John Lennon's dossier: 8 dicembre 1980


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8 dicembre 1980 - Notte -

L'Inghilterra, avanti di cinque ore per il fuso orario, non sapeva ancora nulla. Soltanto le sonnecchianti guardie dei servizi di sicurezza e i viaggiatori molto mattinieri sentirono alla radio, grazie al Servizio Oltremare della BBC, un annuncio che nemmeno la voce rapida e convenzionale del commentatore del notiziario riusciva a rendere credibile.

Quando l'Inghilterra si rese conto dell'accaduto, la violenta emozione che ne scaturì aveva un che di soprannaturale, come se il tempo fosse improvvisamente sfuggito da sotto i piedi. 

Il 9 dicembre zia Mimi si svegliò, accese la radio e sentì parlare di John nella rubrica Today. La donna non rimase sconvolta nè sorpresa. Pensò ciò che pensava sempre quando John andava alla Quarry  Bank e a casa arrivavano le telefonate della direzione della scuola. Era lo stesso pensiero preoccupato e mezzo sorridente che aveva avuto tante volte nel corso degli anni: Mio Dio, che cosa avrà fatto questa volta?

Tratto da Shout di Philip Norman

 

Prendo spunto dall’articolo apparso su Il Messaggero a fine agosto di quest’anno, riguardo alla libertà condizionata negata (per la nona volta) a Mark David Chapman, l’uomo che l’8 dicembre del 1980 con un colpo di pistola, mise fine alla vita di John Lennon.

Chapman è un uomo vittima dei propri deliri. La lettura del Giovane Holden, il romanzo di Salinger, (una sua ammissione) l’ha convinto a mettere in pratica il suo intento omicida: la preghiera a Dio che ne evitasse l’azione e al tempo stesso l’intimazione satanica di concluderla. Ora, se Mark David Chapman sia disturbato ancora oggi, possono verificarlo i medici ma la sua richiesta di libertà è opportunamente negabile da qualsiasi giudice, per ovvi motivi. Bisogna ricordare che la musica dei Beatles è stata fonte di altri gesti inconsulti, come il tale che accoltellò George Harrison perché sentiva dei messaggi nella musica dei quattro. E messaggi ve n'erano o più chiaramente, se ne trovavano.

Ironia della sorte, per comparare un brano al suo triste epilogo, proprio John era l’autore di Happiness is a warm gun (la felicità è una pistola calda) presente nell’Album Bianco. L’uso di acidi e sostanze psicotiche in quegli anni era smodato e gli effetti che possono avere su menti sconvolte dall’adorazione o dall’odio (due facce della stessa medaglia), sono indefinibili. Inoltre, che l’opera dei Fab Four abbia avuto un ascendente su aspetti sinistri della mente è sconosciuto a molti, a causa dell'immagine da bravi ragazzi. Perfino i terroristi che decapitarono il giornalista americano James Foley nel 2012, si facevano chiamare come il gruppo di Liverpool.

Nell’agosto del ’69, Charles Manson fu il regista della strage a Cielo Drive, ricco quartiere di Los Angeles, dove un gruppo da lui capeggiato fece irruzione nella villa abitata in quel periodo da Roman Polanski (il quale quella notte non era presente), uccidendo cinque persone tra cui proprio la moglie di Polanski, Sharon Tate, incinta di otto mesi. Sullo specchio del bagno qualcuno del commando scrisse Helter Shelter e Piggies, due brani dei Beatles, che Manson interpretò come messaggi sulla fine del mondo e l’arrivo del caos.

Lennon fu un uomo di pace che morì di morte violenta. Chapman, il suo assassino, non gli perdonava il tradimento verso il proletariato e la classe lavoratrice di cui John aveva cantato (Working class hero), perché la sua vita (gli ultimi anni), in realtà, era quella di un tranquillo borghese dedito alla famiglia, ai figli e anche al suo lavoro, come un qualsiasi essere umano. È improbabile che una persona disturbata distingua l’autore dalle sue opere e dalla vita che conduce.

La richiesta negata a Chapman dalla commissione giudicante dello stato di New York, che ha motivato la decisione affermando il pericolo fondato che se l'uomo tornasse in libertà, ci sarebbero fondate probabilità che violi la legge, è basata su un referto medico. Quale giudice può ribaltare una relazione clinica? Soprattutto, quale giudice se ne accollerebbe l’onere?    

Timide - e sterili - le polemiche sull’inflessibilità della giustizia a stelle e strisce: la stonatura non è il fatto se gli USA abbiano un sistema giudiziario più rigido di altri, quanto che sotto il profilo della sicurezza nazionale non riescano ancora a far fronte al rilascio del porto d'armi e all’uso indiscriminato delle stesse, nonostante gli innumerevoli fatti di cronaca che hanno insanguinato le strade delle città americane nel corso degli anni.

