Quel piccolo teatro stabile


Stelledipolvere_148x210_cover - Versione 2


di Riccardo Nola


Riccardo Nola è il protagonista del libro Stelle di polvere - un’incursione nel sottobosco dell’arte e dello spettacolo.

Mi piace dedicare ai miei personaggi un’appendice, per non lasciarli assopire tra le pagine di un testo. Sono delle dilatazioni, raccontano storie brevi che dal libro continuano e vanno a perdersi nel web. È un pò la speranza che qualcuno si chieda: com’è andata a finire? 

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C’è un’aria frizzantina in questa mattinata di metà settembre. Sono ancora in ferie e mi piace andare a perdermi mentre gli altri lavorano. Me la godo, passo al bar del Teatro Mercato per il consueto maritozzo alla panna. Tutti parlano della stagione calcistica appena iniziata.

 

- Hai visto 'a Juve che sveja ha preso cor Barcellona?

- Lalla lalalala lalla, evviva 'a Spagna…

- Che c’entra 'sto stornello, adesso?

- Perché?

- Quelli der Barcellona so' catalesi, che je frega della Spagna?

- Ma perché i catalesi nun so' spagnoli?

- Sì, vabbè… boh? Ma che ne so io, c’ho già tante fresche pe' conto mio…

- E tu, marchesino, che ne pensi?

- E che ne penso? Qui di catalano c’è solo la crema…

 

Il marchesino è il gestore del bar. Pensa solo a essere imparziale per non urtare i tifosi. Qui, al Teatro Mercato, la rivalità tra laziali e romanisti sfida l’alta tensione. Gli insulti non sono riferibili perché coinvolgono avi, generazioni, in una disputa perpetua riguardante i natali e l’autenticità, ed è meglio che rimangano circoscritti nell’ambito di un campanilismo verace, assoluto, inviolabile: in altre parole, sacro.

Il marchesino, dicono che tifi per il Firenze, così chiamano la Fiorentina da queste parti, perché Firenze è più corto. È lo stesso principio del troncare i verbi, lubrificare la fonetica di qualche termine e togliere la doppia erre: non affaticarsi, è già tanto dura la vita. E perciò, come insegna Sordi - un santo, qui - giocà, magnà, annamo, famo, tera e guera. Eppure, c’è qualche eccezione: zozzo diventa zozzone, i morti sono mortacci, e spesso prima del ciao, si fa scivolare la esse: sciao è più facile. 

L’umorismo è greve o forse dozzinale, ma solo perché va consumato a caldo, altrimenti perde la fragranza.   

Esco dal bar e vado a immergermi tra le urla dei commercianti e i colori delle merci, tra il profumo del mare e quello della campagna. Cammino gustando gli ultimi mozzichi (un’altra eccezione) del maritozzo.

 

- Ah bello mio, ma quanno torni? Li mortacci…

- Presto. Oh: sono soltanto due giorni che sto in ferie.

- Ah… pensa che io manco ce so' ito…

- Come ce l’hai le cozze, stamattina?

- Avvelenate, pe' li laziali come te…

- Allora te le magni tu, a fracicone…

- Te mando a fa 'a lavanda gastrica…

- Eh sì, ma tanto l’erba cattiva non more mai…

- E te la sei pure fumata l’erba cattiva… ah ah ah, vie' qua, ciuccia 'sta cozza, l’ho pulite e sbollentate adesso, ahò, mettece 'n pò de limone.

- Ammazza quanto so' bone…

- Te credo che so' bone, so' cozze der Tireno, ahò, mare nostrus... 

- Si dice mare nostrum, ma tu sei ’n pò nostronz…

- Ah, ah, ah, embè, vabbè, nostrum, vostrum, è la stessa cosa. Ma senti che cozza, ahò: andiamo donna co' 'a cozza der Tireno, andiamo andiamo, mare nostrum!


Lui pare Mario Brega, il mito dei mercati rionali, peccato che io non assomigli a Verdone. E poi, vuoi mettere l’oliva greca con la cozza del mar Tirreno?  

