Il segno di Banksy



IMG_0398


Scendo le scale. L’ascensore è requisito dagli operai che lavorano allo scarico condominiale e nell’androne due inquilini stanno torchiando la portiera, preoccupati che non sia manomessa la colonna. Sbircio dentro la cassetta della posta, dove scadenze e bollette mi guardano beffarde, ma lascio gli avvisi giacere fino al ritorno dal mio giro.

Estate piena a Roma, si combatte la solitudine e si gode una città vivibile. Davanti all’edicola la gente è in astinenza di notizie perché la nuova gestione ha eliminato la rassegna dei giornali e quindi anche la lettura gratuita. È questa l’unica novità, oltre al fatto che sta per cominciare il campionato: se il calcio è l’oppio dei popoli, un giornalaio diventa il pusher del quartiere.

Incontro un vecchio amico di mio padre e mi fermo a parlare del costo della vita. Ho scoperto di assomigliare tanto a papà. Stesse pause, stessi sospiri, stesso passo. Avevo sognato di occuparmi d’altro nel corso della mia esistenza. Musicista da giovane e poi, col sopraggiungere dell’età, scrittore. Speravo di restare lontano dalle faccende quotidiane e invece ora mi trovo come tutti a discutere delle cose che riguardano tutti, come capitava a mio padre. Lui ha trascorso una pensione serena, tranne che all’ultimo. Da quando è mancato, assomiglio a una persona normale e la cosa non mi dispiace.

Gruppetti di anziani camminano senza meta, cercando l’ombra e una fontana. Lungo il vialone alberato, una folla di curiosi fissa il muro della caserma dei pompieri. Mi avvicino. Stanno guardando un disegno con tecnica stencil in cui sono raffigurati due pompieri che reggono una pompa da dove esce fuoco anziché acqua.

- Banksy, questa è opera di Banksy, non può essere che lui! - Urla un ragazzetto con i capelli rasta e la felpa di Marley.

- Chi? - Chiede una vecchietta col carrello della spesa.

- È il massimo esponente della Street Art, signora, quello che fa un disegno sul muro e poi fugge preferendo l’anonimato - spiega ancora colui che chiamerò Bob Marley.

- Mah… una specie di Zorro - fa la vecchia.

- Eh, ma poi che rappresenta ‘sta cosa? - Fa un vecchio a un altro.

- Ma come che rappresenta? È un’opera sul ruolo ambiguo delle istituzioni nella società - spiega ancora il rasta.


Il capannello di persone s’è allargato. Arrivano dei cronisti di una radio. Uno si avvicina a Bob Marley: - È lei che ci ha telefonato?

- Sì, sono stato io. Guardate qua: questo è un Banksy originale!

 

Tutti fotografano con i cellulari. Giunge anche una troupe con telecamera. La minestra infittisce. M’intrattengo con un ragazzo della radio.

- Escluderai che si tratta di Banksy - gli dico - perché lui non si sognerebbe mai di attaccare i vigili del fuoco, un corpo che è al fianco della popolazione con azioni di soccorso e difesa civile. E poi, onestamente, Banksy qui al Quadraro…

- Beh, questo non vuol dire - fa il cronista - anzi, sarebbe plausibile che uno come Banksy appaia in periferia, tutto sommato…

- Ma senti: abbiamo degli esperti di Street Art - si intromette il ragazzo con la felpa di Marley - come fate a dire che non è lui?

- Spiegaci tu, invece, come fai a dire che è lui - risponde il cronista.

- Sono uno studioso di Banksy - replica il rasta - e poi, conosco le sue mosse!

- Già le sue mosse. Stai parlando di Diabolik? - Fa il cronista.

 

Bob Marley si allontana risentito. Si siede sul ciglio del marciapiede, fuma una sigaretta, riflette. Poi si alza e si dirige verso la troupe televisiva. Parlotta con due del gruppo, gesticola. Dopo cinque minuti rilascia un’intervista, raccontando le stesse cose che ha detto in precedenza, aggiungendo che è un writer anch’egli. E che non si sente certo inferiore a Banksy. Alla fine, invasato, gli lancia una sfida in diretta, guardando fisso la telecamera.

- Oh, Banksy, devi darmi una possibilità, io sono qui con la mia faccia e con la mia voce, non mi nascondo certo dietro a una maschera…

 

Mi allontano. Torno al portone, supero la guardiola, dove una radio è sintonizzata sulla stazione che manda l’improbabile notizia della presenza di Banksy nel nostro quartiere. Davanti all’ascensore la portiera sta di nuovo pulendo per le pedate lasciate dagli operai. È esasperata: - Questi vengono, fanno rumore, sporcano e se ne vanno. Lo sa lei che manco li ho visti in faccia?

- Magari era Banksy, signora, anzi, direi che questo è proprio il segno di Banksy!

- Chi? Beato lei che ha voglia di scherzare con tutto questo caldo…



 © ENRICO MATTIOLI 2016   


  

 

© Enrico Mattioli 2017