George Harrison: vita di un giardiniere


George Harrison Beard


Sono una persona molto umile. Non voglio stare a tempo pieno nell’industria della musica, perché sono un giardiniere. Pianto fiori e li guardo crescere. Non vado ai locali o alle feste. Sto a casa e guardo il fiume che scorre”.

Molti affermano che George Harrison fosse il meno interessato a essere un beatle e gli imputano il fatto che anche dopo gli anni sessanta, si sia sempre espresso in maniera caustica sulle trame del suo periodo da Fab. Altri sostengono che sia rimasto schiacciato dalla fama e dall’estro di John e Paul. Il mio amico Nicola, quando George manifestò impressioni poco lusinghiere sugli Oasis, mi disse che a suo parere Harrison era rancoroso perché cosciente di essere un dimenticato.  

È singolare come una delle persone più riservate nel jet set del rock and roll, susciti in realtà, tanta acredine.

Riavvolgendo il nastro della storia, i Beatles furono un fenomeno che esplose all’improvviso. Nacquero dal niente e nel nulla ritornarono. Fu un bagliore irripetibile e irripetuto. Tutti e quattro sono stati i Beatles, malgrado se stessi: John con l’impeto, Paul con l’entusiasmo, Ringo con la sua fedeltà e la capacità di tenere uniti i pezzi; George con la forza di ascoltare, la pazienza di attendere il proprio turno, l’originalità.

Quando George si entusiasmava per qualcosa, aveva la forza di farsi seguire dagli altri, come fu con l’India e con il Maharishi. A lui si deve l’introduzione del sitar nella musica. Il primo grande evento benefico del rock, il concerto per il Bangladesh, fu opera sua.

Riguardo alla frustrazione, in parte riguardava il gruppo ma una notevole percentuale era dovuta all’isteria. I Beatles si mostrarono al pubblico mondiale nel ’63 ma il sodalizio iniziò nel ’58. Il loro fu un rapporto prima di tutto adolescenziale e poi adulto che si trasformò, negli anni del successo, in una questione di affari.

George ha vissuto il suo sviluppo e la sua crescita personale all'ombra di John e Paul e molte dinamiche, causa l’enorme successo, rimasero le stesse dell’adolescenza: come non soffrirne?

Aveva passioni che spaziavano, in modo contraddittorio, dalla Formula Uno alla meditazione e alle donne; dalla musica al giardinaggio e al cinema. George era colui il quale, durante una sera passata con Paul che suonava She’s living home, chiese: - Bella, cos’è?

Quando suo figlio Dhani, dopo che i compagni di scuola lo rincorsero cantando Yellow Submarine e scoprendo così che il padre aveva fatto parte del gruppo, gli chiese perché non mi hai mai detto che eri nei Beatles? George rispose: - Scusa. Suppongo che avrei dovuto parlartene. 

Ma George era anche quello che scrisse All those years ago e When we was Fab. Possedeva un profondo senso dell’ironia e la presunta mancanza di interesse per il meraviglioso periodo era, in realtà, una necessità di dissacrare un demone.

Per capire George Harrison, bisognerebbe accettare ciò che per lui era veramente importante. L’esistenza di George ha oscillato, come poche altre, tra la materialità delle cose terrene e la ricerca di una spiritualità. Per lui i Beatles sono stati un periodo felice e anche tormentato della vita, ma la sua vita non si è fermata con i Beatles. 

Tutte le esperienze, che siano positive o negative, sono fondamentali se ti insegnano qualcosa. Se non insegnano nulla, non sono nulla.

George Harrison 



© ENRICO MATTIOLI 2016   




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