per ingiungere tre colleghi, tra i quali me, riguardo a dei saltuari ritardi sulla presa in servizio che lui definì terroristici. Lo apostrofai come persona scorretta, perché solo una persona scorretta poteva sorvolare su quello che era accaduto prima. In virtù di quel fatto, cominciai a collezionare posta nella cassetta.

 

Egregio signor Mumba,

con la presente siamo a contestarle che Ella, a causa del suo comportamento, si è resa inadempiente alle norme disciplinari previste dal vigente C.C.N.L. di categoria e dell’articolo…

In particolare, Ella, il giorno 23 novembre alle ore 11,15 circa, nel corso del sua attività lavorativa, con voce alta alla presenza di colleghi e clienti di questa catena alberghiera, inveiva nei confronti del capo del personale, dandogli dello scorretto; alla richiesta di chiarimenti da parte di quest’ultimo, sosteneva di non volergli parlare, anzi lo invitava ad andarsene.

Nel contestarle formalmente la suddetta infrazione, la invitiamo a presentare le eventuali giustificazioni al riguardo, entro cinque giorni dal ricevimento della presente.


Baresi, abile mediatore, mi ricordò che in precedenti comunicazioni avevo usato il termine stigmatizzare, a loro avviso, più grave e lesivo del termine terrorista. Così, presi contatto con il delegato sindacale.

 

- Ascolta: io ci ho parlato. Si sono calmati. Non gli frega un cazzo di te. Loro vogliono solo che tu ammetta che “scorretto” è più grave di “terrorista”. Tutto qui. Sono dei bastardi, io sono con te.

- Mi stai dicendo che dalla loro posizione, non solo possono defalcare le ore a proprio piacimento e in tutta tranquillità, ma intendono anche sovvertire il senso letterale dei termini?

- Omar… è tutta una cazzata, questa… te l’ho detto: sono dei bastardi. Ma a te che cosa ti costa? Dagli ragione, scusati e tutto finisce lì… non è per te che lo fanno… è solo perché tutti capiscano. Soltanto questo.

 

Le mie scuse non arrivarono e presi una multa di ottanta euro nella busta paga successiva affinché gli altri capissero. Dopodiché, davvero tutto finì lì. Mi calmai anche perché avevo già perso un lavoro in un’associazione onlus dove praticavo l’assistenza ai malati gravi e terminali. Quando l’associazione chiuse per mancanza di fondi, io dovetti arrangiarmi e trovai l’occupazione in albergo. A causa della crisi occupazionale che era alta già a quei tempi, non era il caso di fare troppo gli schizzinosi.

Baresi, dopo circa due mesi dalla mia lettera di contestazione, diventò direttore al piano. Secondo i nostri calcoli, quella promozione affrettata era un premio: era lui il braccio della proprietà. Come mai il sistema andò fuori uso dopo le mie denunce? Baresi andò in ferie o a inquinare le prove? Si poteva accedere al sistema orario da qualsiasi pc, bastava la password e lui la conosceva. Nel sistema era possibile verificare se ci fossero state manomissioni, ma noi non eravamo autorizzati a controllare e la commissione che stava verificando non era tenuta a informare altri se non la proprietà: insomma, non se ne usciva.


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