Su queste pietre fondò un gruppo rock


Handmann,_Euterpe

Euterpe, dea della musica


Novembre 1960. Se il governo britannico non avesse annunciato la fine della leva obbligatoria, la storia della musica rock avrebbe avuto un percorso differente.

Molti non potevano saperlo in quel momento, ancora non era accaduto nulla ma quell'annuncio unì simultaneamente migliaia di adolescenti: ognuno avrebbe avuto un biennio in aggiunta all'ordinario per coltivare l'immaturità prima che la società intervenisse con le sue solide braccia generando degli uomini assennati. Se consideriamo che la vita di molte persone sarebbe stata certo diversa senza la musica rock per la sua propulsione alla cultura giovanile, si può affermare che la decisione del governo d'oltremanica rappresenti la prima pietra della british revolution. Del resto, perfino Elvis, alfiere del rock and roll a stelle e strisce, terminò il suo carburante nel momento in cui partì per prestare servizio a Friedberg, una basa USA in Germania, dove le truppe americane rimasero per venti anni dopo la fine del secondo conflitto. The Pelvis diventò senz'altro più rassicurante. 

A ben riflettere, una reale cultura giovanile forse non esisteva. Prima di quell'epoca, erano i ciuffi, la brillantina e i periodi del college, simbolismi macho di chi era uscito vincitore da una guerra lontana e si adoperava a imporre i propri status al resto del mondo occidentale, compreso quel che pareva suscitare indignazione nei moralisti e nei ben pensanti in patria. Ma più che di cultura giovanile, io parlerei di periodo di preparazione al mondo adulto, un'età e uno stato mentale che inesorabilmente, prima o dopo, si sarebbero abbandonati.

Di quei due anni in regalo dal destino (o chi per esso), il giovane Keith non sapeva che farsene, dopotutto. La vita a Dartford (Kent, venticinque chilometri da Londra), non alimentava prospettive particolarmente affascinanti. 

Eppure in età romana Dartford era stata fondamentale per l'incrocio tra due strade: la Londra Dover e quella che da Londra conduceva all'Est Anglia, cioè al continente. Alla fine del 1961, invece - qualche secolo successivo - la storia passa per la stazione di Dartford, su un treno per pendolari. E' il blues che fa da sfondo e tratteggia il sogno di due diciottenni. C'è l'enfasi e un alone di mitologia a circondare gli appuntamenti della vita. In realtà, nascono per caso e sfuggono alle previsioni. L'incontro tra Micheal Philip Jagger e Keith Richards avviene proprio alla stazione in un giorno qualunque di quotidianità britannica e mi sembra uscito da un romanzo di Joyce: Gente di... Dartford.  

Jagger con un pila di dischi della Chess Records e Richards con la sua chitarra. La Chess Records, i discografici che lanciarono Muddy Waters, Bo Diddley, Chuck Barry, Little Walter e compagnia. Muddy Waters, autore di Rolling Stone. Mick e Keith che si rincontrano perché, in realtà, erano amici dalla scuola elementare. 

Jagger trascorre tutte le mattine del sabato al Carousel con gli amici. E' un locale con il jukebox. Una mattina di gennaio Keith passa a fargli visita. Gran baldoria e inviti a ogni party. E poi c'entrano i dischi e il blues, i giorni passati all'ascolto e a scomporre brani cercando il sound giusto. Fino all'arrivo di Brian, Bill, Charlie, Ian Stuart. E l'amico in comune, Dick Taylor. Su queste pietre Euterpe, dea della musica, fondò un gruppo rock. In seguito, ci fu la sala del Marquee a Londra, prima del pomeriggio a Jermyn Street, quando Lennon e Mc Cartney passarono allo Studio 51 e concessero loro I wanna be your man, la cui composizione andarono a terminare nella stanza di fianco. E prima ancora di (I can't get no) Satisfaction o qualunque altra cosa, prima di tutto forse anche di loro stessi, ci fu l'amore incondizionato per il blues.



  © ENRICO MATTIOLI 2016  



 

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