Bloggers e scrittori senza rete


Blogger o scrittore? Me lo chiedo anch’io. Tecnicamente il blogger gestisce un diario in rete e ci scrive dei post, qualcosa simile agli articoli di giornale o meglio, dei commenti alle notizie. Più o meno, perché qualcuno potrebbe contraddirmi, ma nell’immaginario comune è una definizione vicina alla realtà.

Scrittore è anche chi scrive una lista della spesa (thanks, Wikipedia), perciò lo scrittore di libri, come lo si intende, è soprattutto un autore di testi.

Tanto per non inflazionare il mercato degli scrittori sedicenti, più che altro molto attenti ai propri scritti e poco agli scritti altrui (dove per altrui si intende non solo altri autori sedicenti ma soprattutto eccellenze che chiunque ha sentito nominare pur senza leggerne una riga), negli ultimi tempi ho tentato di isolarmi, lasciare campo e riflettere (per quel che mi è concesso dalla natura) e gingillarmi con i mezzi (pochi) a disposizione.

Ora direi che vado in rete, pur senza essere un calciatore o un tennista o un pesce. 

La situazione dell’editoria è quella che è, superata la fase dell’autopubblicazione - che non ho scartato ma sulla quale avanzo delle reticenze, non tanto per il lavoro tecnico da produrre su un testo quanto alla promozione (sembra strano, è vero, ma se non comunichi che hai scritto una cosa non te la puoi prendere se gli altri ne restano all’oscuro) - oggi mi trovo a mio agio in una dimensione come la pubblicazione on line, cercando di non essere invasivo e di non rompere i marroni al prossimo. 

Oltretutto, c’è un aspetto che si preferisce non considerare e con cui tocca misurarsi: ognuno pensa che i propri lavori siano speciali e di livello, ma a volte (oh, io scrivo a volte, ma è quasi sempre!), non è così. Pausa.

Ecco, l’ho scritto. Aggiungo: non sempre quello che si scrive è fondamentale per le esistenze del prossimo. Questi, lui, il prossimo, ne può (potrebbe) fare a meno. Se hai scritto qualcosa di valore, prima o poi qualcuno ti scopre. Forse. Ma anche mai. E questo potrebbe perfino risultare un vantaggio. Non voglio scoraggiare nessuno, ma se vi soddisfa, protremmo concordare una definizione simile a non è detto che il mondo si accorga della vostra genialità e potrebbe preferire di rimanere vuoto e povero del vostro capolavoro.

Del resto, non sono stato io ad affermare il concetto per cui la giustizia non è in questa vita, ma in un’altra. Quale? Non saprei. 

Il lavoro più duro sta nell’accettare i limiti della propria esistenza e anche l’anonimato. Magari avrete i vostri quindici minuti di gloria o sarete eroi solo per un giorno. 

Non avvelenate la vostra vita (e quella altrui). Divertitecivi, gingillatecivi, leggetevi. Leggete.

Scrittori di libri tascabili, che avete il manoscritto nel cassetto… tutti gli editori scrivono così. Metafora dell'editoria in Italia? Forse. Nei cassetti e negli armadi, ci son solo manoscritti e scheletri. E perciò, prima ancora di spedire o pubblicare il capolavoro, tirate fuori gli scheletri. Così, tanto per fare pulizia.  


  

    © ENRICO MATTIOLI 2014



   

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