superCASSIERI


Recensione a cura di Emmanuele Caltabianco


“Super Cassieri” di Enrico Mattioli

Con il suo “Super Cassieri”, Enrico Mattioli ci regala un dissacrante e ilare spaccato sulla vita moderna. Costretti in una mansione trasfigurata in quintessenza del nostro capitalistico vivere, i personaggi di Enrico diventano la personificazione di sofisticate paranoie ed educate nevrosi.

Attraverso una sistematica proposizione di conversazioni inusitate, fatte di risposte politicamente scorrette, che sfidano il nostro civilizzato buon senso, Mattioli ci permette di vedere in tutta la sua nudità le contraddizioni di una vita ordinata dietro schemi reiterati e ridondanti, fatti di servizi alle persone dietro al quale la più creativa essenza dell’animo umano si dissolve in favore di una ordinata sequenzialità di azioni, frammenti di vita reale e polverizzazione del tutto umano.

L’unica soluzione di fronte a questa perdita di senso è una trasfigurazione della propria essenza, un superamento della condizione di individuo professionale. Il cassiere diviene un “Super cassiere”, capace di rimettere in ordine i tasselli proponendo forme nuove, eccentriche, che liberano del senso di costrizione e di vuota quotidianità. La fila alla cassa è il terreno di gioco di questo nuovo super eroe, che fa esercizio della sua rinnovata non-consapevolezza applicandola sugli ignari componenti della fila stessa, piccoli frammenti stereotipati della società e della civiltà moderna.
 

 Emmanuele Caltabianco



avvisiamo la gentile clientela



Ho scritto due libri ambientati al centro commerciale e al supermercato: La città senza uscita e Avvisiamo la gentile clientela.

Le vicende narrate nel format che sto inaugurando, sono ispirate in parte da quei due testi ma anche da situazioni verosimili. 

Avendo operato quasi trent'anni nel settore, ho avuto modo di osservare la categoria, ma in questo spazio non c'è alcuna pretesa di analisi psicologica o sociale. Nelle pillole di superCassieri c'è solo del riso tanto amaro, la malinconia e qualche  cattiveria. Chi è più solo di chi lavora al pubblico?


Enrico Mattioli



CHI È UN SUPERCASSIERE

Da vocabolario

chi in una compagnia di amici amministra il denaro comune, chi in un'amministrazione ha in consegna la cassa con l'incarico di eseguire le riscossioni e i pagamenti, chi in un pubblico esercizio fa gli incassi della vendita minuta ai clienti, è un cassiere.

Ogni operatore di cassa è l’immagine del negozio in cui lavora; e, in quanto immagine, rappresenta l’azienda. Alcuni di questi addetti s’immolano, altri se ne fregano, altri subiscono la situazione.

I cassieri dei supermercati BellaGente, quelli di cui tratto in questo spazio, per distinguersi dai cassieri di un normale esercizio, amano definirsi super cassieri.

Tutti i giorni sono a contatto col pubblico e si credono dei sottili psicologi, pensano d'intuire il carattere di una persona dagli articoli acquistati. Perdono spesso la pazienza, faticano a esprimere la loro personalità. Soprattutto, sono convinti di avere un potere soprannaturale che gli deriva dal gestire una cosa sacra: la fila. 


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Lady Poffin, superCASSIERA senza portafoglio


Ciccio Dello Strambo

Ciccio Dello Straccio, superCASSIERE scelto



Lilli Capavota

Lola Capovolta, superCASSIERA speciale


© ENRICO MATTIOLI 2017


    

superCASSIERI n. 22 - Pinocchia - gelosia



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- Buongiorno Pinocchia.

- Buongiorno direttore.

- Ho visto che avete battuto la spesa alla signorina Lola.

- Chi?

- Andiamo Pinocchia: la signorina Capovolta.

- Ah sì, una mia carissima amica.

- Ricordate quello che ha comprato?

- Mmm… due filoni di pane, cinque kg di pasta, un kg di salsicce…

- Ah! E come mai tutta questa roba?

