Elogio della stanchezza


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Siamo pianeti fuori dalla propria orbita, viviamo in sepolcri dove lasciamo foto che ogni tanto cambiano, segniamo date e ricorrenze, inviamo messaggi che ogni tanto qualcuno legge ma anche baciamo il culo a un falso amante che vuole fotterci. E abbiamo amici, qualcuno i migliori, qualcun altro quelli che si merita, e piacciamo, votiamo, esprimiamo, oggi siamo glamour e domani saremo dimenticati, comunque, testimoni di un pubblico delirio.

Avevo proprio bisogno di stancarmi, io che sono di mezza via e ormai cronicamente stanco. La fatica porta via tutte le solfe, se non sempre, almeno qualche volta. Mi serviva di sgrassare il calendario e fermare la mente, perdermi in una bottiglia per ritrovarmi nella noia. Dovevo organizzare la mia confusione, svuotare il mio niente. 

Io non capisco più quando arriva la primavera e dove comincia l’estate, non riconosco alcuna estremità. Sono sospeso e trovo in questo stato l’equilibrio. Puoi chiamarlo postura, gravità, assetto, ma capisci che è così che fu ed è così che sarà. Privo di consapevolezza sulla propria condizione, fuori dallo spazio, dal tempo e dalla sostanza, esisti ugualmente. È solo la stanchezza dell’assente, quella di chi manca seppur presente. 

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© ENRICO MATTIOLI 2017 



© Enrico Mattioli 2017