Scrittori senza notorietà


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Ho capito che uno scrittore doveva scrivere poco e niente, solo dopo aver scritto troppo. Scrivere è una condizione dello spirito e a volte anche dell’alcol: ci sono dosi sufficienti di poesia nel vino o nella birra e non bisogna giocare a essere Bukowski per rendersene conto; ci sono dosi di prosa e poesia anche nell’acqua, dopotutto.

Scrivere non significa pubblicare. Una bella camminata per il proprio quartiere, lenta, serve a scrivere ma soprattutto a passare meglio il tempo. Ho letto in qualche articolo che scrivere vuol dire creare un mondo ideale e allora, se ciò è possibile, occorre applicare questa regola alla propria esistenza e renderla più accettabile.

Uno scrittore senza notorietà, pur essendo cosciente che in un altro mondo, in un’altra epoca, si sarebbe compiaciuto della propria arte e ne avrebbe tratto giovamento, deve trovare una pace interiore convivendo con quell’anonimato e farsene una ragione. Se è almeno soddisfatto di quando prodotto, sarà ricompensato.

Uno scrittore senza notorietà, fa ancora la spesa dal pizzicagnolo, cerca un buon fornaio e una cantina sociale. Beve birra artigianale e non perché spendere gli piace, ma solo per non dar olio alle catene. Spesso - e non per questo - rimane senza conio e deve aspettare l’agognato ventisette perché - l’avevo già dimenticato - quel tipo di scrittore che scrittore poi non è, offre le natiche a un padrone che lo campa con un altro impiego e non sa delle presunte velleità.

Lo scrittore senza notorietà, gode una pratica contemplazione, si sente confortato delle quattro trattorie che ben frequenta, divide il desco con camionisti ed operai, ma non per questo a prescindere lusinga, come un distinto radicale.

E cosa dire, poi, di quel che ci governa, di chi segue una traccia ma non la inventa, di chi svilisce e sminuisce? A un primo impeto, lui ne farebbe brace per castagne, ma poi perché parlarne di continuo, fino a invelenirsi il sangue?

Da che mondo è mondo, ogni apparato ha confuso, strozzato e sbeffeggiato, eccetto quei sistemi di giustizia popolare che, se mai hanno trionfato, una ragione ci sarà, come pure esiste un responsabile di questa castrazione e che, vuoi vedere, è proprio quel modo imperante che non è mai cambiato ma soltanto, s’è evoluto?    

Consapevole che presto o tardi ogni cosa svanisce, lo scrittore senza notorietà, sorride al letto amico quando a dormire se ne va. 



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© ENRICO MATTIOLI 2016 



 

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