I mille volti della verità assoluta



Stanche giornate di luglio, l’instabilità del tempo che almeno non induce al raccapriccio delle ferie ancora in ritardo. Le serrande di molti negozi sono state sostituite da portoncini di abitazioni, gli sfrattati hanno profittato del fallimento degli esercizi commerciali e adesso ci vivono dentro. Una ragazzina sgrulla la tovaglia del pranzo sul marciapiede, un tale prende la tazzina di caffè dalla finestrella che dà sul viale e legge il giornale su una poltrona in strada. Una signora seduta sulla macchina parcheggiata davanti alla porta di casa, urla al figlio di non giocare a palla in mezzo al traffico mentre attende che si asciughi lo smalto sulle unghie. È tutto aperto, senza carburante nelle auto e nient’altro da prendere nei cassetti, se non la stanchezza di un respiro. Sembra una rappresentazione e non lo è. La gente cammina da sola. Non in senso fisico, abbiamo tutti una verità personale da esibire come universale, pensando che vada bene anche agli altri; ma gli altri non esistono e non devi preoccupartene se non vuoi passare per ridicolo. Se credi che sia ingiusto crepare, non è così: è ingiusto farti vedere. Dovresti avvertire tra qualche tempo, in modo che tutto sia già accaduto e al tuo fratello non rimarrebbe che postare un RiposaInPace dal telefono.

Non avevo mai riflettuto su quanto il solo vivere in bilico potesse essere così fastidioso agli occhi altrui. L’indecoroso cerimoniale di una vita agra stride con lo sviluppo annunciato a destra e a manca, fa pure ombra ai cartelloni pubblicitari. 

La chiamano ossessione, ci studiano, usano tutte le parole per sottolineare una mancanza di autocritica e la tua naturale predisposizione al disagio. Ti disprezzano con sarcasmo e gentilmente ti evitano. Non passeranno mai di qua, sanno che potresti strappargli gli organi e venderli al mercato nero, pur senza rovinargli le scarpe di camoscio blu. Eppure, quando penserai di averla fatta franca, ti accorgerai di aver comprato a rate la loro verità universale. 

 


Il goniometro


La chiamavo teoria del goniometro. E' lo strumento che serve per la misurazione degli angoli, ma anche per pesare la verità assoluta. Porre al centro un'idea o una cosa e girarci intorno fino a compiere la rotazione completa. Nello spostarsi, cambiano colori, forme e ombre dell'oggetto o concetto posto al centro. 

La verità assoluta. Già, quella considerazione che molti contengono o pensano di contenere. Non esisterebbe più l'oggettività, bensì le oggettività. Non ci sarebbero più cliché o stereotipi. Non ci sarebbe mono, ma ci sarebbe  poli. Non ci sarebbe più la ragione, ma l'opinione. 

Il goniometro. Ci pensavo qualche giorno fa, guardando una trasmissione sul web. Si prendeva di mira un noto cantante che a me nemmeno piace, ma… mi sono detto, a proposito dei cliché, se poniamo l'asticella troppo in alto, non ci sarebbe più alcuna nuova proposta.

Diciamo che se a un ragazzo che suona la chitarra, noi ponessimo come limite Jimmy Page o Jimi Hendrix o B.B. King, non ci sarebbe più un ragazzo che suona la chitarra; se a una giovane attrice/attore comparassimo Ava Gadner o Laurence Olivier, sarebbero in pochi a tentare la carriera della recitazione. Se l'unità di misura fosse la Divina Commedia, nessuno scriverebbe una sola riga.

Potrei andare avanti e dire che se nel calcio i parametri fossero Maradona o Pelè O Alfredo Di Stefano, non esisterebbero le scuole calcio.

Potremmo pensare che ciò sia giusto, considerando la china ormai presa, in cui ognuno si sente realizzato solo a essere il migliore o a restare sotto i riflettori pure se non ha nulla da esprimere. Ci saremmo liberati dei tanti mostri che ci circondano, in effetti. 

Spostandomi sui gradi del cerchio o semicerchio di cui sopra, però, penso che non ci sarebbe più l'amatorialità, quell'aspetto che ti fa avvicinare alle cose e che rappresenta, probabilmente, il primo grado delle passioni, che spesso, è bene ricordare, sono imperfette. 

Bisognerebbe liberarsi della perfezione come assoluto perché è la madre di tutte le paure. Perfino l'esistenza, di cui molti luoghi comuni cantano la meravigliosità, a volte è anche storta. 

In generale, torto e ragione sono solo dei punti di vista. Per parafrasare Céline, bisognerebbe rivalutare il fatto di avere torto.   

  

© ENRICO MATTIOLI 2014



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