Le donne dimenticate


Io me le ricordo tutte o quasi, eppure. Le donne dimenticate.

Quella che aspettava senza, quella che aspettava un altro e poi arrivavo io, quella che non aspettava mai. Quella che sperava ma trovava me, quella cui qualcosa dovevo pure e invece. Quella che sarebbe potuto e non è stato.

Quelle quali sono stato solo un caso, quelle quali sono stato solo. Quelle quali non m’hanno mai notato e per cui, quindi, ho attardato; quelle quali sarebbe stato facilmente e per cui, quindi, non ho attardato niente.

Quelle quali che piangevano per lui ma sulla spalla mia, quelle quali nascondevo le mie carte. Quella quale disse ch’ero proprio un bravo maschio ma poi non era tanto vero, quella quale diceva che non ero affatto, quella quale quando c’era lei non c’ero io.

Quella quale non ero suo papà, quella quale io non ero come, quella quale non era mica mia. Quelle quali che ero troppo piccolo, quelle quali che sono troppo vecchio. Quelle quali oh, ma sono tua cugina, quelle quali che non sono tua sorella.

Quella quale che ti voglio ma però, quella quale che penserai dopo di me, quella quale come sei cambiato, quella che non ti riconosco più. Quella quale ma ti piacciono i capelli, quella quale che non mi guardi mai negli occhi, quella quale mai, non mi ascolti mai.

Quelle quali che ci penso quando piove e la testa prende un giro singolare, quelle quali non ne puoi parlare e che poi, per dirla tutta, è più meglio che non dici più.

Ti sorprende quel vagare, infastidice il non poterlo governare. Vanno e vengono i ricordi, come la notte segue il giorno e speri che anche il tuo, in fondo, busserà da qualche parte per dire soltanto: sono io, non mi dimenticare, che è stato quel che è stato pure se non è mai stato niente.

Hai un cuore da aggiustare, credi d’esser dominante e non sai nulla della vita, quasi sempre ti dimentichi, per uscire dal tuo guscio, sei passato dalla fica.   

 


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 © ENRICO MATTIOLI 2016




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