Libro o e-book? Questo non è il problema


Tutto sommato, io proporrei un referendum.

Chi scrive, chi deve vendere un’opera, a mio modesto avviso, non dovrebbe nemmeno porsi la domanda. Va bene qualsiasi formato, anche la pietra o l’intonaco. In tempo di guerra, ogni buco è trincea e il libro è una trincea. Per difendersi da cosa? Boh!

Questa polemica ha senso nella musica, perché è innegabile che il vinile, per gli audiofili, sia preferibile al file mp3 o al cd anche se dipende da quello che ascolti. Mi sono commosso ascoltando musicisti suonare in posti dall’audio pessimo e sono rimasto indifferente innanzi a watt atomici!

Direi, per provare a dare subito una risposta, che la giusta chiave dovrebbe darla sempre il contenuto. Un’emozione è un’emozione, che sia suscitata dalla carta o da byte elettronici, fa lo stesso.

Nell’era digitale, storcere il naso davanti al libro elettronico, è paradossale. Viviamo con il mondo in mano, anzi, al polso, visti gli ultimi prodotti usciti che ci danno l’ora, il tragitto, i messaggi e le mail, come se fossero semplici orologi. Siamo tanti bersaglieri che anziché correre e suonare la tromba, camminano e consultano il telefono o la tavola, senza guardare la strada. Dobbiamo controllare nevroticamente i social, però ci stizziamo se si parla di e-book.

Quando chiedo a qualcuno dell’ultimo libro letto, lui non ricorda oppure non rammenta nemmeno quando ha letto per l’ultima volta un libro. Comincia a sparare titoli a raffica o far cronaca del proprio privato, di dove era e con chi e perché.

Diciamo la verità: chi legge poco su carta, non legge mai in elettronico. Il Reader potrebbe invogliare i patiti dell’elettronica, ma anche farli smettere il giorno seguente (e ci troviamo nel campo delle ipotesi). La carta potrebbe essere il passaggio all’elettronica, ma, in definitiva, io parafraserei il filosofo Massimo Catalano a Quelli della notte: chi legge, legge; chi non legge, non legge. 



Riprendo il concetto di Maurizio Maggiani, attraverso cui lo scrittore di Castelnuovo Magra, sostiene  in un'intervista che l’editoria è già digitale da trent’anni: cambia solo il processo finale - prima in carta e adesso anche in elettronico - ma il progetto libro rimane immutato. 

È possibile che la questione primaria sia nella percezione asettica dell’e-book in quanto fruibile attraverso lo strumento del Reader e che in qualche modo, per molti, limita l’immaginazione, rispetto a una prospettiva (intesa a livello sensoriale, non come possibilità) più ampia che offre la carta.  

I sostenitori dell’e-book affermano che il problema riguarda la materialità (l’oggetto), che nel formato elettronico sparisce. Io sono d’accordo a metà: sparisce per quanto riguarda l’opera, ma si sposta allo strumento di lettura.

Riguardo alle caratteristiche tecniche (non da sottovalutare) occorre fare una distinzione tra i mezzi: il Tablet, esalta la multimedialità perché non serve solo per leggere, il Reader si usa solo per la lettura e per scaricare e-book, le nuove versioni portano anche qualcosa in più, ma si tratta di sottigliezze.

Il Tablet sarà forse usato più dai lettori occasionali ma ha di contro la retroilluminazione che non è un toccasana per la vista, mentre il Reader monta la versione e-ink che offre l’effetto pagina di carta.   

I dati riguardo al mercato sono contrastanti, sia in Italia e sia negli Stati Uniti, soprattutto, sono fortemente indirizzati dalle case produttrici, perciò bisogna tenerne conto solo in parte. Certo è che oltreoceano il Reader ha una diffusione maggiore.

A concludere, la lettura, il mezzo e lo scopo, sono una scelta personale, ma credo che ogni fazione o partigianeria siano assolutamente futili.   


© ENRICO MATTIOLI 2016   

   


    

 

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