Cavaliere nella tempesta


Jim-Morrison


Sono sempre stato un immaturo cronico, in bilico tra gli ingranaggi del tempo che passa, il fisico che inesorabile sfiorisce e l’ambiente intorno che giudica le mie mosse.

 

Chi sono veramente?

Che cosa lascio trasparire e cosa nascondo?

Come mi vedono gli altri?

Chi vorrei essere?

 

Dilemmi. Nella mia vita, il caso più gravoso è vivere la vita stessa e la mancanza di una certa praticità. Chiedetemi di dipingere il più bel quadro immaginario (perché concretamente non ne sarei capace) raffigurante l’intera umanità, ma non di piantare un chiodo per appendere quel quadro.  

A volte mi sono sentito un incapace caparbio e un fallito di belle speranze, il fatto che mi era fatto notare m’irritava perché era come mettere un coltello nelle mie piaghe.

Il giudizio degli altri è una violazione intima che tu non ricordi di aver concesso, pure se spesso è ragionevole e ponderato. Non è confortante essere tratteggiati a canzonella perché è come prendersi gioco delle sofferenze e dei problemi del prossimo; anche, è un gioco utile per non concentrarsi sulla propria vita.  

 

Il mio reale me stesso continua a latitare, il mio ego spadroneggia e bivacca, il mio inconscio guida la macchina.

Partirei alla conquista di altre dimensioni e di nuove possibilità, se solo sapessi alzarmi dal suolo. Il corpo, l’ambiente e il tempo, continuano a dominarmi e a tenermi nella modalità di sopravvivenza.

Resterò seduto sulla riva del mare ad aspettare l’onda da cavalcare, oppure mi troverai sdraiato su questa nuda terra a percepire un soffio di vento e ad afferrarlo.

Arriverà il sereno e potrei farcela, come un cavaliere che ha attraversato una tempesta.  


 

 © ENRICO MATTIOLI 2017

 

 

 



© Enrico Mattioli 2017