Riguardo alla vicenda Lennon, che Chapman avesse dato prova di squilibri prima della tragedia era già risultato evidente, ma in questi casi possono intervenire solo i familiari o chi gli vive accanto. Più volte, aveva manifestato alla moglie (Gloria Hiroko Abe, guarda caso giapponese come Yoko), la sua intenzione di offendere materialmente e in un’altra occasione s’era recato a New York senza riuscire nel suo intento: ma aveva sempre la pistola con sé. Nel corso di alcune interviste che gli fu concesso di rilasciare dal carcere, raccontò all’interlocutore di certi ometti nella mente che rappresentavano il suo popolo. Spiegò di non aver mai accettato alcune dichiarazioni e brani di Lennon, in cui John affermava di non credere in tante cose, tra cui i Beatles e Gesù. Beatles e Gesù, un tema ricorrente: nel '66 la dichiarazione impudente di Lennon a una giornalista inglese sul fatto che i Beatles, all'epoca, fossero più grandi di Gesù Cristo e i paragoni tra il rock and roll e il Cristianesimo, ebbero sull'America un effetto devastante; membri del Ku Klux Klan protestarono ferocemente, quell'intervista mise in pericolo l'incolumità dei quattro nel corso della tournée che poi divenne l'ultima della loro carriera. 

E poi, aggiungeva Chapman, il brano più conosciuto di Lennon, Immagine, era inaccettabile perché John immaginava che non esistesse più la proprietà privata (in realtà, il significato era quello di non essere più dipendenti dal possesso), frasi che in bocca a un multimiliardario apparivano come una profonda ipocrisia. In quei casi, sosteneva Chapman, la sua mente diventava preda della rabbia cieca. Nei giorni precedenti alla tragedia, Chapman riuscì ad avvicinare il figlio di John, Sean, all'epoca cinque anni d'età, al parco con la bambinaia.

Un tizio disturbato con una pistola in mano equivale a una sigaretta accesa lasciata in un deposito infiammabile. Chapman era un guardia giurata che, quindi, aveva dimestichezza con le armi.

Qualche passo indietro: Lennon ebbe qualche problema negli primi anni ’70, con il permesso di residenza negli Stati Uniti. Controllato dall'FBI, schierato con i movimenti radicali americani contro la guerra, fu decisamente avversato dal governo Nixon. 

Nel corso dell'impegno politico contro l'amministrazione Nixon, la popolarità di Lennon cominciò a vacillare. Il suo rapporto con Yoko Ono ebbe un momento di crisi. John si rifugiò a Los Angeles dove diede vita a un periodo di bagordi senza precedenti. Era la sua vita da scapolo dopo quindici anni di matrimonio ininterrotti, prima con la moglie Cinthia e poi con la Ono. A Los Angeles incontrava altri musicisti fuori di testa come Harry Nilson o Keith Moon, il grande batterista degli Who. E poi anche Ringo e Mc Cartney. 

Lennon mise a dura prova il suo fisico e la sua salute, le persone che lo frequentavano, si chiedono ancora oggi come ne sia uscito vivo. Spiegò lui successivamente, che quello fu il suo Lost Weekend, non aveva freni né famiglia ma gli mancava Yoko. Tornò quindi a New York, si diede una ripulita, si riavvicinò alla donna amata. 

Il 9 ottobre 1975, nel giorno del suo compleanno, nasce Sean Lennon, il figlio concepito con Yoko. Nello stesso giorno l'avvocato che curava la causa per il permesso di residenza, gli telefona annunciando che era fatta: erano riusciti a ottenere la carta verde per vivere stabilmente negli Stati Uniti. Tutto in una notte sola.

Lo sviluppo positivo di questi aspetti personali unito alla fine del contratto discografico, fecero in modo che Lennon prendesse la decisione di ritirarsi dalla vita pubblica. Così fu: per cinque anni Lennon divenne un tranquillo padre dedito alla famiglia e alla casa.

Nell'80, quando decise di tornare, era un Lennon diverso, lontano da quello degli eccessi di Los Angeles o dall'impegno civile e politico del suo arrivo nella Grande Mela.

Negli anni sono nate diverse tesi complottistiche, riguardo all’affare Lennon. In un sistema democratico, l’omicidio non è contemplato. Però, in un sistema democratico dominato da depistaggi e interventi occulti da parte di strutture deviate dello stesso sistema, l’omicidio, spesso, accade. E non se ne viene più a capo.

Ora, seguendo il filo di questa ipotesi assurda, un tipo come Mark David Chapman (la persona più idonea alla quale attribuire un impiccio del genere), se negli anni avesse confermato un complotto, sarebbe stato credibile? Una mente malata, può essere manipolata? Le voci evocate da Chapman risiedono solo nella sua testa?

Queste domande non avranno risposta, ma ci possono stare. Il folle Chapman si innalzò al ruolo di giudice giustiziando Lennon il traditore. Questa è l’unica risposta certa che noi abbiamo.

Eppure, c'è sempre quella domanda di Yoko Ono, a un certo punto del film John Lennon NYC, che resta sospesa: perché uccidere un artista?

È solo una domanda retorica, quella di Yoko. John resterà una mancanza incolmabile che rende inaccettabile l'assurdità della sorte.


 

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© ENRICO MATTIOLI 2016




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