Roma: la via del cinema


Roma è un immenso set cinematografico, come tutte le grandi città, anzi, come tutti i posti del mondo, perché ogni luogo è degno di essere raccontato.

Nella zona di Cinecittà, dove sorgono anche gli studi, qualche anno fa è stata inaugurata la via del cinema, che in realtà sarebbe una porzione della Via Tuscolana (il marciapiede di destra, se si esce in direzione dei Castelli Romani), e copre dalla fermata metrò Giulio Agricola fino alla fermata Subaugusta. 

Lungo questo boulevard ci sono ristoranti, panchine, pavimentazione, autorimesse, pensiline e locali che si rifanno alla storia del cinema: la manutenzione di questo tratto, però, non è adeguata. Se con quest'opera si voleva richiamare pubblico e attenzione, oggi sarebbe bene fare silenzio.


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La zona è composta da vari perimetri (chiamarli quartieri risulta un eccesso di zelo toponomastico), Don Bosco, Cinecittà, Tuscolano, Quadraro.

A pochi centinaia di metri dagli studi, sorge Piazza di Cinecittà. Attualmente ci sono bancarelle e parcheggi, un tempo faceva capolinea il tram che partendo da Via Principe Amedeo (zona stazione Termini) giungeva in zona tagliando in due le vie consolari Appia e Tuscolana. Ora quel tragitto è nascosto dai parcheggi che sono stati ricavati dalla soppressione della strada ferrata.

La stazione di Cinecittà, vide protagonista Anna Magnani nelle scene di Bellissima. Proprio davanti, è la sede circoscrizionale di zona, la X. E’ un edificio storico, non tanto per la sua architettura, ma perché Nanni Loy girò alcune scene de Audace colpo dei soliti ignoti, in particolare, era l’ospedale dove era ricoverato il povero Capannelle, e nella via limitrofa, gli audaci tentano di scrollare da un albero la valigia contenente il bottino della rapina al totocalcio e che circa un chilometro dopo, nascondono incautamente sotto una panchina di Piazza San Giovanni Bosco.


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Proseguendo il cammino, passando per parcheggi vitali a ogni quartiere popolare, immaginando di essere trasportati dal lento e pesante percorso tramviario, si arriva a Piazza dei Consoli, dove risiede la Torretta del Quadraro, età fine XIII sec. Oggi troviamo un Centro Anziani, in realtà la torre era la trama di una fitta serie di torrette di avvistamento medioevali e in particolare quella del Quadraro doveva restare in contatto visivo con quella di Centocelle.


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La torretta di Piazza dei Consoli, era quella da dove si affacciava Vittorio Gassman nel film Fantasmi a Roma, per la regia di Antonio Pietrangeli e la sceneggiatura firmata Amidei, Flaiano e Scola, tra i cui interpreti troviamo oltre a Gassman, Marcello Mastroianni ed Eduardo De Filippo.  

Nel quartiere Quadraro, è ancora protagonista la Magnani in Mamma Roma di Pasolini, con la Basilica di San Giovanni Bosco, il villaggio dell’INA CASA,  il Parco degli Acquedotti, altra grande, infinita, risorsa storica e culturale della zona. 

Scrivo tutto questo, che in realtà è molto poco, nell'illusione di non disperdere il patrimonio del cinema italiano, certo che probabilmente non è sufficiente un restyling stradale (che andrebbe anche bene se integrato con itinerari e postille) destinato a offrire un impulso (più che altro) commerciale alla zona.

Tornare a ritroso, trovare meriti ai tentativi di riqualificazione e distribuire i demeriti per l’incuria, è un lavoro legato al colore politico che non risolverebbe la situazione e che lascio ai mestieranti dell’amministrazione capitolina. 

Grazie per averci provato, oggi viviamo in piena decadenza.


Urbi et orbi: Roma ieri, oggi e domani 

Roma è un altare alla schiavitù, ma è complicato staccarsene. Io appartengo a coloro i quali, alla vista dell'entrata del raccordo, uscendo dall'autostrada, si commuovono sempre un pò in silenzio. 

I simboli che più la rappresentano nel mondo, sono stati eretti dagli schiavi, non dagli imperatori. Gli spettacoli negli Anfiteatri erano una sublimazione della schiavitù: schiavi contro schiavi, schiavi contro bestie, e popolino a godersi lo spettacolo, immagine sintetizzata da Edoardo Bennato in Meno male che adesso non c'è Nerone. E poi, simboli e saluti, ripresi nei secoli successivi dal regime fascista.  



Sono tutti aspetti che poco hanno a che vedere con i concetti di uguaglianza, libertà e fraternità che appartengono - credo e spero - tanto al cittadino romano, quanto all'italiano e all'europeo. 

Quel che mi scoccia è che Roma Antica, Roma Imperiale e l'Anfiteatro Flavio, sono le immagini perpetuate che rimangono nei ricordi del turista.

Tante sono le sue facce. C'è una Roma Cristiana e una Roma Ebraica, una Roma che mostra i segni dell'architettura del regime che fu, basti pensare a Via dei Fori Imperiali e Via della Conciliazione, gli stabilimenti di Cinecittà o il quartiere dell'Eur. 