- Perché? Forse un dipendente, quando finisce il turno, non può fare la spesa?

- Ve lo dico io cos’è: quella aspetta gente in casa!

- E allora?

- Sì, deve essere così, significa che ha ospiti. Vero, Pinocchia?

- E che ne so io?

- Avete detto che è una vostra carissima amica, quindi voi sapete se qualcuno la va a trovare…

- Ma che cos’è: un processo?

- Pinocchia, dunque: parlate!

- Siamo tutte persone libere e possiamo vedere chi vogliamo…

- Pinocchia, scegliete: o siete amico mio o siete amica della signorina Lola!

- In che senso amico mio? Lei così mi fa battere il cuore, sento già le farfalle nello stomaco…

- Pinocchia, come vi permettete?

- E allora io non parlo…

- Pinocchia, voi state coprendo quella donna, le conseguenze saranno terribili!

- Mi sta minacciando, direttore?

- Pinocchia, non mi fate perdere il controllo, che vi spacco la schiena!

- Uffa… bocca mia stai zitta!

- Pinocchia, parlate, ve lo chiedo per l’ultima volta!

- Direttore, io non capisco: se non foste sposato, direi che siete geloso…

- Voi non dovete capire, Pinocchia, voi dovete solo rispondere!

- Li conosco bene quelli come lei: vogliono solo accrescere il proprio harem. Crede di essere un sultano?

- Pinocchia, io sto soffrendo come un cane!

- Se lo merita. Andate tutti dietro a persone che non vi vogliono…

- Pensavo che avreste capito la situazione, credevo foste un... uomo… di mondo!

- Che cosa ci trova in quella smorfiosa?

- Per fortuna che la signorina Capovolta era una vostra amica: figurarsi se era una nemica!

- Che c’entra, direttore: la guerra è guerra…

- Non me lo aspettavo da voi questo atteggiamento, Pinocchia…

- Direttore, non faccia così, ma che sta piangendo?

- Io non piango mai, Pinocchia…

- Stasera io e lei ce ne andiamo al bar, ci prendiamo un cocktail guardandoci negli occhi e lei mi racconta tutto…

- Credete che sia una buona idea?

- Sì direttore, le farà bene.

- Ma sì, avevo proprio bisogno di parlare con qualcuno…

- Ah, ma io non sono qualcuno, direttore. Io sono un vostro amico…

- Grazie, Pinocchia, grazie.

 


 

© ENRICO MATTIOLI 2017




superCASSIERI n. 21 - Canapone - qualcosa in comune -


Leopoldo Canapone



- Dov’è il cassiere? Sono già cinque minuti che aspetto…

- C A N A P O N E  IN CASSA!

- Io ho molta fretta!

- Eccomi!

- Eh, ma dove si era andato a cacciare?

- Ero al rifornimento scaffali, signora…

- Lei non dovrebbe muoversi perché la gente non può aspettare i suoi comodi…

- Stavo lavorando e poi, se cominciamo a discutere, lei perderà altro tempo…

- Ah, lei è un maleducato!

- Non ci crederà, mi tengono proprio per questo!

- Ed è anche molto antipatico…

- Se noi dipendenti stilassimo una classifica sulla simpatia dei clienti, pure lei sarebbe agli ultimi posti. Lo vede che in fondo abbiamo qualcosa in comune?

- Come si permette d’insultarmi davanti al mio nipotino? Marlon, vieni via, non sentire questo cialtrone…

- Come ha detto che si chiama questa specie di bambino?

- Marlon, perché?

- Scommetto che ha anche una nipotina che si chiama Brenda!

- Ho una nipotina, ma si chiama Sharon…

- Certo, Sharon: cosa vuoi di più?

- Che cosa vuole lei!

- Siete la rovina di questa società, la mediocrità che diventa comune, siete la moda scialba, la bassezza senza fondo, siete tendenza-dipendenti…

- Un momento…

- Cosa?

- Lei, per caso, conosce Walter?

- E chi sarebbe questo Walter?

