Distanze: Warhol e Pasolini


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Una volta scrissi scherzosamente che ero contro il citazionismo. Preferirei parole o riflessioni semplici ma personali, nell’auspicio che l’autenticità si mantenga a temperatura ambiente.

È ovvio, però, che taluni pensieri andrebbero studiati anziché farne sfoggio sui social network. Ci sono persone che conoscono a memoria ogni aforisma di Charles Bukowski senza averne letto un libro. 

Ne La città senza uscita, apro la storia con un aforisma artefatto di Andy Worhol. L’originale è quello che segue.

Quel che c'è di veramente grande in questo paese è che l'America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca Cola, sai che anche il Presidente beve Coca Cola, Liz Taylor beve Coca Cola, e anche tu puoi berla.

Il mio libro è ambientato in un centro commerciale e il Gruppo dei Supermercati BellaGente lo usa per incentivare il consumo.

Questa riflessione mi ha fatto pensare, paradossalmente, a due pensieri di Pier Paolo Pasolini. Il primo è questo: il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi.

Ognuno oggi ha il potere che subisce, è un potere che manipola i corpi in una maniera orribile e che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o Hitler. Manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi. I valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama: "un genocidio delle culture viventi".

Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori, sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti con altri modelli di comportamento. Questa sostituzione, non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dagli illustri del sistema nazionale. Volevano che gli italiani consumassero in un certo modo e un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro modello umano.

Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, il potere della società dei consumi è riuscito a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari.

E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. È stata una specie di incubo in cui abbiam visto l'Italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest'incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c'è più niente da fare.

L'uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell'uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse più principalmente l'uomo è narciso, ribelle e ama molto la propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa una volta per tutte agli obblighi della società.

Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l'uomo si meccanizzerà talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se ne andranno completamente perdute.


L’altro: Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all'organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d'informazioni. Le strade, la motorizzazione, hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d'informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

 

L’istinto mi fa sentire più vicino Pasolini, eppure, le riflessioni di Warhol, affascinano e colpiscono. E per affascinare non bisogna per forza essere condivisi.

L'arte di Andy Warhol, sfrutta il prodotto e la stessa ripetizione delle immagini da lui proposte, sembra ribadire la necessità del sistema a indurre al consumo continuo perché solo così può restare in vita. Picchia, Warhol, interpreta perfettamente il suo tempo e io, nella mia città (senza uscita, appunto, perché non v’è possibilità di fuga) l’ho immaginato proprio all’entrata di un centro commerciale.

Pasolini ha trattato spesso della differenza tra progresso e sviluppo. Nonostante la difformità sia forte e netta, un’opera rieducativa, fuorviante e alienante, ha fatto in modo che nel tempo le due espressioni divenissero affini. Del resto, ho già scritto che dei termini geneticamente modificati, svuotati cioè, del proprio significato e farciti di nuovi.    

C’è sempre un’america sullo sfondo a far da madre bacchettona e disinibita, cometa artificiale di tutto quel che esiste sotto di essa. Tv, spot e bollicine sono i mezzi per raggiungere un fine. 

Mi vengono a conforto i versi di Vecchioni in Stranamore, quelli di colui che quando si trovò di fronte al mare si sentì un coglione perché più in là non si poteva conquistare niente.  

 

E sì, non si può recingere l’acqua. Oh, ma siamo proprio sicuri?


 

 © ENRICO MATTIOLI 2015 



© Enrico Mattioli 2017