C'è la Roma del cinema, qualcuno disse che Roma è un immenso negozio di jeans, alludendo forse ai marchi e alle grandi firme, ma Roma è anche un immenso set cinematografico di cui si dovrebbe trattare a parte. C'è la Roma delle periferie (quelle che un tempo erano le periferie) tanto amate da Pasolini. C'è la Roma sofferente e offesa di Via Tasso e la Roma figlia del suo fiume, quella dei palazzi rinascimentali e barocchi.    

Poco si narra sulla storia risorgimentale della città, per fare un esempio, gli eroi del popolo come l'audace Righetto, ragazzino trasteverino di dodici anni, orfano, che offrì la sua vita per la Repubblica Romana nel 1849. Erano gli anni dell'assedio e dei bombardamenti del generale Oudinot, inviato a Roma da Napoleone III per sopprimere la Repubblica guidata da Giuseppe Mazzini. 

Tra la caduta e l'esplosione di una bomba, l'intervallo era tra i dieci e dodici secondi. Il popolo e le donne di Roma, i ragazzini, si gettavano sugli ordigni per soffocarli. Accadde a Piazza Mastai, in Trastevere. Righetto stava giocando, quando una bomba cadde sul selciato.

Il ragazzino si buttò sopra di lei - come consuetudine - con uno straccio bagnato, ma quella stronza scoppiò dilaniando lui e Sgrullarella, la cagnetta unica componente della sua famiglia. 


Luna Park Eur: ballando sulle macerie

Ho avuto bisogno del Luna Park fino ai venticinque anni e oltre, ma non smisi mai di andare, smisi soltanto di raccontare in giro che ci tornavo.

Era un viaggio magico che si materializzava e lo avevi a portata di mano ogni volta che lo desideravi o quando il mondo dei grandi era  t r o p p o G R A N D E, inaccessibile. 

Si trovava nella parte opposta della città e per arrivarci bisognava prendere due linee di metropolitana. Era il sogno che perpetuava, il fanciullino che tornava, il peterpanesimo regnante. Oppure, visto che di paese dei balocchi si trattava, era il Lucignolo che c'è in oguno di noi, la voglia di giocare di nascosto, all'infinito, fino a che qualcuno ti chiama per dirti che è pronta la cena. Beh, lì si mangiavano tutte le schifezze per ragazzi, pizzette e patatine fritte, hot dog e panini farciti, zucchero filato e liquirizie gommose, gelati e cioccolateria, peccato che non c'era da dormire, del resto la notte scivolava via come una birra nella gola e non c'era tempo per riposare, da che cosa, poi?   

Ci trovavi il tuo compagno di banco, gli amici di scuola o del portone e la scuola, appunto, l'istituzione opprimente perché obbligatoria che era ai nostri occhi, diventava un incubo lontano. Robe da adolescenti (ma mica tanto), voglia di leggerezza, tentazioni.  

A Roma, la Via Cristoforo Colombo conduce dal centro fino al mare, a Ostia. L’ultima cosa che si lascia alle spalle, abbandonando la città, è il quartiere Eur. Dalla strada, guardando verso sinistra, c’era la Grande Ruota del suo Luna Park che si imponeva alla vista riaccendendo la fantasia sopita da una seriosità soltanto presunta.


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Non starò a scrivere quanto era meglio una volta, anche se il riverbero delle mie parole lo lascia supporre. E non era neanche tutto gratis (eccetto l’ingresso), potevi impegnare grosse somme per il tuo divertimento.

I tempi cambiano, oggi si gioca alla play o col cellulare, che bisogno ci sarebbe? Ognuno si tenga i giochi della propria generazione, non ha senso rivangare e poi, se proprio cadi in astinenza, puoi sempre occupare le tue vacanze in un viaggio a Disneyworld Paris.  

Stamattina, però, m’ha fatto uno strano effetto. Passavo per un caso fortuito e mi son dovuto fermare a guardare quel che rimane di un sogno infantile. Parliamoci chiaro, non potrei più salire sul Tagadà, quella ormai è roba per quindicenni o per astronauti e io entrerei sull’ambulanza subito dopo sceso, maledicendo ernie e dischi vari.

Il Luna Park dell’Eur a Roma era il più antico parco divertimento in forma stabile d’Italia e le strutture che lo ospitavano risalivano al 1953. Le cronache riportano tentativi di rinnovo nel 2006, con biglietto unico d’entrata a 22€ e poi a 16€, ridimensionamento dell’area e la rimozione di alcune attrazioni lo hanno reso poco appetibile alle esigenze del pubblico.

La mattina del 14 Aprile 2008 il Parco viene chiuso. Questioni tra società, denunce, appalti e concessioni, rappresentano la degenerazione del progetto.

Provo a forzare la fantasia, entro nel vecchio regno e cerco nei ricordi un brano che mi faccia sognare e volare come un tempo, ballando su queste odierne macerie e mi rincresce raccontare che prima o poi tutte le favole finiscono.



© ENRICO MATTIOLI 2014


 


© Enrico Mattioli 2017