Le mezze stagioni non sono mai esistite


Per Papa Gregorio la regressione dell’equinozio di primavera avrebbe portato a festeggiare la Pasqua in estate. Oggi, a metà ottobre, è possibile trovare nei negozi panettoni e spumanti, torroni e pandori, cotechini e zamponi; a febbraio, uova di Pasqua e colombe farcite. Emerge, quindi, un dato nuovo: le mezze stagioni non sono mai esistite.

Un luogo comune, una faccenda che si perde nel tempo, ma se nel 1500 quest’aspetto era dovuto alle imprecisioni del calendario giuliano, ai nostri giorni la questione infittisce: un complotto consumistico che influenza madre natura o quest’ultima impazzisce per proprio conto e un processo produttivo al collasso sfrutta la sua condizione di menopausa? 

Se consideriamo anche le bollette telefoniche a ventotto giorni, che di rivoluzionario hanno nulla se non aggiungere un mese di pagamenti, il sospetto della cospirazione ai danni dei consumatori diventa tutt’altro che una banale ipotesi popolare: e se qualcuno, all’insaputa di tutti, avesse sostituito le riforme del 1582 e riadottato il calendario giuliano al posto del gregoriano?

In realtà è come prendere febbraio (il mese più anomalo) e farne il denominatore comune del calendario. Si scava tra gli anfratti del tempo un po’ come si raschia nel fondo del barile.  Questo concetto è sempre stato al centro del mio pensiero. Pensavo che annullare il tempo (l’unica cosa che non è possibile fermare, inesorabile e indifferente a ogni fenomeno dell’esistenza), sarebbe stata l’utopia più grande, laddove, in un mio personale universo, le utopie erano realizzabili. In quel mio universo, il tempo è modificabile solo dai musicisti, gli unici ad avere il diritto di metterci le mani perché lo sentono e lo amano come nessuno.

Nella meditazione, il tempo è considerato parte della Grande Triade (insieme al corpo e all’ambiente esterno) ed è un fattore da superare, trascendere, per arrivare a essere soltanto pura coscienza. Trascendere la Grande Triade significa pensare più in grande della Grande Triade. Giovanna d’Arco, Gandhi o Mandela, non si sono fermati a quella che era la propria realtà ma con la forza delle loro idee hanno superato le condizioni di quel momento senza preoccuparsi di quanto avrebbero impiegato a realizzarle e né delle ripercussioni che i propri convincimenti avrebbero avuto su loro stessi.

Il tempo è un elemento che va trattato da chi ne ha pratica e non accetta mercificazioni. Il tempo punisce e si difende da sé.



  © ENRICO MATTIOLI 2017



© Enrico Mattioli 2017