- Il marito di mia figlia.

- E perché dovrei conoscerlo?

- Oh, ma lo sa che lei ha proprio ragione?

- Cioè?

- Lo dicevo sempre a Loredana di non sposare quell’idiota e che col tempo sarebbe appassita dietro a lui. Dentro di me, sentivo le cose che lei ha detto. Studia sociologia o qualcosa del genere?

- No. Soltanto… cassa. Cioè, sono solo un cassiere di supermercato.

- Oh, non un semplice cassiere, però: lei è proprio un super cassiere!

- Grazie.

- Prego. La saluto e le auguro buona giornata. È un piacere condividere qualcosa che giace nel proprio intimo. Arrivederci.

- Buongiorno.

 

Roba da matti! Devo fare più attenzione a toccare certe corde, la nonnina ha vanificato i miei sforzi di provocatore. Mai ricevuti tanti complimenti tutti insieme: giornata di merda!




 © ENRICO MATTIOLI 2017




superCASSIERI n. 20 - Vacca - lezioni di economia


Tratto da Avvisiamo la gentile clientela


Vacca



Canapone: - Cioè, ma hai capito quello che ti sto spiegando?

Vacca: - Ripeti ancora…

- Il signoraggio delle banche è il profitto che si ottiene nell’emettere moneta ed è dato dalla differenza tra il valore nominale sulla banconota e il suo costo tipografico. Se stampare una banconota da 500 euro, costa tre centesimi di euro, lo scarto tra tre centesimi e 500 euro è il suo Signoraggio. È come se tu lasci la macchina al parcheggio e paghi il posteggiatore. Poi, tu vieni al lavoro e lui affitta la tua macchina a un altro e poi a un altro ancora. Alla fine della giornata, il Varechina ha alzato un sacco di soldi con la tua macchina e tu hai pure pagato il parcheggio.

- Stai dicendo che il Varechina presta la mia macchina a qualcuno?

- Cristo, Vacca: è un esempio.

- Ah, ma allora non è vero…

- È un esempio, cavolo, cioè, le banche lo fanno con i soldi.

- E questo si chiama?

- Si dovrebbe chiamare Signoraggio, ma non ne sono più tanto convinto!

- Però, se è vera una cosa del genere, questo è come il bagarinaggio.

- Ecco, Vacca, lo vedi che hai capito? Bravo!

- Però, c'è una cosa che non mi è chiara…

- No, non ricominciare…

- Tu fai tanto il moralista, no?

- Embé?

- Pure tu sei come loro.

- Cazzo dici? Loro chi?

- Tu affitti i film al noleggio, poi fai le copie e te le vendi, ti ricordi l’altro mese? Mi hai fatto quel film americano che non si vedeva bene…

- Che c’entra Vacca, io faccio i falsi mica gli originali. Il parcheggiatore presta la macchina originale, la banca stampa soldi originali.

- Tu fai i falsi, ma li fai pagare. A me non mi pare una cosa fatta bene.

- Ah, non ti pare una cosa fatta bene? Ti pare giusto che ti fanno pagare un cazzo di film o cd originale 20, 30 oppure 50 euro? Alla fine tu non paghi più il film ma il cofanetto e la confezione, insomma: la materialità che è necessaria a creare in un’opera d’intelletto per lucrare sul suo plusvalore, perché altrimenti su un libro o una musica che cavolo puoi speculare?

- Sì, però se uno dice in giro quello che fai, tu finisci nei guai, caro mio.

- Senti stronzo: mi stai minacciando?

- No, però a me non è giusto che mi fai pagare.  



 © ENRICO MATTIOLI 2017




superCASSIERI 19 - Canapone - la fila


Tratto e riadattato da Avvisiamo la gentile clientela


avvisiamo la gentile clientela



Vecchio: - Sono stanco di stare in coda. Se le file sono lunghe la colpa è vostra.

Signora Scarola: - Non c’è la cassa veloce? 

Vecchio: - Signora mia, i cassieri veloci ci vorrebbero.

