Dignità Autonome di Prostituzione ai tempi di facebook e oltre


Non sarà, questa, una pregiata recensione, ma soltanto una riflessione, magari banale, utile a chi ancora non conosce quello di cui stiamo parlando. Il format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna ha trovato molto calore non solo in scena. In un certo senso, è esploso anche sul social net più conosciuto. Molti clienti son stati circuiti su Facebook. La capacità degli autori, dei collaboratori, dei protagonisti, è stata anche quella di aver plasmato un’applicazione infernale a proprio uso, a ribadire il fatto che sì, la rete può anche risultare pericolosa, dipende solo dall’utilizzo che se ne fa. In Facebook, DAdP diventa una specie di prolungamento dello spettacolo, ma non lo sostituisce, solo chi frequenta il bordello, chi conosce i personaggi (se non tutti perché è impossibile, dato il ricambio continuo, almeno alcuni di questi), può fruirne. Sembra quasi che loro, tutti loro ormai, non possano più decretare da soli la fine di una serie, di una trasferta, perché ormai, loro, tutti loro, appartengono al proprio pubblico. Dignità Autonome di Prostituzione è un raduno di popolo. Ovunque sia, ovunque si trovi, ovunque faccia tappa.

Se in teatro offrono pillole (di piacere) su FB offrono mezze pasticche, a volte inconsapevoli loro stessi, sempre che lo spettatore sia educato al contatto con l’attore e percepisca la differenza tra un personaggio rappresentato e la persona che lo rappresenta. Sembra di essere al bar, al pub, al bistrot.  

È uno spettacolo multifunzionale che si adatta perfetto a ogni pertugio. La strada, il teatro; il web. Pensate a  quelle stanzette dove si svolgono i monologhi: non sono così lontane, per concetto, dai forum, dai blog. Anche qui troviamo degli argomenti, delle discussioni dove ognuno, cliccando, può entrare a vedere. Ma è difficile rendere in poche parole cosa sia.

Mi trovavo a invitare un amico poco prima di mettermi in moto per andare al Casale della Cervelletta, la ormai storica location romana. Anzi, ero già in macchina. Ricevo la chiamata e chiedo al tizio se vorrebbe accompagnarmi. Dico c’è questo spettacolo, Dignità Autonome di Prostituzione e bla bla bla. Mi sento rispondere: Ah! Ci son mignotte?

Ora, a prescindere dalla qualità delle proprie amicizie (ognuno, ahimè, ha quelle che si merita), si rimane spiazzati; all’inizio, per chi non lo  conoscesse, il titolo può essere fuorviante. La prima volta che andai, fu per vedere l’Australiana. C’era un gruppetto di ragazzi insieme a me e credo che fossero militari o qualcosa del genere. Le giravano intorno ammaliati e tutti noi aspettavamo che lei circuisse altre persone per completare il gruppo. Sulle scale, mentre salivamo nella stanza, i ragazzi continuavano con gli schiamazzi, credo che avessero il testosterone a tremila perché l’Australiana era bella, simpatica e scaldava l’ambiente. Ma una volta dentro, l’atmosfera cambiò in modo radicale, non era come si poteva immaginare giù a basso, in quel mercato presunto del sesso. Cominciato il monologo, questi ammutolirono e ne vidi uno con le lacrime agli occhi. Niente era come avevamo previsto.     

  

Loro, essi, i dignitosi, insomma, lo chiamano ormai DAdP, è una sigla, la targa della vettura di una città immaginaria. È fuori dal tempo e per questo si adatta a ogni fattore temporale. È antico (oh, è un bordello vero!), ma anche futuristico, per questo attuale. Viene dalla strada, ma si plasma col fantastico. Elitario, sì, esclusivo, ma del popolo, si può affermare che eleva lo spettatore.

