Lettere dal pub - Lee Hooker


John_Lee_Hooker



Sono tutte immaginarie le cose che possiedo e nessuno me le può togliere. Conosco due cose che alimentano la fantasia: la musica e la birra. A parte il sesso, che può appagare (o non appagare), pure se dopotutto, il rock and roll è sesso, quindi si torna al punto di partenza.

Non puoi certo dire che seguendo il ritmo di uno come Lee Hooker, qualcosa non si scateni nel tuo stomaco per spingersi più giù, e che non ti venga voglia di scopare. Che lo faccia oppure no, sai che quella cosa può liberare l’animale che c’è in te. Conosco molti chitarristi che fanno sesso andando a ritmo con la chitarra di qualcun altro. È un buon allenamento. Che dire? Io sono a corto di fiato.

 

È possibile bere o mangiare una cosa in questo posto?


Guardo l’uomo. Sono paralizzato: è il Re del Boogie! Ormai mi pare che solo a pensarli, i fantasmi si materializzino.


- Ci penso io, John: Johnny, porta una birra! – Dico a Johnny B. Strong.

- Ok, Johnny – risponde B. Strong.

- Johnny, prepara una patatina: svelto! - Dico a Johnny Stand By.

- Cinque minuti ed è pronta, Johnny – risponde Stand By.

- Che confusione, Johnny: ma in questo posto tutti si chiamano Johnny? - Mi chiede il Re.

- Sì, è per Berry. Sai, Johnny B. Goode

- Perché mai quest’omaggio al vecchio Chuck?

- Perché lui è il padre.

- Di chi?

- Del rock and roll.

- Mi dispiace dirtelo, Johnny, ma non si sa con esattezza chi sia il padre del rock and roll.

- Oh… non lo dici per questioni in sospeso con Berry?

- No, per niente. E non ha neanche una madre, il rock, figliuolo...

- Oh… dunque, non sarà mica opera dello spirito santo?

- Non essere blasfemo, Johnny. Mio padre era un predicatore battista.

- Oh, capisco.

- E così, qui tutti si chiamano Johnny.

- Sì, è una delle nostre caratteristiche.

- Già. E quali sono le altre?

- Beh… in realtà, questa è l’unica caratteristica.

- Ah, è una bella caratteristica.

- Davvero?

- No… ma la tua la birra è buona.

- In alto i boccali, alla tua salute, Re del Boogie.

- Già, è così che mi chiamavano tutti.

- C’è qualcosa di eccellente in questo.

- Eccellente? Parli come un Lord, figliuolo…

- Non condividi?

- Tutti siamo dei re, in qualche modo.

- Beh, non tutti.

- Perché? Tu non sei forse il Re di questo pub?

- In un certo senso…

- No “in un certo senso”: tu sei proprio il Re, in questo posto!

- Mi stai convincendo – rispondo. Poi, mi rivolgo a Johnny B. Bup: - Hey, Johnny, portami un’altra spina. Subito!

- Non puoi prenderla da solo, Johnny? Io devo aiutare Johnny B. Cool ha scaricare i fusti della birra. Pesano un accidente!

- Come ti permetti, Johnny? È un ordine!

- Ma che ti prende, Johnny?

- Io sono il Re del pub, ecco che mi prende!

- Beh, ma allora se tu sei il Re del pub, io sono il Re della banco della birra, Johnny. Quindi prendila da solo!

 


Guardo esterrefatto il Re del Boogie. Non ho trovato conferme alla mia nuova, presunta, consapevolezza. Lui dice: - Non te la prendere, Johnny. In fondo ognuno è il Re in qualche cosa. Capisci? 

- Temo di sì. Allora non serve a niente essere un re – rispondo.

- È per te stesso, Johnny. Serve per la tua autostima.

- Beh, ma…

- Ascolta, Johnny: io non ero il Re del Boogie perché ero bravo o per un diritto divino. È solo che quando io cantavo, prendevo il tuo dolore, lo mettevo sulle mie spalle e ti aiutavo a portarlo. Insomma, è una metafora, Johnny. Per questo dicevano che ero il Re del Boogie.

- Oh… ma a me nessuno dice che sono il Re di questo pub!

- Lo dico io, Johnny. È un posto favoloso questo, dove io posso venire e stare in pace a ristorarmi. E per questo, tu sei il Re di questo pub.

- Oh, grazie molto. In effetti, la tua è una visione diversa.

- È il blues, Johnny, uno stile di vita, come la meditazione o la preghiera o qualunque cosa in cui tu creda.

- Io non ho una cosa in cui credere.

- Beh, tu credi nel blues, nel rock, nella musica, nella birra.

- Questo è vero.

- Certo che è vero. 

- Però, c’è una cosa che non mi piace.

- E cosa?

- Che prima o poi, un re deve abdicare, prima che qualcuno gli sfili il trono da sotto il culo.

- Non è proprio così, sai Johnny? Non nella musica…

- Che cosa vuoi dire?

- Beh, tu pensi che io sia morto, ma lascia che ti dica una cosa: non è così.

- Non è così?

- No: io vivo nell’anima di tutti quelli che ascoltano ancora la mia chitarra suonare, mi capisci? Quindi, sono ancora il Re del Boogie, nonostante tutto.

- Lo sai perché ho scelto di chiamarmi Johnny B. Boogie?

- Certo che lo so. Non è un caso se sono capitato qui. Questo blues è per te, Johnny B. Boogie.


POST DAL JOHNNY’S PUB

 



© ENRICO MATTIOLI 2018 



 

© Enrico Mattioli 2018