Emergenza idrica


Unknown


Sono nato, cresciuto e vivo a Roma. È la prima volta in vita mia che sento parlare di emergenza idrica e razionamento dell’acqua. Questioni legate al terzo mondo, pensavamo tutti. Ora non più, indipendentemente dalle scelte che seguiranno.

Ogni evento porta i suoi eccessi: col caldo crescono l’emergenza incendi e la siccità, con la pioggia, esondazioni e alluvioni. Il problema ambientale è quanto mai imprescindibile, oggi. La questione centrale, invece, resta sempre il rapporto dell’uomo con la terra, gli interessi che lo muovono e il riscaldamento globale.

Sì, d’accordo, dice qualcuno, la solita retorica. Non si possono boicottare il sistema e l’economia moderna, ma per me è lo stesso parametro che muove i moralismi riguardo alla chirurgia estetica o una questione più seria come il sesso biologico e l’identità: se non si dovrebbe andare contro la propria natura, perché non usare la stessa equazione riguardo agli equilibri del pianeta?

Certi principi cambiano secondo la convenienza e la morale pubblica.

Il ministro dell’Ambiente dichiara: E' inaccettabile che dei trecento miliardi di metri cubi d'acqua che in Italia piovono ogni anno, riusciamo a captarne solo l'undici per cento. La pianificazione ambientale non può in alcun modo essere vista in maniera distinta da quella del servizio idrico integrato.

Diranno che in realtà non esiste alcuna noncuranza ambientale e che nessuno risulta inadempiente: è il clima che è incoerente! 

All’elettore non resta che lanciare accuse generiche come quando si trattava della pioggia: belli i tempi del piove, governo ladro. È il tramonto della società dei magnaccioni, allungare il vino con l’acqua era un affronto che si lavava senza regolare il conto: ma che c’importa, se l’oste nel vino c’ha messo l’acqua? Noi allora non paghiamo.

Oggi pagheremmo eccome. Chi l’avrebbe mai detto? 

 

 

© ENRICO MATTIOLI 2017 




© Enrico Mattioli 2017