Profili velenosi



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Una palude si bonifica con l’unione di tutti, ma spesso la miseria intima porta a pensare solo a se stessi e la vita diventa una gara a chi si allontana dallo stagno.

Quello della felicità personale è un concetto che dovrebbe essere legato anche alla felicità altrui, ma quando questa non si raggiunge, qualcuno si accontenta che gli altri perdano la propria. Non intendo riferirmi alla felicità assoluta, il cui raggiungimento è complicato per chiunque, ma alla tranquillità quotidiana e alla serenità. 

Ci sono persone che cascano nella tua vita, s’infilano in una crepa che hai lasciato incustodita e bivaccano ossigenando i tuoi disagi. Un persistente malessere ti tiene legato a queste persone ma esse non sono in grado di risolvere i tuoi problemi, anzi, si limiteranno a manipolarti. Non si tratta di essere ingenui: costoro hanno analizzato la tua indole, si sono insinuati amorevolmente, ti hanno coinvolto in una partita che tu non sapevi di giocare.  

Sono professionisti dell’arte di arrangiarsi e vivono di dipendenze bilaterali. Impegnati di continuo a ridefinire un’identità, richiedono nuove conoscenze che non possano confutare i racconti sul loro passato. Storie di eroi (o eroine) e gente integerrima; persone obbligate dagli eventi a compiere scelte, millantano libertà decisionale; chi, costretto a fuggire, racconta di essere partito; e poi, viaggiatori di terra, di mare e di aria, qualcuno è stato perfino sulla luna. Ovviamente, tendono col tempo ad allontanarsi da relazioni amicali o sentimentali che possano discutere l’immagine che essi hanno di loro stessi.  

Com’è possibile che esistano davvero persone così abili? Ne esistono più di quanto si possa pensare, ma la loro non è abilità: è più facile distruggere che creare. Non sono stati in grado di realizzare un granché se non con l’imbroglio, e non accettano le passioni, gli ideali, l’autostima degli altri. Attraverso una pianificazione crudele, annientare diventerà il loro obiettivo.

L’ego è un bambino molto fragile, viziato, imbroglione, che va nutrito in ogni momento e con ogni mezzo. Da vocabolario scopriamo che lui, l’ego (o io), è una forma mentale organizzata a gestire i rapporti con la realtà esterna e interna. Nel momento in cui entra in contatto con la realtà o con l’altro, questi, l’ego, deve reagire, replicare, fare qualcosa e può farla solo per quanto e per com’è stato nutrito. A volte impazzisce e va in tilt, è talmente perverso da rifiutare aiuti e talmente bugiardo da negare addebiti. Ha bisogno di assistenza ma offre la sua consulenza e se ne va in giro pericolosamente per il mondo. Può essere chiunque, la tua migliore amica o tuo marito, il tuo datore di lavoro o un avvocato, un medico, un operaio o un sacerdote. Un capo di Stato. Maggiori saranno le sue responsabilità nella società, maggiore sarà il grado d’influenza sull’altro anche se la deontologia professionale può agire da argine: dove l’ego fa più danno è nella sfera personale.

Sono tutte cose della vita e occorre imparare a nuotare. Spesso ho trattato della percezione errata della comicità. Si vede sempre l’altro e mai se stessi. Cambiando il punto di ricezione, resteremmo attoniti, senza sorridere.



  © ENRICO MATTIOLI 2017




© Enrico Mattioli 2017