Avrei voluto scrivere Ex cathedra


Unknown


Doveva essere solo l’appendice a una mia inutile biografia, poi ho preferito raccontare. Quelli come me, stilano profili non perché glielo chiede l’editore o il critico, ma per ricucire i fili di un percorso anonimo e per quell’egocentrismo che presuppone il pubblico interesse di quanto riportato.

Ai tempi del mio primo lavoro nell’ambito della Grande Distribuzione, ricevetti un provvedimento disciplinare e volevo sfogarmi. Ripresi a scrivere dopo anni di silenzio, a seguito di un’adolescenza spesa (male) nella musica.

Iniziai a comporre un memoriale che si arricchì di aneddoti, a mio parere, divertenti. L’esigenza di esprimere un canto di dolore, lasciò che s’insinuasse anche una presunta attitudine comica e mi persuasi di avere velleità narrative.

Mi trasformai in un carnefice che prendeva in ostaggio amici, colleghi, familiari, attento che ognuno di essi leggesse con partecipazione e divertimento, il prodotto della mia creazione. Diventai permaloso e anche molto solo, infatti, tutte queste persone cominciarono a tenermi distante. Loro aspettavano che la mania sfogasse verso attitudini meno invasive per ognuno, ma perfino il superiore che aveva redatto il provvedimento, maledisse l'istante solenne in cui aveva concepito un mostro.

Nicola era un mio vecchio compagno di scuola media, negli anni eravamo rimasti in contatto. Alle scuole superiori avevamo scelto indirizzi tecnici diversi e lui aveva avuto come insegnante di lettere, Domenico Starnone, autore del libro di successo Ex cathedra, da cui era stato tratto il film di Daniele Lucchetti, La scuola, con Silvio Orlando e Anna Galiena.

Nicola, forse per scaricare su altri le mie torture, disse che avrebbe potuto avvicinare il suo professore, se soltanto questi si fosse ricordato di lui. Poi suggerì di inviargli il manoscritto alla sede del Manifesto, il giornale con cui Starnone collaborava. Lo feci. Andai all’ufficio postale di zona, inviai la raccomandata e restai in attesa: il giorno dopo non mi aveva ancora risposto!

Passarono settimane, mi dimenticai di lui e, per qualche minuto di ogni mia giornata, perfino del manoscritto. Nel frattempo, avevo iniziato a leggere Ex cathedra. Il testo era di un umorismo sottile, si percepiva la grande passione per la scuola pubblica, nonostante le difficoltà in cui il settore versava. La scuola era il protagonista della storia e lui, Domenico Starnone, il narratore. Mi faceva sorridere la sua autoironia, tutti quei personaggi, studenti e docenti, erano degli schizzi mai troppo accentuati, eppure, caratterizzati in modo perfetto. Erano figure che avevo conosciuto con altri nomi e con vezzeggiativi diversi: qualcuno di questi ero io senza dubbio.

Ex cathedra era un viaggio a ritroso negli anni di un’adolescenza che avevo odiato proprio per la presenza dei tormenti scolastici. Quel libro gettò una nuova luce sul passato, rimosso tanto fu amaro, in qualche modo riuscii a esorcizzare un cammino poco entusiasmante, evocando reminiscenze più dolci e nascoste.

Comprai anche il DVD. Lo vidi ripetutamente, Silvio Orlando o Domenico Starnone - ma preferibilmente Anna Galiena – erano i docenti che avrei voluto e che forse avevo realmente frequentato senza saperne cogliere il lavoro.

Poi, Domenico Starnone rispose. Mi scrisse, non so dire ora se gentilmente o sinceramente ma devo credere, almeno per la stima che gli porto, alla seconda ipotesi, dicendo che quella storia era senz’altro divertente, che avrei dovuto sgrezzare uno stile ridondante ma, se la scrittura fosse stata realmente il mio diletto, che avrei dovuto continuare.

Avrei voluto scrivere io Ex cathedra e non ci sono mai riuscito, eppure, riguardo alla mia attività di scrittura, Domenico Starnone, che non ho mai incontrato, è responsabile diretto: se avesse risposto in altro modo, avrei sicuramente deposto le armi.  


Ex cathedra e altre storie di scuola - Domenico Starnone

La scuola - Daniele Lucchetti

  

 


© ENRICO MATTIOLI 2017

 

© Enrico Mattioli 2017