Editoria


Chi non ha un passaggio in televisione, non esiste. La televisione inventa la verità. La televisione governa. La televisione sposta opinioni, indirizza. Questa macchina si occupa delle masse, le minoranze non sono abbattute, è sufficiente non parlarne. E se non ne parli, appunto, non esistono.  

Il mio pensiero è che la situazione del’editoria, oggi, è simile. La televisione sta all’editoria come le masse stanno a loro stesse. Ovviamente, la televisione è potere, l’editoria è in crisi. Ergo: l’editoria cerca la televisione. È l’unica soluzione rimasta? 

Gli scrittori sono un popolo in esilio anche dall’unico posto dove dovrebbero risiedere legittimamente: le librerie. Simili ormai a dei supermercati, trovi i libri degli autori nelle scaffalature, esposti di dorso. Se cerchi Pasolini o Bianciardi, devi proprio entrare per loro o chiedere di loro. Ben in evidenza, esposti sui banchi a portata di ognuno, trovi invece tutto di tutti. Libri di ricette e biografie dei personaggi del momento e se vuoi farti una cultura o restare aggiornato su temi di attualità, puoi sempre sfogliare le pagine dell’ultima fatica del giornalista televisivo, più che altro appendici e ampliamenti dello stesso format che conduce ogni giorno in tv. Più di vent’anni d’esperienza nel settore commercio, mi hanno insegnato che se non esponi non vendi (le minoranze non sono abbattute, basta non parlarne). E' ovvio che in mezzo a questo mare, si trovino validi prodotti di professionisti, ma appunto, prodotti, formule.   

L'ambizione e la presunzione troppo spesso rappresentano un'arma contro se stessi. Cosa ne sarà degli aspiranti scrittori, questi agnelli sacrificali all'altare dell'editoria a pagamento? 

Lo dicono Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini, autori de Il libro mio me lo pubblico io.

Andiamo a leggere quello che scrivono i due: 

“Supponiamo che la casa editrice decida di pubblicare il tuo libro e di venderlo ad un prezzo di 15 euro a copia. Allora i suoi ricavi saranno appunto 15 euro moltiplicati per il numero di copie che riuscirà a vendere, per esempio, se vende mille copie, avrà un ricavo di 15.000 euro; se ne vende duemila, di 30.000 euro, se ne vende diecimila (in questo caso il libro sarà classificato come bestseller), ricaverà 150.000 euro. Benissimo: tieni conto di un fatto importante: i ricavi dipendono dal numero di copie vendute, ossia zero copie, zero ricavi, come è logico che sia. Vediamo adesso i costi. Per ogni libro venduto l’editore dovrà pagare a te, l’autore, i diritti, supponiamo l’8% del prezzo di copertina: 1,20 euro. Per ogni copia pagherà allo Stato l’IVA del 4% ovvero 0,60 euro. Per ogni copia dovrà poi pagare ad un signore che si chiama distributore tra il 60% e il 70% del prezzo di copertina, a seconda del tipo di editore che è, cioè, nel peggiore dei casi, 10,50 euro. Una enormità, mi dirai tu, ed è vero, però la deve pagare, sennò il libro non arriva in libreria. 

Quindi, facendo una botta di conti, l’editore avrà ricavi per 15 euro per copia venduta e spese per 1,20+0,60+10,50 = 12,30 euro, insomma guadagnerà circa 2,70 euro per ogni copia venduta. Tutto qui? No, il libro va stampato, e la stampa costa: poco, ma costa, diciamo 1,50 euro a copia. Quindi il guadagno dell’editore si riduce a 2,70-1,50 = 1,20 euro a copia venduta. Un po’ pochino, penserai tu. L’editore maneggia una bella quantità di soldi, ma in mano alla fine gli rimangono solo le briciole. Non è così. È molto peggio. 

Un altro stralcio: se l’editore fosse un donchisciotte che non si preoccupa di perdere soldi, ma vuol pubblicare libri che ritiene meritevoli, troverebbe un ostacolo nel distributore, il quale non accetta di trattare un titolo che non gli faccia prevedere un certo guadagno. In fin dei conti, sono i distributori e non gli editori a decidere quali libri si pubblicano e quali no. E quali libri si pubblicano? Quali pubblicheresti tu se ti chiedessero di garantire una certa vendita? Quelli di persone famose, magari nemmeno scrittori, ma che solo con il loro nome e con la curiosità suscitata dalla loro attività e dalla loro vita attirano lettori. Ed ecco il perché vedi pubblicati i romanzi di tutti i comici o intrattenitori che hanno avuto un certo successo alla televisione, o di quei personaggi che hanno fatto parlare di sé, magari con amorazzi e scandaletti, o di persone estremamente famose. E la letteratura? Non interessa a chi deve, prima di tutto, fare profitto”.

Da Il libro mio me lo pubblico io - Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini - 


Ora, se non volete farvi del male vi invito a non leggerlo, ma è sempre meglio che chiudere le orecchie e foderarsi gli occhi, anche perché nel libro i due forniscono soluzione alternative come la pubblicazione sui portali  e soprattutto, ciò che rappresenta la nuova frontiera, cioè l’ebook, pubblicando su circuiti internazionali come Amazon, dove l’autore può arrivare in ogni parte del mondo senza l’editore. 

Questo apre la questione apocalittica: si può essere scrittori senza l’editore? Si può aggirare il circuito composto da editori, distributori e librai? Qualcuno sosterrà legittimamente che intorno a tutto questo c’è tanta gente che lavora. Commessi delle librerie, personale delle case editrici, stampatori e tutta la fauna dell’ambiente: vorreste mandarli a casa?  

C’è dell’altro. Chi pubblica con i portali è colui che è stato scartato dagli editori. È un rancoroso, un dimenticato, uno che cavalca l’unica tigre che ha incontrato. Poche righe sopra ho scritto della similitudine tra editoria e televisione: chi non ha un passaggio, va a piedi. Ecco. La mia esperienza personale mi ha insegnato che riguardo all'autopubblicazione, i problemi sorgono con la visibilità. Si tratta di un duro lavoro porta a porta attraverso cui si rischia di annoiare e talvolta irritare con l'insistenza. Nei portali, invece, il problema sta nella frequentazione, nelle visite, nella tua vita attiva all'interno di quello che è un altro social network. Ai tuoi commenti sui libri di altri autori, seguiranno commenti di quegli stessi autori ai tuoi libri. Ci si scambia favori a vicenda. E se il tuo commento sarà positivo, spesso avrai un commento positivo al tuo libro. Si fa molta fatica a tastare realmente uno spessore (se c'è). 

In entrambi i casi, autopubblicazione pura o portali di self publishing, sbaglia chi pensa a un lavoro che cammina da solo mentre si dorme. 

La letteratura e la narrativa, sono le forme d’arte più povere. Non hai la voce, non hai immagini, non hai una colonna sonora, non hai una presenza né una forma. Paradossalmente, è l’espressione artistica in cui l’interazione con lo spettatore (il lettore), è maggiore. 

È l’arte in cui il rapporto che si crea con chi fruisce delle parole è più intenso, profondo, intimo: reading letterari a parte, avete mai letto un libro in compagnia? A parte la messa, s’intende. E però, devo ammettere che quella fu una grande intuizione. Lo è da più di duemila anni. 


© ENRICO MATTIOLI 2013   


 

 

© Enrico Mattioli 2017