Signora Scarola: - Beh, adesso mi ascolti, signor Canapone. Osservi il mio carrello: è così pieno! Ero venuta solo per prendere lo sfilatino. Secondo me è la pubblicità che ci frega. Oppure siete voi che piazzate la merce in quel certo modo. È incedibile: non dovevo prendere niente... ma non potevo rinunciare al Mastrovaldo per piatti alla banana, alla patata surgelata col prezzemolo. Mio marito quando ha visto la pubblicità, gli è venuta l’acquolina. E per il mio piccino? Non potevo lasciare lo yogurt tedesco con la novità della vaschetta di mousse! Dov’è lo sfilatino? Ho dimenticato proprio quello di cui avevo bisogno? Non è per caso, che lei gentilmente mi porterebbe lo sfilatino mentre dispongo la merce sulla cassa?

Donna Boccione: - Eh, ma dove è andato? 

Signora Scarola: - È andato a prendermi il pane.

Donna Boccione: - E quanto tempo ci vuole?

Vecchio: - Eh, questi vanno a spasso, non gli va di fare niente...

Donna Boccione: - Senta? Già che se ne va a spasso, mi risponda: avete solo questa maionese? 

Canapone: - No, c’è anche l’altra in basso.

Donna Boccione: - Ma quella è light: vuole insinuare che sono grassa?

Canapone: - Veramente io...

Donna Boccione: - Maleducato! 

Parcheggiatore: - Ciao amigo.

Canapone: - No… devi venire prima se vuoi che ti cambi i soldi. Adesso c’è la fila.

Parcheggiatore: - Io venire quando fare soldi. Come faccio a venire se prima non fare soldi? 

Canapone: - Vabbè, dopotutto mi servono, ho la cassa vuota!  

Donna Boccione: - Ecco. Ci si mette anche lei, adesso? A noi italiani voi cassieri le monete non le contate mai. Io pago con carta di credito e il bancomat qui è sempre guasto. Ce l’avete con me che vi porto un sacco di soldi? Invece di ringraziarci, che noi gli facciamo fare la vita da signori a questi!

Canapone: - Ma signora…

Donna Boccione: - Stia zitto! Come si permette d’interrompermi? Ce ne sta tanta di gente che ha bisogno di lavorare, mentre voi che lavorate, fate solo gli scioperi. Io vi caccerei via tutti! Acc… se ci fosse mio marito! Lui sì che si fa un culo così dalla mattina alla sera… e gli conta pure le monete? Ma lo sa, caro lei, che la figlia di un’amica mia, a furia di frequentare questi tipi strani, è diventata pure vegetale?

Canapone: - Vegetale?

Donna Boccione: - Vegetale. Insomma… non mangia più la carne.



 © ENRICO MATTIOLI 2017


 


superCASSIERI 18 - Canapone, Dello Straccio, Vacca - riunione sindacale



Tratto e riadattato da Avvisiamo la gentile clientela


Leopoldo Canapone


Ciccio Dello Straccio: - I rapporti tra le persone sono mediati attraverso le merci, quindi, non autentici!

Canapone: - Sì. È così Vacca. Capisci?

Vacca: - Sarà pure come dite voi, ma a me, quando parlate di Marx, viene in mente solo la cioccolata con lo strato di caramella al mou che mi faceva impazzire.

Canapone: - … e smettila di bere, Vacca. Sei a una riunione sindacale, oltre che ancora in servizio. Guarda come sei conciato!

Vacca: - Lo sai che ti dico, sporco rosso? Che Guevara ha ammazzato l’Uomo Ragno e gli americani lo hanno eliminato. Sei proprio un coglione se ti metti a competere con i super eroi!

Dello Straccio: - OK Vacca. Però, te la fai la tessera sì o no?

Canapone: - No. Così non vale, caro Dello Straccio. Il tuo è un gioco sporco. Per le tessere c’ero prima io.

