Lettere dal pub - Joplin



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Possiedo tutte cose immaginarie e a volte ho l’impressione di aver sbagliato. Sono fuggito, mi sono isolato dal mondo, dove mi sentivo inadeguato, per rifugiarmi in questo posto: è solo qui che ritrovo una mia armonia. La solitudine è una droga, non riesco a fronteggiare serenamente gli accadimenti e così ho lasciato che nella mia vita non succedesse nulla. La osservo scivolare via, niente è cambiato da quando ero un ragazzo, è un bene questo?

Tutti hanno trovato una strada, in una maniera o nell’altra, tutti sono riusciti a integrarsi e a crescere. C’è una sentenza inappuntabile nella logica delle cose che vanno in onda, ed è che io sono un fallito di bell’aspetto, un emarginato che tenta di nascondere la sua condizione. È difficile gestire la sofferenza.

 

- La logica di questo mondo è stupida, Johnny.

- Oh, tu ragazza, proprio tu: devo sembrarti un cretino, vero?

- Mi offri una birra rossa, Johnny? Ho sentito in giro che è molto buona.

- Oh, ma certo: Johnny – dico a Johnny B. Strong – una birra per lei. E una per me.

- Subito, Johnny – risponde lui.

- Stavamo dicendo? – Le chiedo.

- Non c’è bisogno di ripetere - fa lei – ti ho ascoltato. Non hai segreti per me, Johnny…

- Oh bene, è un tale sollievo non dover ripetere… non vorrei annoiarti…

- Oh, andiamo, tu sei il mio Bobby McGee, dolcezza…

- È un onore…

- Oh, però, non essere così compiacente, Johnny…

- Eh, me lo dicono tutti…



- Lo so, s’è sparsa la voce, Johnny… tu sei il nostro idolo…

- No, non dire così, ti prego…

- Na nana nana… stare bene è facile, quando canti pezzi blues…

- Oh, yeah…

- Mi fa sentire bene questo posto, Johnny…

- Tu mi fai sentire bene!

- Ne sono felice, Johnny. Non badare a quello che dice la gente, lasciali fare, te lo dice una che fu eletta uomo più brutto del campus, quando ero all’università…

- Certo, non dev’essere facile quando sei giovane…

- No. Beh, quei ricordi sono amari… ah, la mia acne giovanile…

- Già…

- Sai che cosa ti invidio, Johnny?

- Tu a me? E che cosa?

- Tu non hai paura della solitudine. Io ne ero terrorizzata…

- Io non ho la tua voce…

- Avevo paura che mi abbandonasse, una paura fottuta, Johnny…

- Beh, non t’ha mai abbandonato.

- No, era solo una paura. Sembra che la testa non smetta di proporti brutti pensieri… è questo che mi faceva paura della solitudine, Johnny… ma poi ho capito che quei pensieri, erano solo parole. E io le usavo cantandoci sopra.

- Facendo l’amore con ventimila persone…

- Eh, non fare il moralista. 



- Era solo per dire…

- È il blues, Johnny, è tutto qui, non c’è molto altro…

- Già, facile a dirsi…

- Ah, come mi fa sentire bene questo posto!

- Puoi venire quando vuoi, lo sai?

- Lo so, dolcezza…

- Sicuro.

- Lo sai che cosa facciamo, adesso, Johnny?

- Che cosa facciamo?

- Ci beviamo un’altra birra!

- Senz’altro!

- Ma tu non essere così compiacente, Johnny!

- No, macché…

- Oh, come mi sento bene in questo posto!

- Tu… sei così bella quando sei felice…

- Sei un brav’uomo, Johnny… è facile, quando canti pezzi blues… na nana na…

- Yeah…

- Ora farò una cosa solo per te, Johnny, ma tu non pensare più di essere un fallito.

- Va bene.

- La fragilità, a che serve nasconderla? Molla qualche cazzotto al vento, Johnny. Sarà come affrontare la vita.

- Già.

- E ricorda: ogni volta che vedrò una cartolina con scritto Lettere dal Johnny’s pub, io correrò a trovarti, Johnny.

- Bene.

- Ok? Il prossimo brano è un riadattamento. Si chiama, Me and Johnny B. Boogie


POST DAL JOHNNY’S PUB

 



© ENRICO MATTIOLI 2018 

 



© Enrico Mattioli 2018