Nobel for tambourine


Unknown


S’indignano per il Nobel a Dylan perché non è uno scrittore, ma forse il vecchio Bob non è neanche un musicista, tantomeno un poeta. Alcuni sono amareggiati perché lui non scrive libri; vero, almeno non in maniera tradizionale, dicono i dylaniani. Altri ancora ci son rimasti di stucco perché, a loro parere, c’erano figure più meritevoli.

Il Nobel a Dylan è la riprova che l’editoria è sepolta nel modo comune di intenderla.

Eppure il problema non è nemmeno questo. La maggior parte degli scrittori non ha mai ricevuto il Nobel e nemmeno una caramella in omaggio ma ha continuato a scrivere, magari affogando dentro una bottiglia o forse soltanto a brindarci sopra. Ci sono poeti che non hanno mai venduto, altri che hanno raccontato senza scrivere. Altri ancora che non hanno mai avuto un editore, ma hanno raccolto versi lungo la strada.

Il presupposto che la vera letteratura (o il libro, fate voi) debba essere pericoloso e mettere a rischio le certezze di chi legge (tanto per parafrasare superficialmente Cioran) sbatte contro la necessità del riconoscimento di una somma giuria.

La letteratura, a mio modestissimo parere, è agli antipodi di ogni forma di giudizio, di sistema o di qualsiasi organizzazione o ente. Chi o che cosa determinano quel che è politicamente corretto o scorretto?

I premi sono spesso anacronistici, rilasciati per un passato glorioso quando quel passato era considerato immorale mentre, col maturare dei tempi, è divenuto accettabile. Ci si amareggia per Dylan come molti, soltanto ieri, non condivisero il Nobel a Dario Fò. Nel 2002 Mick Jagger ricevette il titolo di Sir (oltre che il disconoscimento di fratellanza da parte del compare Keith Richards), una cosa inimmaginabile negli anni ’60, considerando l’aurea che circondava i Rolling Stones.

Tornando al nostro dilemma, qualcuno domanda: e gli scrittori?

Restano a guardare con un pugno di mosche in mano e la puzza sotto il naso. Chi oggi si lamenta della questione Dylan, non si era mai accorto che conta soltanto vendere? E che la differenza tra due libri mediocri la fa il marketing? E che molti libri di successo sono pianificati a tavolino come una formula? E che l’oggetto libro è un contenitore dove inserire argomenti ricavati da qualche sondaggio?

Troppi addetti ai lavori hanno accettato tutto questo tappandosi le narici, forti di un editore, di una fetta di pubblico e, in qualche caso, di qualche lauto anticipo. Hanno un mestiere che li fa campare e il sistema non è certo il paradiso. È la legge del consumo e non si cambia a piacimento. O qualcuno pensava di essere un ambasciatore dell’arte contemporanea e passata e futura?

Nelle grandi catene librarie troviamo gadget, magliette, accessori di ogni specie, videogiochi, dvd, cd. E anche i libri. Perfino le biografie su Dylan (che ora andranno a ruba), e la musica di Dylan. Nulla nasce dal niente.   

Noto che ancora ci si arrovella su faccende del tipo formato cartaceo o formato elettronico, ma ci sono più verità, mescolate a tante amenità, nelle scritte sui muri dei quartieri che in tanti libri. Leggo e ascolto teorie di pressioni politiche sul conferimento del Nobel per interessi nazionali o cose simili, ma non pensavo di attendere quest’avvenimento per accorgermi dell’influenza, da oltre mezzo secolo, di una parte universalmente egemone in ogni campo dell’umano vivere.

Facciamo che Bob Dylan è un autore di stornelli e non parliamone più.


© ENRICO MATTIOLI 2016   




© Enrico Mattioli 2017