Direttore, entrando in sala:- Bravo Vacca, andate insieme ai comunisti! Sono capaci solo di bere e mangiare… e voi, BellaCanapa, state sempre senza fare niente. Cercate di essere positivo…

Canapone: - Come si permette di chiamarmi BellaCanapa? Non sono mica suo fratello!

Direttore: - Appunto. Volete andare a lavorare sì o no?

Canapone: - No.

Direttore: - E io vi faccio una contestazione.

Canapone: - Allora sì.

Direttore: - Bene BellaCanapa. Andate.

 


 © ENRICO MATTIOLI 2017

 



superCASSIERI 17 - Direttore - offerta



Unknown


- Direttore, perché ci ha convocato oltre l’orario di lavoro?

- Dunque, vi ho convocato per presentare la nuova promozione dei supermercati BellaGente. Il nome è già tutto un programma!

- Beh, ma perché questa presentazione in pompa magna?

- È una domanda intelligente, la vostra Poffin. Dunque, questa sarà una promozione speciale.

- Già… a proposito, come si chiama questa promozione?

- Bene, un’altra domanda intelligente, Dello Straccio. Bravo!

- E dunque?

- Reggetevi forte. Il nome è Parapaponzi!

- Parapaponzi?

- Sì, Canapone. Non è fantastico?

- Beh…

- Noto delle perplessità…

- No, no, direttore, buongiorno grazie e scusi molto. Quali perplessità… è davvero un bel nome per una promozione, altroché, buongiorno e scusi.

- Oh, meno male che voi, Chicca, sapete guardare oltre…

- Grazie mille, direttore.

- Prego, Chicca.

- Scusi molto, direttore.

- Di nulla Chicca.

- E buongiorno.

- E grazie, Chicca!

- Prego, direttore…

- Basta così, Chicca… ma c’è anche uno spot musicale che dovrete imparare!

- No, direttore, lo spot no…

- Sì, Canapone, lo spot sì…

- E quale sarebbe lo spot?

- Lo spot è questo: parapaponzi ponzi ponzi, che meraviglia i nostri sconti, paraponzi ponzi pero, non crederai eppure è vero! Beh, che ve ne pare?

- Eh…

- Ah…

- Noto ancora delle perplessità… forse non lo avete ascoltato con attenzione. Volete che ve lo canti di nuovo?

- No, direttore, è bellissimo!

- Oh, grazie, Chicca, se non ci foste voi…

- Grazie mille direttore.

- Prego, Chicca.

- E buongiorno, direttore.

- Buongiorno a voi, Chicca. Ma non finisce qui…

- Ah…

- Eh…

- Sì, ci sono anche i nostri meravigliosi slogans!

- Per esempio?

- Per esempio, Dello Straccio, vi declamerò i versi dello slogan per la cosmetica!

- Wow per la cosmetica, direttore, grazie mille!

- Prego, Chicca.

- Buongiorno, direttore.

- Buongiorno, Chicca. Dunque, vado a leggere?

- Prego direttore…

- Grazie, Chicca…

- Grazie a lei, direttore…

- Dunque:

 Parapaponzi alla bellezza: 

tutta la linea cosmetica per la cura del tuo corpo!

Chiedi i punti ponzi per il concorso!

Un ponzi trucco sul tuo viso per renderti più affascinante agli occhi del tuo lui!

Vieni nei nostri ponzi vendita!

 

- Ma è meraviglioso, direttore!

- E non finisce qui!

- Oh…

- Ah…

- Eh…

- Uh…

- Ih...

- Sì! Pensate che la catena dei supermercati BellaGente, per suscitare un senso di maggiore affiliazione all’azienda, ha deciso che ognuno di voi adotterà il suffisso aziendale Bella davanti al proprio cognome. Contenti?

- Ah…

- Eh…

- Oh…

- Uh…

- Ih...

- Cioè, direttore? Può spiegarsi meglio?

- Ma certo, signorina Capovolta. Dunque:

proprio voi sarete BellaCapa;

Canapone sarà BellaCanapa;

Chicca sarà BellaChicca;

Pinocchia sarà BellaNocchia;

Ciccio Dello Straccio sarà CiccioBello;

Lady Poffin sarà BellaPoffin;

Vacca sarà BellaVacca.


