IL BAMBOCCIONE




Il bamboccione



Il bamboccione su Amazon - versione cartacea



Quante volte oltre a essere danneggiati abbiamo subito anche lo sberleffo? La pubblica berlina, espressione di origine barbarica, consisteva nell’esporre un colpevole alla derisione generale. Era usata soprattutto nel medioevo ma, ahimè, non solo: Renato Calloni, protagonista di questa storia, è Il bamboccione. Ha l’unica responsabilità di aver perso il lavoro per colpe non sue e si ritrova a sopportare l’ulteriore peso di questo termine canzonatorio con implicite accuse di opportunismo. 

Dura la vita di Renato: una sorella detestabile, dei lavori provvisori, due genitori che lo sopportano sempre di meno. Le giornate del precario Calloni, sono segnate dall’effetto devastante della svastica, com’era chiamata senza precisi motivi la polvere bianca nel suo ambiente. Lui mantiene dignità e rettitudine, ma facilmente raggirato, è coinvolto in un traffico che gli fa perdere l’occupazione, patendo i morsi di una società senza scrupoli.

Ricomincia con lavoretti di breve durata e orari che sconvolgono le sue giornate. La precarietà è una condizione in cui le speranze abortiscono prima ancora di essere concepite. Per usare le parole di Renato, ti guardi, ti annusi, decidi che non è nemmeno il caso di provare.

Nonostante la situazione lo costringa ai margini, lui riesce ad allargare i parametri della sua esistenza, dove aggiungere ancora degli spazi.




NOTE

È il diario di un precario. Renato Calloni lavora in un grande magazzino ma i colleghi lo coinvolgono in un traffico di cocaina in cui sono implicati dirigenti e quadri aziendali. È un circolo vizioso e benché Renato sia estraneo alla vicenda, non riesce a dimostrare la sua innocenza. 

I rapporti con la sorella Olga, un personaggio che ha imparato a stare al mondo e a giocare bene le sue carte, e con i genitori, diventano insostenibili. 

Perso il lavoro, segue un percorso costituito da occupazioni temporanee. La sua esistenza si svolge ai margini. Usa la laurea di infermiere presso l’Unione Sanitaria Locale e insieme agli addetti del camper si occupa di assistenza nei centri di accoglienza, in quelle zone della città dove la concentrazione di clandestini è alta. 

Una nota positiva è che Renato ha molto tempo libero ma, ahimè, non sa come sfruttarlo. Girovaga tra quartieri di periferia, stazioni, fermate della metropolitana. La passione per il calcio giovanile unita alle competenze del nuovo lavoro, lo portano a collaborare con l'Autoricambi, la squadra del suo quartiere, come massaggiatore. 

In quella terra chiamata desolazione, i suoi migliori amici sono un tale chiamato Farfuglia, cantante balbuziente che quando canta non balbetta, e Nerone, il cane del pronto soccorso di zona.

La simpatia per Vanessa, laureanda e commessa di fast food, è volutamente platonica perché, ammette Renato, nelle sue condizioni ti guardi, ti annusi, ti chiedi perché dovresti provare

La sua casa è in realtà il bar di Varechina, un egiziano trapiantato, che è un ritrovo di extracomunitari, emarginati e tipi stravaganti con i quali, per forza di cose, solidarizza, non nascondendo un arricchimento che lo tiene, nonostante tutto, attaccato alla vita. 


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 © ENRICO MATTIOLI 2018




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