A Natale non comprate libri, leggete i panettoni!

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Vero è che certi libri sarebbe meglio non vedessero mai pubblicazione (… e per carità, è considerazione opinabile, per qualcuno o molti, tra quei libri ci dovrebbero essere proprio i miei), così come certe pellicole non dovrebbero mai trovare finanziamenti, certe session musicali non dovrebbero mai trovare una sala libera: insomma, ci si può sbizzarrire con le maledizioni di sorta. 

Il punto, per tornare all'editoria, è che, a mio avviso, pubblicare quei certi libri (o libri di merda, tanto per essere diretti), non significa che non si sappia scrivere e questo è ancora più sconfortante perché evidenzia una malafede editoriale che vede coinvolti sia il mercato che pretende quei libri giacchè considera il libro una merce, ma anche chi quei libri li scrive, li pubblica, li presenta, chi li sponsorizza, li pubblicizza in televisione con ospitate e forti spinte. 

Si cerca il genere più consumato, si provano formule magiche e ricette editoriali, si sfrutta la fame di evasione del lettore ed è sacrosanto non scardinare il suo standar, non disturbare quel sogno del futile. E attenzione, per fare tanto bisogna essere preparati, ripeto ancora che chi scrive certe cose non è affatto un cattivo scrittore, forse è più bravo addirittura dello scrittore onesto perché ci vuole del talento a scrivere cose che forse non piacciono nemmeno all'autore, ma sono cose che il pubblico vuole. 

Oggi l'imprenditore è presente in tutti i campi anche e soprattutto in quello artistico. Vuole, cerca, pretende, successo e onori e contanti. 

L'imprenditore di successo limita al massimo il proprio rischio. Quindi, se ho un pubblico che apprezza come tematica il pettegolezzo quanto la scalata di chi ce l'ha fatta, perché dovrei rischiare l'insuccesso e trattare di altro?

Tra poco sarà Natale, usciranno pubblicazioni, nuove edizioni, ulteriori rivelazioni. Ci saranno più libri che panettori. Il mio augurio è che si acquistino solo panettoni perché i libri non si leggono, si regalano soltanto. Diciamolo: mettere un libro sotto l'albero è una triste metafora industriale (materia prima e prodotto finito) e stride con la spiritualità. 


Cos'è un libro?

Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve allargarle. Un libro deve essere un pericolo. A cosa serviranno mai i libri? A imparare? No di certo, per imparare basta andare a scuola. No; io credo che un libro debba essere davvero una ferita, che debba cambiare in qualche modo la vita del lettore. 

Emil Cioran


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