Alla vita, così com'è.



3565-bel-ami


Ognuno conduce una battaglia sacrosanta per il proprio stato sociale. Chiunque, marca il terreno per proteggerlo dalla causa altrui che, se assecondata, minerebbe quel territorio inviolabile.

Non mi riferisco a questioni internazionali o di politica ordinaria. Io mi rivolgo alla vita, così com’è. Alla ferocia inconscia di taluni sottili ricatti. M’indigno, sì, come un certo comune pensare m’impone; ne faccio questioni, mi schiero, aborro e resto basito: come non potrei?

Percepisco il silenzio scendere come la neve che non fa rumore, quando apprendo dell’abbandono al proprio destino, tanto di un vecchio rincoglionito quanto di una bestia ormai cresciuta. O della fine di un’amicizia che lascia a disagio e in genere per qualsiasi cosa non serva più e intralci la strada a qualcuno. Accade per non urtare la serenità di una convivenza o solo per la propria tranquillità. Lo strazio del più debole, dopotutto, col passare del tempo diventa flebile. È soltanto la vita, così com’è.

Lo stesso Guy de Maupassant nel romanzo Bel Ami, narra la scalata di George Duroy nella Parigi del diciannovesimo secolo. Militare in congedo, trasferitosi nella capitale con impiego alle Ferrovie, George osserva la vita agiata dell’alta società parigina e si consuma per l’invidia. Casualmente incontra un vecchio commilitone, ora caporedattore de La vie française. Costui lo incoraggia a intraprendere la carriera nel giornalismo, presentandogli le persone giuste: sta creando un mostro. Rinnegando le origini modeste, da uomo ambizioso e da gran seduttore qual è, Duroy avvierà un’arrampicata che lo porterà a manipolare uomini potenti e donne intelligentissime. Privo di scrupoli, George Duroy rappresenta il mediocre determinato che usa chiunque e qualunque mezzo per arrivare al successo.     

Nella vita, così com’è, il successo sarebbe già rappresentato dall’evitare gli inconvenienti. Le abitudini, anche le sbagliate, si adattano alla postura di chiunque. Ognuno ha dei motivi superiori, nell’arco di quello che Bukowski definisce in Hollywood Hollywood, il tritacarne umano dell’esistenza. Le cronache sviluppano l’intransigenza e il senso di giustizia, riguardo alla società in cui vivi. Poi, nel privato, lontano dai riflettori, diventi un giudice compiacente con te stesso. Le cronache ti esaltano, sì, il tuo equilibrio resta così fragile. Basta un niente, quando ti muovi nei margini stretti del panico, e il controllo che credevi di avere, vola via. C’è da chiedersi, quando quel che resta intorno è desolazione, emarginazione, come si riesca a vivere ugualmente.

Riflessione di bassa retorica. George Duroy è una matrice ben raffigurata, perfino sconosciuta a chi non ha letto Bel Ami, ma il suo spirito, comunque si voglia definirlo, aleggia in qualsiasi tipo di società che mente umana sia in grado di percepire. E non serve nemmeno leggere Maupassant, dopotutto. Duroy il mediocre, è chiunque. È soltanto la vita, così com’è.



Il bamboccioneLEGGI L'ANTEPRIMA GRATUITA

© ENRICO MATTIOLI 2017 


 

© Enrico Mattioli 2017