Elogio del silenzio


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Occuparmi delle mie faccende è impegno gravoso. Aprire gli occhi la mattina, respirare, muovere gli arti, sono tutti atti che richiedono allenamento. Non scherzo. È necessario movimentare la propria vita nonostante gli ostacoli che la tengono bloccata. È imprescindibile mettere ordine a una sistematica confusione. Molto più che le frontiere, sembra complicato superare i confini della propria mente.

Circa un anno fa o forse più, pubblicai un post dal titolo Uno scrittore dovrebbe scrivere poco, meglio se nulla. Beh, sono in equilibrio sulla virgola di quell’adagio: produco poco o nulla. Scrivo post se ho qualcosa da dire e pubblicarne di radi, conferma l’inaridimento. O forse no. È così letale starsene zitti? 

Mi sono isolato dalla vita o presunta tale, dagli amici, dalla fuffa in genere. Motivi personali o crisi interiore fa lo stesso. Casualmente mi giungono notizie sulle esistenze altrui e mi rendo conto che nessuno va realmente avanti. Il tirare innanzi, è un luogo comune senza scadenza. Non è un bene, intendo che la vita si muove, il tempo scorre ma noi non andiamo da nessuna parte. Gli eventi fanno il proprio corso, noi assistiamo. Ci lasciamo vivere mentre crediamo di esistere. E la terra trema, si squarcia sotto le nostre estremità, siamo attaccati a un muro che sta cedendo mentre anche il fondo apre le sue viscere. Diamo per scontate troppe cose pensando che ci spettino.

Stiamo andando verso un’era in cui la democrazia sarà considerata un pericolo per il potere e questo, pur se con modi articolati e impercettibili, cancellerà la sovranità popolare. Ma poi, verrà anche un tempo in cui giornali e televisioni saranno obsoleti, come lo sono oggi i libri pubblicati. Tutto quello che è facile da comprendere sarà ingarbugliato affinché non si comprenda.

L’amore non è una cosa importante ma te lo hanno fatto credere. Quello che sarà logico verrà (è già) definito buonismo finto. Conflitti, catastrofi naturali, agiranno come una scure sulla nostra psiche e gli scemi del villaggio danzeranno sulle macerie.

Pure il calcio (forse) avrà meno attenzioni e non ci sarà più oppio per il popolo e la gente, concluso (giustamente o sbagliatamente) che una politica di conservazione non serve, quella politica sviluppata sul gioco dell’interpretazione, e la gente - dicevo - stanca dei pinocchi quanto degli scalda poltrone, degli scorreggioni e delle fatine, abbatterà palchi e balconi, gettando gli oratori in pasto all’altra gente. Unica sovrana, sarà la confusione a regnare su quel che resterà. Sarà il trionfo del niente.

Non è certo per terminare con una speranza forzata, che scrivo di elevare il silenzio e il distacco come soluzioni. Credo proprio che concentrarsi su quegli atti quotidiani cui facevo riferimento all’inizio, aprire gli occhi dopo aver dormito, respirare e muovere gli arti e svuotare la mente, siano proprio come ricominciare da zero. E non c’è nulla di impossibile in questo. Semplicemente, non entrerà nessuno a tormentare un riposo.    

 

 © ENRICO MATTIOLI 2016 


  


© Enrico Mattioli 2017