L'importanza del piano B


C’era un tempo in cui le risposte soffiavano nel vento ma oggi le stagioni hanno perso il sincrono e pure l’aria è fabbricata da macchine refrigeranti.

La natura non è più, questo è il solo dato incontrovertibile. A nulla servono movimenti e traiettorie. Davvero è inutile affannarsi, ma è anche necessario.  

Come quando sei nel traffico e non ne esci perché non hai studiato un altro percorso. Come quando chiude un giornale e non sai se schierarti con chi pensa che se in pochi lo leggono, è giusto che chiuda perché, anche, è stato un rubinetto aperto per anni; oppure, stare dalla parte di coloro i quali sostengono che la chiusura significa tagliare definitivamente i legami con la storia e con i suoi padri nobili e forse, bisognerebbe, bisognava, fare qualcosa.  

È come quando porti la tua vecchia macchina allo sfascio, quella della giovinezza, quando sulla sua carrozzeria sei arrivato in capo al mondo e hai tanti, troppi, cari ricordi da conservare. 

È quando chiude una piccola libreria in un quartiere popolare ma che però, ah, si vuole rendere alternativo, chic, finto qualcosa. Proprio come quei libri che non vendono perché non si leggono o che non si leggono perché non vendono, che è anche peggio e di male in male, aggiungiamo anche e soprattutto quei libri che non vendono perché nessuno ne conosce l'esistenza; oppure quelli che vendono perché sono a metà tra il prodotto di laboratorio e la formula matematica e poi hanno dalla loro parte la famosa maggioranza adulatrice affabulata dagli uffici marketing, maggioranza alla quale qualcuno farà prontamente notare di essere stata offesa dalla definizione errata affabulata anziché dall'azione di incantesimo operata dalla réclame. 

Ed è anche come se fosse necessario aprire un dibattito sulle differenze tra editori e commercianti di genere, e sostenere che il secondo si occupa e preoccupa solo della vendita della merce (pure se asserisce il contrario) mentre il lavoro del primo è volto anche a diffondere la lettura del libro - oltre alla vendita - perché dopotutto non è mica uno sprovveduto. Ed è qui che si gioca la partita, perché vendere un libro non significa che l'opera verrà letta, almeno fintanto che il tomo verrà considerato un gadget da tenere in bella vista su una scrivania o in qualsiasi altra piattaforma abbastanza visibile. Mentre al contrario, un'opera letta non fa certo alzare le percentuali di vendita fintanto che venga prestata o acquisita su una bancarella dell'usato, perché appunto, acquistata due volte oppure scaricata via web.

È come quando pensi che non accadrà mai e invece, ahimè, accade, anzi, sta accadendo e tu non te ne accorgi.

E' tale al momento in cui senti parlare dell'amore come di un'esperienza, come se si trattasse di un curriculum vitae da esporre o che al limite ti preservi dal soffrire, salvo poi essere smentiti dalla successiva… esperienza.   

È la difficoltà dell’adeguarsi alla legge del più forte o alla volontà di chi comanda, oppure, semplicemente, ai tempi e alle cose che cambiano e tu capisci di essere fuori e la vita che scorre non ti appartiene, perché le minoranze si condannano da sole, non è certo questa la società che tutela le riserve e i ghetti sociali, al più, per quando paradossale può sembrare, è la società delle maggioranze e dei pochi (intesi come gestori), dove i primi servono, inconsapevolmente o meno, ai secondi e questi ultimi, la storia lo dice a chiare lettere, rispondono a quello che viene definito il terzo sesso. Ed è come quando la febbre ti fa vaneggiare, dissociare da quello che dichiari e da quello che effettivamente riesci a compiere. E chi assiste, deve per forza schierarsi, alimentare il dibattito. Chiunque affianchi o dichiari il suo favore a una gestione è a suo modo, reazionario. Tutti i rivoluzionari, presto o tardi, lo diventano. Tranne pochi, che però generano e nutrono utopie, vivendo la propria breve vita nei soffi dei ricordi e della storia. La quale (la storia), è sotto revisione costante e succube di flussi interpretativi.     

È come guardare un film in una lingua sconosciuta e senza sottotitoli.

Sono i margini che si restringono, come quelli di un foglio virtuale, uguale a quello da cui sto scrivendo.

Tutto passa, finisce e poi si ricicla. Solo le guerre, per quanto retorico possa essere, non finiscono mai. E anche l’importanza di un piano B, appare vana. 



© ENRICO MATTIOLI 2014



© Enrico Mattioli 2017