Buona fortuna, Nick La Puzza


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Una settimana a Natale. Pausa pranzo, tost e succo al bar; sigaretta. Davanti alla libreria della catena Feltrinelli, c’è un tizio che arringa alla folla delirando al microfono. In realtà la folla è gente che cammina frettolosamente perché sta piovigginando; sosta davanti alle vetrine, indecisa sui regali e non ama essere disturbata. Lui, il tale, non si abbatte, gli basta uno sguardo, un segno ed è pronto a cominciare una conferenza. Da qualche minuto ha ingaggiato un duello verbale con un’arzilla signora di mezza età.

 

- Scusa, ma tu che cosa fai? Che cosa vuoi?

- Signora, io faccio coming out per sensibilizzare sulla mia situazione: non ho un palco, non ho un lavoro. Sì, a modo mio, sono un diverso anch’io!

- Diverso da chi? Tanti sono disoccupati ma non si mettono a parlare per strada alla gente che non conoscono!

- E le sembra giusto?

- Che cosa?

- Non parlarsi più!

- Noi non ci siamo mai parlati.

- Adesso, però, stiamo parlando.

- E quindi vuoi dirmi come ti guadagni da vivere?

- Io sono un artista, mi sto costruendo una maschera!

- Allora devi tornare tra due mesi, per carnevale. Ora siamo a Natale.

- E che cosa festeggiate? Dio non esiste! Sì, non esiste: l’ominide nei secoli si è evoluto da sé diventando uomo e così ha sentito la necessità di creare un Essere Superiore e chiamarlo Iddio. E allora, io vi domando di nuovo: che cosa festeggiate?

- Credi di saperla lunga, ma ancora non ho capito chi sei.

- Chi sei chi?

- Chi sei tu!

- Non lo so. Non appartiene a nessuno questo tempo.

- Bah… ho capito, sei pazzo!

 

La pioggia continua a cadere e la signora si allontana cercando riparo sotto una balconata, restando a osservare da distante. Il tale propone concetti, come l’introduzione di una moneta immaginaria, ma a questo punto mi pare ingiusto definirlo semplicemente un tale di passaggio, perché ha evocato sufficienti questioni da mandare in aria il nostro sistema di vita: l’esistenza di Dio, la diversità (qualunque sia), una nuova moneta, la crisi d’identità; e se continuasse a parlare, arriverebbe davvero al prossimo anno. No, non è un tizio qualunque, costui potrebbe essere un rivoluzionario oppure un terrorista, magari è un artista sfigato.

Eppure il suo agire non mi è nuovo, devo averlo già visto. Ci penso e rimugino; come ho fatto a non riconoscerlo subito? Certo! È il personaggio al quale non ho mai dato un volto. Ora che lo vedo davanti a me, per la prima volta e dopo vari anni dalla sua creazione, non ho dubbi: è il mio Nick La Puzza.

Sono affascinato e inorgoglito, come un padre che guarda i figli farsi largo nel mondo. Si accorge che lo sto fissando. Mi guarda, diffidente. Devo sembrargli più pazzo di quanto non creda di essere lui stesso. In realtà, io sono solo uno che conosce le sue mosse.

Gli faccio un cenno di saluto. Continua a guardarmi ma non si fida. Si avvicina, prudente come i gatti. È davanti a me, adesso. Sta per parlare, ma lo anticipo perché so cosa gli serve: Eccoli, i soldi per una birra.

Mi guarda incredulo, ritira il denaro e arretra.

Riavvolge in fretta i cartoni che sono il suo palcoscenico da viaggio, si volta e mi guarda scosso, spaventato. Lo vedo allontanarsi, sorrido e lo saluto con la mano, accompagnandolo con i miei pensieri.

 

Io ti ho creato, tu nemmeno mi riconosci. Speravo saresti diventato Il Vagabondo del terzo millennio, oppure il nuovo Charlie Brown; sognare non costava niente, in un’altra vita, in un altro mondo, l’avremmo sbancata. Invece siamo qui: tu a parlare al vento, io sotto la pioggia ad ascoltarti. Non ti ho voluto amabile, né esempio da seguire: ti ho creato folle e delirante, mi compiaccio di trovarti come t’immaginai. Non avevo previsto l’anonimato, in fondo ti ho pensato proprio per superarlo, ma noialtri abbiamo sbagliato epoca, caro socio. No, non appartiene a nessuno questo tempo.

Buona fortuna, Nick La Puzza.



La rivoluzione che non c'è

 

© ENRICO MATTIOLI 2017



© Enrico Mattioli 2017