Differenze tra autore e scrittore 


Internet-cloud


Oggi attraverso la rete ognuno può pubblicare un libro. L’auto pubblicazione è una distesa d’acqua, non si possono distinguere le sue delimitazioni e nel mare è possibile trovare di tutto.

Lo scrittore, come era percepito un tempo, non esiste più. Esiste l’autore.

La preparazione di uno scrittore nel passato era diversa: esso attingeva dai propri studi, non da internet. Era anche differente il bacino di lettori perché Dante, Petrarca o Manzoni vivevano in una società in cui il tasso di analfabetismo era alto. Non scrivevano per i posteri, nessuno poteva garantir loro l’immortalità artistica.

Ai nostri giorni quella percentuale è notevolmente ridotta, ma si legge poco. La rete è un posto dove c’è un forte incremento di citazioni. Bukowski è uno dei più gettonati, forse perché la sua prosa si adatta molto al web, ma chi cita Bukowski non è detto che abbia letto Bukowski, anzi. La fretta e la velocità sono i motori che muovono il mondo moderno e queste caratteristiche poco si adattano alla lettura. 

Vivono e vegetano personaggi che sfoggiano frasi in latino, altri che si preparano un compitino - storico, culturale, politico, mistico o misto razziale - prima di uscire di casa, al solo scopo di ridurre una distanza. È una condizione patologica da negare a prescindere, ma l’importante è esagerare, tanto per citare - anche noi - qualcuno. 

Tornando alla scrittura, chi scrive raccoglie dati alla portata di tutti. Internet è come un cervello esterno dove recuperare informazioni. Per affermarsi un autore deve mentire nel miglior modo possibile, deve cioè creare una finzione in cui gli altri possano riconoscersi perché è ciò che porta pubblico (lettori).

Tutti, a scanso di ipocrisia, scrivono per essere letti, ma che questo influenzi una trama o addirittura la scelta di un tema, fa male non soltanto alla narrativa, bensì all’arte tutta. 

Una bella copertina funge anche da componente di arredo, una dedica può impressionare nelle pubbliche relazioni. Tutto quel che non serve spesso va a ruba.  

A che cosa serve un libro? 

A rovinare l’esistenza, a far vacillare le convinzioni, a far tacere chi ha tante certezze. Questo andrebbe scritto sulla copertina, come per le sigarette. 

   

 © ENRICO MATTIOLI 2017






© Enrico Mattioli 2017