Che cosa c’è, Vacca, perché alzate la mano come a scuola?

 

- Direttore, a me non mi piace BellaVacca.

- Come non vi piace: Vacca, siete impazzito? Ma se è bellissimo…

- No, io… a me… boh? Non mi convince…

- Eh, non vi convince… ormai, Vacca, è deciso. Del resto, non è colpa di nessuno se voi vi chiamate Vacca!

- Beh, ma non è nemmeno colpa mia, eh…

- Eppure, ho la soluzione giusta anche per voi, Vacca.

- Cioè?

- Voi vi chiamerete VaccaBella, eh?

- Eh, direttore, VaccaBella mi sembra meglio di BellaVacca!

- Lo vedete Vacca? Nei supermercati BellaGente, vendiamo anche soluzioni!

- Eh… grazie direttore. Effettivamente, mi sento molto VaccaBella!


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 © ENRICO MATTIOLI 2017

 


superCASSIERI 16 - Vacca - pausa


Vacca


- Canapone? Fammi subito lo scontrino per la merenda, così faccio il turno di pausa…

- Sì Vacca, ma chiedi al cliente se ti fa passare avanti…

 

###

 

- Mi scusi, mi fa battere la merenda che devo andare in pausa?

- Va bene, prego.

- Le dispiace?

- No, vada…

- Perché se le dispiace, io aspetto…

- Assolutamente…

- Davvero?

- Prego…

- Sicuro?

- Passi, signor Vacca, non facciamola così lunga…

- Ah, lei è un po’ aggressivo, io le ho fatto solo una richiesta educata…

- Ok. Signor Vacca? La prego, faccia pure…

- Grazie.

 

###

 

- Canapone?

- Eh?

- Ma tu l’hai sentito quel cliente?

- Cioè?

- È stato veramente aggressivo!

- Mah… forse anche tu la fai sempre tanto lunga…

- Io? Vorresti dire che aveva ragione lui?

- No, non proprio che aveva ragione…

- Ah… eh, perché io gli ho fatto solo una richiesta educata…

- Certo, certo…

- Ma che mi stai liquidando come a dire che la ragione è dei fessi?

- Che cosa?

- Ah, quindi tu stai dando del fesso a me?

- No, Vacca.

- Ah… no perché non sembrava, cioè, come al solito tu ti spieghi male…

- Va bene, Vacca…

- Eh, no, perché…

- Vacca? Perdonami se ti interrompo, ma il tempo scorre, non vorrei che finisse il tuo turno di pausa!

- Oh! Eh, ma tu mi fai parlare e parlare… e parlare…


 

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superCASSIERI 15 - Direttore - chiarimenti


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- Il signor Dello Straccio è desiderato in ufficio!

- Mi dica, signor direttore. Pronto, agile e scattante.

- Andate fuori e convocatemi il ragazzo che chiede l’elemosina al parcheggio.

- Perché, signor direttore, che cosa è successo?

- Voi non vi preoccupate, Dello Straccio, è affar mio.

- Vado.

 

###

 

- Eccomi di ritorno, direttore. Faccio entrare?

- Sì, e lasciateci soli.

- Perfetto, signor direttore.

- Buongiorno. Siete voi che vi occupate del parcheggio?

- Sì.

- Bene. Allora, veniamo al dunque: voi vi piazzate all’entrata del punto vendita e salutate la gente. Da questo gesto, pretendete che la gente vi lasci la mancia. È giusto?

- Veramente, direttore, io no pretendere. Io chiedere per mangiare.

- No, io non discuto la pratica. Io discuto la teoria. Se voi volete soldi perché salutate, a questo punto vi saluto pure io e siamo pari. Giusto, no? Oppure, non mi salutate proprio e a me va bene lo stesso, anzi: tanto mica ci conosciamo, no?

- Direttore, io chiede gesto di solidarietà per mangiare.