Dov’è che avete visto tanti personaggi tutti insieme? Ve lo dico: nella copertina del Sergent Pepper dei Beatles. Ed Elisabetta Cianchini, in arte Anya, che apre puntualmente la sua bettola a Radio Rock dopo aver parcheggiato la 600 in doppia fila, non si schernisca: lo sa bene lei e può confermarlo. Ma non è certo la quantità che si va celebrando. Betta e Luciano, per taluni aspetti, hanno messo su famiglia, probabile che  dichiarino dei carichi familiari di DAdP anche nei rispettivi modelli 730…

Parlare della genialità di Melchionna, credo sia superfluo. Ok, lo so, questo a lui non può bastare. Ma c’è una cosa che è superiore alle sue capacità: il suo cuore. Non esiste angolo di teatro (o di location) che lui non controlli, così come non esiste post di Facebook che lui non commenti, in cui non si presti come vittima di un tormentone e sono forse questi i momenti che più gli piacciono, quando può avere un contatto diretto col pubblico parla sempre dei suoi attori, probabile che in privato li frusti, a che servono le stanzette, sennò? Ma c’è un aneddoto su Melchionna, che lo rappresenta meglio di qualunque elogio.

Una volta mi contattò un’attrice, invitandomi al suo monologo in DAdP. Io andai e rimasi folgorato al punto che non ho mai capito se quell’attrice fosse realmente brava o praticamente fuori di testa per quanto mi risultò perfetta: una capacità superiore. Non sono un esperto di teatro, ma avevo visto altri spettacoli e altri attori e questa ragazza era stata superlativa perché aveva dato un ritmo forsennato al suo monologo con un finale in crescendo che era un’apoteosi di pazzia e comicità a mio avviso quasi impossibile da applicare. Lei lo aveva fatto. Ne parlai a Luciano successivamente, lui era più entusiasta di questo che per un suo complimento personale, mi sottolineò la fatica e la cura con cui si andava a scegliere questi animali da palco. Lei era Acqua e Sapone, Giulia Innocenti.

La retorica e la piaggeria non appartengono a queste righe perché chi scrive con la maggioranza di loro non ha mai nemmeno parlato, se non qualche battuta su FB. Che nessuno se ne abbia, le facce storiche accompagnano i vecchi frequentatori, dal Militar Gay che credo non abbia saltato un’edizione, abile spalla anche della Innocenti regista in Io ne so qualcosa, all’eclettico Sandro Giordano, prima Lia, ora Pompei e domani chissà e che personalmente mi ha scompisciato con Saverio in Ce n’è per tutti, pellicola di cui al momento non ricordo la regia; al celebre Celebro, alla magistrale signora Golotta, l’Onanista e Goran la guardia del corpo, la Frigida e la Russa e la Francese; Jane, la maestra di canto di Wanda: ci vuol una gran preparazione a cantar così stonati, lo sanno tutti, Wanda, non è mica da questi particolari che si giudica un giocattore…      

Non ho mai parlato con Momo (la Povera Pazza) e mi son fatto l’idea che Momo non parli: canta solamente. Quando vedo Momo penso a John Lennon. No, non per affinità musicali, ovviamente. John diceva che avrebbe voluto essere più grande di Elvis e avrebbe voluto aver scritto Alice nel paese delle meraviglie. Momo è Alice e Dignità è il paese delle meraviglie. Troppo facile? Beh, allora Lennon disse un’altra cosa. All’apice del successo affermò quanto gli mancasse il non potersi sedere tranquillamente al pub per una birra.


L’ultima volta che andai al Casale della Cervelletta, in un momento che uscii per fumare, vidi Momo che si allontanò e si sedette da sola a un tavolo per una birra. Mi fece sorridere, mi piaceva immaginare che s’era allontanata dallo sguardo feroce del suo amministratore di bordello per bere in santa pace. E così decisi di non disturbare.

Passò un’ora o forse un’ora e mezza, non ricordo assolutamente il tempo. Momo salì sul palco e cominciò a cantare un suo brano. Era luglio, forse, comunque estate, e tutti noi presenti sentimmo “veramente” Freddo.                  

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© ENRICO MATTIOLI 2013    



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