Mantenere viva l'imperfezione


La tecnologia dovrebbe salvare l'essere umano non penalizzarlo. Non si dovrebbe lavorare la domenica, oppure lavorare tutti, ma proprio tutti. Eppure non si può, non è previsto, perché per una categoria che lavora (che produce), ne occorre una che consumi (che compri).

Ci sono le macchinette per il caffè e quelle per le sigarette, quelle per le merendine e quelle per i profilattici. Ma non ci sono quelle per lo scatolame vario (tonno, fagioli, passate, bibite, birra, detersivi e carta igienica), affinchè i supermercati restino chiusi nel settimo giorno o meglio, che il personale riposi. 

No, perché allora l'imprenditore direbbe che se si può far restare a casa un dipendente la domenica e utilizzare la TECNOLOGIA (una macchinetta, nemmeno stessimo trattando d'una navicella della NASA), quindi risparmiando sui costi del personale, allora si può farlo anche per il resto dei giorni. 

Insomma, Lennon era veramente un sognatore, un illuso, altro che immaginare la gente vivere la propria vita in pace: siamo al servizio della tecnologia e non viceversa, e qualsiasi sacrosanto diritto cadrà sempre sotto le logiche del profitto. Ed è bene fermarsi qui, perché poi, dirà qualcuno, li conosco io a quelli come te: si fa presto a passare da Lennon a Lenin, basta cambiare una vocale e tagliare una consonante. E mica si tratta d'una consonante qualsiasi, ma della maledetta ENNE, nasale e occlusiva e io direi anche un pò iatale. Eh, caro Vladimir (o devo chiamarti John?), il tuo mezzobusto servirebbe solo per annunciare il palinsesto di RAI TRE oppure a recitare il Capitale (citando l'autore, s'intende, mica starete qui a farvi sgarbi tra di voi), più o meno come Gasmann recitava il menù di pranzo. 

Non c'è più nulla che ci scuota. A parte l'eversione da social network (ahi ahi ahi, la tecnologia perseverante). Azioni e reazioni col sottile scopo di trattare d'ogni cosa, tranne che di politica. Hanno fatto di tutto per rinchiuderci. Prima lo stadio. Poi, il centro commerciale. Infine, internet. Almeno, non ci sentiranno più scorreggiare. Ecco il punto: forse, occorrerebbe tornare a emettere peti all'aria aperta o in mezzo alla gente per sentirsi veramente vivi. 

Insomma, pure la violenza non è più quella di una volta.

E' il mondo com'è stato concepito. Qualcuno mi dice che quando un sistema cade in pezzi, è inutile menarla con l'arte. L'arte, che in un vago passato (oppure un passato che non c'è mai stato) risvegliava coscienze sonnacchiose, ne è rimasta imprigionata. Il libro, la recitazione, la musica, devono dare una rendita, altrimenti, raus, kaputt, insomma: hai chiuso. 

Alle fronde dei deskpot anche i nostri mouse restano appesi. Mantenere viva l'imperfezione, è l'unica salvezza.



Nessuna deontologia professionale. Dice che la deontologia (o codice etico) sarebbe un insieme di comportamenti che regolano una professione. E' inutile farla tanto lunga sulle professioni che dimostrano l'esatto contrario, anche perché bastano pochi esempi per macchiare intere categorie. 

La comunicazione (il trasferimento o flusso di informazioni), è il denomitatore comune che lega molti settori, per non dire tutti. 

Ora: la comunicazione sembra un gioco per bambini fabbricato senza alcuna prevenzione o accorgimento e i fattori che la regolano sono la strumentalizzazione e la malafede. 

La notizia nasce da un fatto e nel momento in cui viene concepita diventa come un vaso o una scultura da plasmare. Plasmare, è la parola chiave e non c'è nulla di artistico. La notizia può essere dilatata o diluita, lasciata a riposare (lievitare) per tempi migliori, occultata o anche inventata dal nulla. 

Revisioni e negazioni sono lì a testimoniarlo. Insomma perfino la storia, cioè quel che un tempo fu l'attuale, è passibile di riforma o di restauro; di manutenzione o per meglio scrivere, di lifting. 

Le notizie possono essere di disturbo e servono a distogliere l'attenzione, più o meno come una finta in dribbling di Messi. Ci sono le notizie sonda o palpative, che servono a tastare le reazioni della massa. 

A volte vengono fatte tormento, cavalcate per un certo periodo di tempo per uno scopo utile o futile, ma che serve a nascondere una falla. 

Infine ci sono le notizie professionali, quelle cioè che occorrono per mantenere in equilibrio questa sfera che è la terra. Se ne fa largo uso in politica e nello sport, così come in finanza e in economia. Ecco, qui se non è opportuno parlare di arte, credo si possa trattare di patologia. La notizia interpretata, divulgata secondo la propria ottica e recepita o somatizzata nella stessa maniera.

A parte il mio umorismo da quattro soldi, i fatti rappresentano ormai un capitale che fa lavorare tanta gente e chi riesce a manipolare o a eccellere nel mestiere di plasmarli, è padrone del mondo.

E' saggio chi non combina molto per tutta la vita ed è perdente l'eroe di oggi perché domani potrebbe essere martire o aguzzino. 

Mi viene da sorridere quando, riguardo ai fenomeni dei social network, si usa il termine virtuale, cioè simulato. 


C'è ancora qualcosa di autentico e non alienante? 

Tutta la mia vita, forse, nemmeno esiste. Qualcuno sostiene che lo sbarco sulla luna non sia mai accaduto. Probabile che non ci sia nemmeno la luna in questo sistema. Solo un brutto sogno o un film di pessima fattura. O suggestioni popolari. 

Non mangiate pesante, la sera. E se entrate in un incubo, beveteci su che può aiutare a schiarirvi le idee. Non starò qui a dire se è più acida questa esistenza o un allucinogeno. Fate un pò voi.


DJ Mattioli vi liscia la barba con Communication breakdown dei Led Zep. 

Saluti

   


 © ENRICO MATTIOLI 2014  



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