- Ho capito che volete mangiare, ma che significa? Allora siate chiari e chiedete soldi! Non usate il mezzo subdolo del saluto, perché altrimenti facciamo diventare l’elemosina una professione bella e buona come tutte le altre.

- Direttore, io non capire…

- Il problema, caro voi, è che qualche persona s’è lamentata, non è che per caso siete stato un po’ aggressivo?

- Io aggredire? No sicuro, direttore, io solo chiedere qualche moneta e stare lì buono…

- Non lo so, magari avete mostrato una faccia feroce…

- Questa soltanto mia faccia, cosa posso fare?

- Dovete stare tranquillo e sereno. Io non essere qui per cacciare voi. Io volere solo un confronto perché ci tenere io a rapporti.

- Sì, direttore, io capito, anche non volere spaventare persona.

- Allora ci siamo chiariti?

- Sì, direttore. Ma non ci essere bisogno.

- No, ci essere bisogno eccome!

- Allora io andare, direttore.

- Bene. E… vi chiedo una cosa segreta.

- Dire, direttore, dire…

- Però, voi non dire in giro questa cosa segreta.

- No, direttore, io non dire. Dire, dire pure…

- Da domani… trovare me un posto per macchina, io stufo aspettare mezz’ora. Questo parcheggio ormai esaurito sempre.

- Tu non preoccupare, direttore. Domani tu trovare posto.

- Allora ci siamo chiariti?

- Sì, direttore. Chiariti.

- Ultima cosa.

- Dire, direttore, dire pure.

- Conoscete qualcuno che lavare macchina per amicizia?

- Sì, direttore, io amico che lava macchina.

- Allora io potere contare su vostro aiuto?

- Certo, direttore.

- Allora ci siamo chiariti?

- Sì, direttore, chiariti.

- Eh, io sapere che voi essere brava persona.


 

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superCASSIERI 14 - Canapone - problema di coscienza



Leopoldo Canapone


- … sono proprio stanco di questa vita. Non è facile, non è proprio facile.

- Lo so. La capisco. Vuole una busta?

- No, grazie. L’ho portata… vedi, ho perso mia moglie alla vigilia delle nozze d’oro. Sto solo, so fare tutto in casa, ma mi sono stancato di tirare avanti.

- Ha figli?

- Sì, tre, ma hanno tutti da fare. Per carità, io li capisco eh, ma ormai parlare con loro, vederli, è diventato più complicato che parlare al presidente!

- Mi dispiace molto.

- L’altro giorno vedevo un film di fantascienza.

- Non mi piace la fantascienza…

- Sì, ma ascolta… era la storia di un ospedale singolare, dove si muore.

- Come sarebbe, dove si muore?  

- Sì, dove quando uno è stanco della vita, oppure è malato, non ce la fa più, può recarsi in questo ospedale.

- Ok. Vada avanti.

- Non c’è molto da aggiungere. Entri in una stanza, dove mettono una musica.

- Che musica? Cioè, si può scegliere?

- Non lo so, nel film era una musica rilassante. Restavi all’ascolto di questa musica preparatoria.

- Preparatoria?

- Canapone, ma mi ascolti? Preparatoria al decesso. Ti facevano una puntura e tu ascoltavi musica fino a…

- Capisco. Lo sa che non è male? A volte, di fronte a questo mondo di merda, può essere dolce anche la morte.

- Sì, ti ci devi trovare. Anche se io ho un problema di coscienza.

- Cioè?

- Solo Iddio può togliere o dare la vita. Non so se è giusto fare certe scelte.

- Boh? Però sa che le dico?

- Dimmi.

- Ci sono dei brani di Jimi Hendrix, dei Led Zeppelin, e ce n’è uno dei Beatles sul Sgt. Pepper dal titolo She’s living home, fatto tutto con viole e violini e se uno deve morire, beh, quelle sarebbero cose belle come ultima cosa da ascoltare: secondo me, in paradiso ascoltano quella roba lì…

- Ah, beh, sì, a me piace il jazz, Canapone…

- E allora perché adesso lei quando esce da qui non passa alla nastroteca del centro commerciale e si prende un bel cd di jazz da ascoltare per il pomeriggio?

