Semplicità e normalità




Bisognerebbe insegnare ai ragazzi a diventare persone normali e non a diventare qualcuno. Diceva così Marcello Mastroianni nel film Stanno tutti bene

Che cosa vuol dire essere normali?

Nella società, in qualsiasi tempo e luogo, diventare qualcuno è, è stato e sarà il verbo. Bisogna evitare l’anonimato a qualunque costo. Non importa di preciso chi o cosa diventare, è fondamentale uscire dal buio quotidiano che ci attanaglia. Essere sportivo e artista (o presunti tali), sarà cosa buona e giusta. Oggi, rispetto ai decenni precedenti, s’è radicato il concetto del massimo risultato col minimo sforzo. Perché, in verità, lo sportivo e l’artista di sacrifici ne fanno eccome. Tutti si concentrano sul risultato finale (i soldi, la notorietà), ma quando si scopre la lunga e tortuosa via che ivi conduce, si preferiscono le scorciatoie. Perché faticare tanto?  

Chi strimpella uno strumento per un secondo o due, subito ipotizza di concedersi a eventuali masse adoranti. C’è chi ha cieca fede nelle pubblicità che gli consentiranno di diventare non un comune professionista ma un creativo nel giro di pochi mesi. E ci sono coloro i quali sono disposti a qualunque patto pur di diventare qualunque cosa ma non una cosa qualunque.   

Nel campo artistico una particolare eccentricità è comune (cominciamo con i paradossi). Diceva Ambroce Bierce, scrittore e giornalista statunitense, che l’eccentricità è un metodo per distinguersi così facile che gli sciocchi vi ricorrono accentuando le proprie incapacità. Giorgio Armani offre una personale definizione: l'eccentricità è un pensiero che dà nuovo significato alla normalità, un modo per sviarla, ma deve essere istintiva o si percepisce una fatica che trasmette solo un senso di pesantezza. Penso che il mio gusto per l'eccentrico sia andato in parallelo con quello per il rigore. Il filosofo e scrittore Fabrice Hadjadj, sostiene che essere originale non significa essere eccentrico.

Personalmente, non ho odio i presuntuosi, anzi, mi sono simpatici. La presunzione, però, deve essere giustificata altrimenti si diventa soltanto dei coatti. Il coatto, nel mio dizionario privato, non è colui il quale si esprime in modo colorito, ma il prepotente, quello che, pur non avendo chiaro ciò che dice, crede che sia giusto e vuole imporlo come verità inconfutabile. È un megalomane più volgare ai limiti della mitomania. 

Costoro sono contro a prescindere (nulla contro chi è contro, questa è una faccenda diversa): sono contro senza argomentazioni o con motivi sterili o che non capiscono bene nemmeno loro perché evitano di capirsi, cercano qualcuno che possa comprenderli al posto loro e che poi gli spieghi. E ostacolano la diversità e l’originalità. Se ne raccapricciano, addirittura.

Il mondo è pieno di persone assolutamente comuni che, disperate per la propria condizione, si agitano millantando capacità presunte, in costante malafede e in mancanza totale di oggettività. Se ne vanno in giro su questa terra cercando consensi, inciuci e appoggi (perché da soli è dura), spesso ne trovano in soggetti persi nella medesima situazione, pronti a tradirsi appena devono scegliere tra se stessi e il compare. 

Si esprimono in modo criptato, parlano gli stessi slang, esibiscono tutti un tatuaggio diverso. Fanno figli, bruciano fogli, mangiano amare foglie.

Ecco che cosa pensava Walt Whitman della semplicità: l'arte dell'arte, la gloria dell'espressione, il lume solare della lettura è la semplicità. Nulla è meglio della semplicità - nulla può scusare eccessi o mancanza di precisione. Procedere sul palpito dell'impulso, e sondare profondità intellettuali, e conferire a tutti gli argomenti le loro articolazioni sono qualità né comuni né molto insolite. Ma esprimersi letteralmente con la perfetta rettitudine e naturalezza dei movimenti degli animali e l'incontrovertibile purezza di sentimento degli alberi nei boschi e dell'erba lungo i sentieri, è il trionfo immacolato dell'arte. Se avete potuto osservare chi è riuscito a tanto, avete visto uno dei maggiori artisti di tutte le nazioni e di tutti i tempi.

Ogni attore spiega che il segreto della recitazione, sta nel nascondere che si sta recitando. Il più grave paradosso dei nostri tempi sono i numerosi eserciti di eccentrici in lotta tra loro. Ognuno ne ha un caso o più tra i parenti, gli amici e i conoscenti e deve farsene carico.

L’uniformità e la conformità non hanno nulla a che vedere con la semplicità e la normalità. In realtà, queste ultime sono faccende molto complicate da raggiungere e quindi, si evitano come la solitudine e come tentare di conoscere se stessi, pure se non si giungerà mai a una conoscenza perfetta del sé. Tutto quel che è invano, difficile e doloroso, anche se può migliorarci, si bandisce a prescindere.  

 


   © ENRICO MATTIOLI 2016  


 


© Enrico Mattioli 2017