Imagine, John Lennon - equivoci e verità 


Inauguro una rubrica a nome di DJ Mattioli, che sarei sempre io medesimo. Vesto impropriamente i panni del nobile mestiere del dj, causa un problema irrisolto con la musica. Userò di volta in volta, dei brani celebri e non, per cominciare una discussione.


di DJ Mattioli 

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Il brano più equivocato nella storia della musica. Una melodia troppo usata, abusata, ridotta a una canzoncina buonista adatta a ogni occasione: questo, oggi, è il concetto di Imagine, la composizione più celebre di John Lennon, registrata nel 1971, inserita nell’album Imagine, prodotto da Phil Spector.

Chiunque se ne appropria per i propri fini, come fosse uno spot gratuito, espropriando l’autore del pensiero originale. Se John fosse in vita, sarebbe nauseato e avvelenato, nel leggere le lodi alla Yesterday di Lennon, arrivando a valutare l’opportunità di toglierla dal repertorio.

Considerata uno dei più alti inni alla pace, in realtà Lennon pensava che la sua prosa si avvicinasse al Manifesto del Partito Comunista, ed essendo un brano anti tutto, è singolare come questo andare contro il nazionalismo, le religioni, il materialismo e il consumismo, colpisca ancora l’immaginario collettivo. John, candidamente, dichiarava che fu accettata perché coperta di zucchero.

Un brano ipocrita, dicono in molti. L’autore ricco e famoso che canta contro il possesso. Abbracciando questa tesi, tutti i musicisti rock dovrebbero essere banditi dallo stesso pubblico che li sostiene. Quando una persona diventa benestante, se benestante non nasce, deve pagare un pegno. La ricchezza è un aspetto che non è mai perdonato, sembra che si diventi colpevoli nei confronti di qualcuno. Il prezzo è la rinuncia alle proprie idee e alla propria indole. È l’approccio tipico di chi scambia la musica rock per la politica e delega ai musicisti un potere sovrannaturale. John conosceva bene questa sensazione e ci conviveva; ci ha convissuto fino all’otto dicembre del 1980. Considerate le folli motivazioni del suo assassino, Mark David Chapman, possiamo affermare che Imagine è stata la condanna di John Winston Lennon.

Yoko Ono recentemente è stata accreditata come co autrice del brano, riconoscimento che avviene con quarantasei anni di ritardo. Lo stesso John confessava i meriti della moglie in un’intervista del 1980, ma i fans e i critici sostengono che sia uno stratagemma per dilatare i diritti che negli Stati Uniti scadono dopo settanta anni dalla morte dell’autore. Tutto vero, resta da capire in che modo la Ono possa aver influenzato la decisione della National Music Publishers’ Association of America. Dopo quasi cinquant’anni dallo scioglimento dei Beatles, e poco meno di quaranta dalla scomparsa di John, c’è ancora tanto rancore irrisolto intorno alla sua figura e un’aurea di maledizione ed esoterismo circonda sempre il mito dei Fab. Tutto ciò è singolare per una band il cui messaggio fu semplice e fanciullesco: love.

Imagine, a parer mio, è un brano anarchico e l’anarchia è simile a quando si guastano i semafori: la gente si regola da sé, questo non serve a prevenire incidenti ma gli incidenti avvengono anche con i semafori in funzione. Come quando un pazzo ti spara cinque colpi di pistola davanti al portone di casa, nella città che si riconosce in un simbolo innalzato alla libertà, nel paese che è il potente centro di un mondo sempre più in confusione, ma che non ha mai risolto il suo rapporto controverso con le licenze per il possesso di armi.



 © ENRICO MATTIOLI 2017  




© Enrico Mattioli 2017