Come restare scrittori senza editori e senza lettori


Mettere ordine nell’oceano delle pubblicazioni indipendenti o della piccola editoria, è un progetto a dir poco ardito.

Nel web ci sono un numero incalcolabile di siti, gruppi, associazioni, che si propongono di far crescere e diffondere la febbre della lettura.

In un altro post, scrissi interrogandomi se nel nostro paese ci sia mai stato un periodo florido per leggere. Manzoni, Alighieri, tanto per non allontanarsi dai classici e dai cliché, nel loro tempo, hanno visto consumare le proprie opere da lettori accaniti?

 

Il primo dato è che un’opera, qualunque essa sia e di qualsiasi argomento tratti, necessita di tempo. Non so quanto, nell’editoria tradizionale, un editore si adoperi a sufficienza per far resistere un libro. Viviamo nell’epoca del mordi e fuggi e del consumo, e una pubblicazione difficilmente viene meno a questi principi. Parliamoci chiaro, un libro è un prodotto, il grande editore afferma il contrario (e non potrebbe essere altrimenti), ma è così. Un prodotto ha la sua stagionalità, un’opera regge il contrasto con il tempo.

Per questi motivi (e per molti altri), un autore che sceglie la strada dell’auto pubblicazione, non deve avere fretta ma lavorare per fare in modo che il proprio capolavoro (ognuno crede di averne scritto uno), resista. Come? Questo lo ignoro (cit.), altrimenti sarei anche io tra i più letti.

Un vantaggio dell'auto pubblicazione, inoltre, è che si può sempre aggiornare il proprio libro e praticare quel che si impara nel tempo. Io per ora l'ho fatto solo con un titolo, Stelle di polvere. Funziona (il metodo, intendo), anche se continua a non vendere. Oh, almeno la coerenza è salva. 

Il secondo dato è che spesso le opere (di autori indipendenti e di piccoli editori), si perdono nel mare dei gruppi, dei siti e delle associazioni che promuovono la lettura e a cui ho fatto già riferimento all’inizio. Come fare per dar risalto al proprio lavoro? Devo ripetermi: non lo so. Anche in questo caso, ci sono infiniti consigli, il web è fondamentale ma anche dispersivo.

Uno scrittore indipendente o non, deve imparare a scrivere. E per fare ciò, potrebbe occorrere tutta la vita. Scrivere vuol dire costruire una storia, documentarsi, raccogliere appunti, riscrivere più volte. E poi, revisionare, correggere bozze e perfezionarsi nell’editing, due aspetti, anche questi, diversi. E lo scrivo così, in estrema sintesi. Uno scrittore indipendente, in più, deve imparare un percorso di promozione e tutto ciò che già fanno gli addetti ai lavori riconosciuti.

Spesso, sempre più spesso, si fa riferimento all’inutilità dello scrivere e credo che sia un aspetto da considerare, almeno per non cedere alla frustrazione.

Io credo che se non tutto, molto sia legato al proprio ego. Perché scrivere? Si vuole essere letti o si vuole ricevere la soddisfazione di vendere qualche copia? Già, perché vendere ed esser letti non sono cose che vanno a braccetto. Se ci si accontenta di esser letti, esiste la possibilità di scrivere gratis sul web e possibilmente, scrivere breve. Eppure, non è detto che i risultati arrivino. Insomma, diciamocelo: scrivere è auto lesionismo! 

Scrivere e pubblicare sono soprattutto dei lavori differenti. Bisogna impararli entrambi se si è scrittori indipendenti. Si possono sperimentare nuovi approcci, ma occorre sbagliare, riprovare, osservarsi. E aspettare che il tempo faccia il suo corso e che sia la propria passione a resistere, oltre all’opera.    

Occorre riflettere sul ruolo dello scrittore nella società e nella propria epoca. In un sistema e in un periodo storico in cui ogni aspetto si consuma e si getta via, dove ci hanno insegnato che il tempo è denaro e quindi, anche questo arriva e sparisce, perché mai qualcuno altro dovrebbe spendere (che siano soldi, oppure, appunto, tempo), per leggere?

L'ho già scritto e mi ripeto ancora, riguardo alla promozione, al marketing e all'avere pazienza sul percorso del proprio libro, che non è sbagliato prendere in considerazione i testi religiosi o le scritture sacre. Parliamo di letture di gruppo che hanno passato il complicato spazio temporale. 

Qualcuno potrebbe considerarvi dei pazzi, ma ognuno dovrebbe inventare un personale speaker's corner, munirsi di cassetta in legno (che sia resistente), salire e leggere ad alta voce il proprio libro. Al parco, alla stazione della metropolitana o sull'autobus. Se siete timidi, indossate un paio di occhiali. Aiuta. Prima o poi un astante si fermerà ad ascoltarvi, ma accertatevi che non indossi un camice bianco.   

Citiamo all’infinito Emile Cioran, e cioè che un libro deve provocare una ferita e cambiare per sempre la vita di un lettore. Ecco. Siamo veramente certi che gli altri, rapportati a questo tempo, a questo sistema, intendano cambiare la propria vita?

Ci si può ritenere scrittori senza esser letti? Intendo dire, negli ultimi anni, con l'approdo dell'auto pubblicazione, si è pensato che l'editore fosse una figura obsoleta e che uno scrittore potesse farne a meno. Ora mi chiedo: uno scrittore, può fare a meno anche del lettore, e restare ugualmente scrittore?    

Luciano Bianciardi, uno che di spunti ne ha regalati, scrisse Non leggete i libri, fateveli raccontare

E così, per essere auto referenziale, un’attitudine che tuttavia non mi riconosco, ho cominciato a pubblicare sul web dei filmati in cui leggo brevemente passaggi dei miei scritti. Questo non ha portato dei risultati troppo esaltanti anche perché ho dovuto imparare a leggere quello che avevo scritto.


     © ENRICO MATTIOLI 2015




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