Uno scrittore



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Gli scrittori stessi, a domanda specifica spiegano con molta difficoltà chi è uno scrittore. Questo perché è un profilo indefinibile che nella realtà non esiste. È lui il primo a essere posseduto dalla storia che racconta: è solo uno dei tanti posseduti dalle storie che ha letto.

Uno scrittore è un assorbente che assimila le scorie della società. Uno scrittore è un bandito che non chiede riscatto. Un esiliato tornato clandestinamente in città che cerca itinerari perduti. Uno scrittore dovrebbe essere un contrabbandiere e un fuggiasco, un emarginato e una puttana incorruttibile. Egli non ha portafogli né passaporto. È un bugiardo che si occupa di verosimiglianza, un imbroglione di corte che sfila le mutande ai reali. Dovrebbe negare qualsiasi forma d’istituzione e di certezza, accompagnare nella perdita costante di se stessi e usare l’utopia come mezzo di espressione.

Uno scrittore dovrebbe ambire alla censura perché se i libri fossero libri, andrebbero vietati. Uno scrittore dovrebbe pubblicare volantini; o scrivere sui muri affinché non ci siano più muri su cui scrivere; stampare a puntate nella carta dei cioccolatini o nei tovaglioli; perfino sulla carta igienica e sulla porta del cesso; sulle schedine del gioco del lotto, nei pacchetti di sigarette, nella carta da regalo.

Entrare in una narrazione è come camminare sulle nuvole e viaggiare per qualche pagina fino a dimenticarsi di se stessi, del tempo e dello spazio intorno. Esserci dentro fino al collo.



 © ENRICO MATTIOLI 2017



© Enrico Mattioli 2017