- Lo farò, Canapone.    

- È come essere già in paradiso senza allontanarsi troppo, no?

- Già. Cioè, in un certo senso, Canapone, è così… grazie per le tue parole. A volte mi impressioni…

- Oh, a volte impressiono anche me…

 



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superCASSIERI 13 - Chicca & Vacca - scherzo telefonico


Vacca



- Pronto: supermercati BellaGente, buongiorno grazie e scusi mille. In cosa posso esserle utile?

- C’è un ordigno nel punto vendita che può esplodere da un momento all’altro.

- Bene, grazie molto dell’informazione, ma chi parla?

- Che vuol dire, chi parla?

- Grazie, mi deve dire chi è al telefono altrimenti non posso avviare l’emergenza, ha capito?

- No, che non capisco. Se dico che c’è una bomba lei deve far uscire tutti: che sarebbe questa novità?

- Ma veda, amore caro, ci sono delle procedure senza le quali non si procede. Mi spiego, scusi mille?

- No.

- Cioè, non posso prenderla sul serio, eh, scusi e grazie molto dolcezza!

- Come non mi prende sul serio: io sono un bombarolo iscritto all’albo!

- Ah, ecco: buongiorno caro, allora mi dia un numero di matricola…

- Bah… io ho diritto all’anonimato…

- Senta, buongiorno e scusi tanto ancora una volta, sulla faccenda dei diritti io fossi in lei non insisterei e poi diciamo che ci sono anche dei doveri. Può dirmi almeno se sta chiamando a titolo personale, in nome di una società o di un gruppo sovversivo?

- Che significa questo?

- Significa, buongiorno e grazie, che io devo metterla in lista e calendarizzare l’evento, prima di allora non posso accogliere la sua richiesta, mi capisce? Mi scusi molto e grazie, ma lei è da poco che fa questo mestiere?

- Sì, diciamo che è un secondo lavoro… però io sono l’attentatore e le ho dato l’informazione poi lei si prende la responsabilità di quello che potrebbe succedere…

- Eh, si fa presto a dire attentatore, per me lei potrebbe essere chiunque… pronto? Pronto, buongiorno grazie e scusi, mi sente? Pronto?

- Pronto?

- Pronto mi sente, buongiorno molto?

- La linea va e viene, è molto disturbata…

- E sì, infatti, adesso la sento di nuovo, buongiorno.

- Buongiorno. Sì, è che non c’è campo qui magazzino…

- Come sarebbe in magazzino? Buongiorno e scusi mille: ma sei Vacca?

- …

- Pronto? Buongiorno, mi scusi molto: Vacca? Vacca rispondi, grazie mille!

- …

 

###

 

- Il signor Vacca è desiderato in ufficio con la massima urgenza, buongiorno!

- Eccomi!

- Vacca, buongiorno e scusi molto, ma che sei matto a fare queste telefonate, grazie mille?

- Quali telefonate?

- Ma che ti credi che sono scema, buongiorno, grazie mille e scusi una ceppa!

- Ma io…

- A momenti mi facevi prendere uno sturbo: ma perché fai questi scherzi?

- Beh, io… io… 

- E tu e tu e tu… Vacca: scusi molto, eh!

- Comunque, non era uno scherzo...

- Allora scusi molto Vacca, se non era uno scherzo che cos'era? 

- Non lo so. È che c'è troppa monotonia a questo mondo e io… e poi, me l'ha detto Canapone di telefonare, io non c'entro nulla, c'ho messo sola voce ma l'idea era di Canapone. Per le cose teoriche devi rivolgerti a lui!

- Vacca, finiamola qui, vai a lavorare, va...

- E vabbè… ma scusa Chicca, come hai fatto a riconoscermi, così, solo attraverso il telefono? Bah, mi ero messo anche il cappuccio...



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 © ENRICO MATTIOLI 2017

 



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