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- Oh, a culo de piombo, và in mezzo a li banchi tua che stai fori zona qua… ah ah ah, damme ‘n bacio a zozzone!

- Adesso ci vado, passo a salutare tutti.

- Ma che hai fatto ar naso? Che c’hai la spuma?

- È la panna del maritozzo… mi puoi scegliere un melone bono?

- Quanno te lo devi da magnà?

- Oggi.

- Ce penso io, nun te preoccupà…

- Vabbè, allora passo dopo…

- Ahò, sbrigate a tornà, che famo altre sceneggiate…

 

Le sceneggiate sarebbero delle settimane a tema, cioè delle pillole estratte da qualche opera teatrale adattata al luogo. Sono semplici trovate per attirare e divertire la clientela. Il teatro mi manca, in questo modo, mi manca di meno. E mi diverto, come quando abbiamo riadattato il Giulio Cesare di Shakespeare, che qui è diventato, amichevolmente, er Cespire.

 

Perché Brutto è omo d’onore, puro se è brutto – ammazza quant’è brutto…

 

L’ha interpretato così, Mariuccio Navarro, il macellaio, indicando Er Caciara, il pizzicarolo. Fingono di non sopportarsi, ma hanno bisogno l’uno dell’altro. Sono esilaranti, dovrebbero fare cabaret. 

Er Caciara è uno stonatore professionista. Sta cantando la sua ultima composizione: in una notte d’estate. Ha scritto solo il ritornello, perciò, è mezz’ora che urla a squarciagola quell’unico verso. In una notte d’estateeee. Il suo banco è vuoto di clienti. Chissà perché? Può andare avanti per tutta la mattina. Lo saluto da lontano.


- Ciao Caciara.

- Ahò, ’n do vai?

- Vado da Mariuccio.

- Eh capirai, bono quello…

- Ce beccamo…

- Sciao… In una notte d’estateeeee… mi ricordo di meee… quando l’aria è… quando l’aria è… quando l’aria è Roberta… (?!)


Una creatività fertile. Continuo il giro. Avvicinandomi al banco, odo una canzonaccia intonata da Mariuccio. È la sua nuova hit del momento. Qui tutti cantano. 

 

L’estate sta morendo,

non sono fatti tuoi,

andiamo tutti al mare,

e poi, e poi, e poi…

 

- Splendido brano, Mariuccio. Bravo.

- Ahò, chi nun more s’arivede…

- Ottima cover dei Righeira.

- Ottima che? Ma che me stai a cojonà?

- No, davvero, è quell’e poi, e poi, e poi, che lascia presagire che qualcosa stia per accadere…

- Ma vattela a pijà in der bucio… ah ah ah, che ti possino: che te serve?

- Volevo fa 'i straccetti co' 'a rughetta…

- Te preparo du' stracceti che se sciolgheno sur palato. ‘A rughetta valla a pijà ar banco der burino, però, che è mejo…

- Vabbè, allora ripasso da lui, tanto devo pijà pure er melone…

- Sciao...

 

Lascio Mariuccio al lavoro, i versi dei Righeira risuonano d'intorno: L’estate sta accadendo, paraponzi ponzi po…

 

Finito il giro, saluto ancora tutti. Mi sembra di essere in quel filmato di Stanlio e Ollio, Tempo di picnic, quando dovevano partire in macchina, ma erano bloccati da guasti e imprevisti di ogni tipo. Alla fine, pur impiegando un’eternità per salutare tutti i vicini, riuscivano ad avviare il motore e dopo pochi metri, sparivano dentro una buca coperta di acqua.

Esco, di buche non ce ne sono. Cammino guardando il cielo suburbano che s’è annuvolato, perciò, meglio sbrigarsi, non si sa mai. A parte questo, tutto bene su Via Appia. Arrivedorci!


 

© ENRICO MATTIOLI 2017

 

 

 



© Enrico Mattioli 2017